Chi
fece parte nella loggia segreta Propaganda 2, in breve P2?
Vi
furono parlamentari (tra cui Pietro Longo che sarà Ministro delle
Finanze nel 1º Governo Craxi), giornalisti, alti gradi delle forze
armate, funzionari dello Stato (soprattutto Ministero del Tesoro e
delle Finanze), dirigenti dei servizi segreti, magistrati,
imprenditori, banchieri, editori e Berlusconi (tessera 1816).
Lo
scopo della P2 di Licio Gelli era di frenare l'avanzata del PCI di
Berlinguer. E a tal fine grande importanza era assegnata
all'informazione. Occorreva, in un primo tempo, individuare 3 o 4
giornalisti per ogni mezzo di informazione su cui puntare. Questi
dovevano fungere da “Cavalli di Troia” per spostare simpatie
verso politici piduisti. In un secondo tempo occorreva impadronirsi
dei mezzi di comunicazione più influenti. Particolare attenzione
andava alla Rai TV che andava dissolta in nome della libertà di
antenna. Essa andrà sostituita da altre TV che dovranno entrare casa
per casa ad influenzare l'italiano medio.
È
interessante notare che il Piano di Gelli contiene un diretto
riconoscimento a Berlusconi quando afferma che è necessario cambiare
anche modello edilizio attraverso città satellite in modo da poter
controllare meglio l'italiano medio.
Nel
1981 scoppiò lo scandalo P2 e Berlusconi tentò di minimizzare la
sua appartenenza a tale entità segreta ma riuscì solo a prendersi
una condanna per falsa testimonianza. Sono le banche gestite dalla P2
che forniscono capitali a Berlusconi "al di là di ogni merito
creditizio". Da ambienti piduisti Berlusconi acquista “Sorrisi
e Canzoni TV”, il più diffuso settimanale italiano.
La
P2 verrà sciolta perché “ritenuta una associazione a delinquere”
(Sandro Pertini). Gelli diventerà latitante in Svizzera. Si scoprirà
in seguito che la P2 risulta coinvolta in numerose inchieste
giudiziarie relative a stragi, attentati, omicidi politici,
corruttele. Solo Berlusconi nel 1988 avrà il coraggio di affermare:
"Sono sempre in curiosa attesa di conoscere quali fatti o
misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli...".
L'iscrizione
di Berlusconi alla loggia massonica P2 avviene il 26 gennaio 1978
nella sede di Via dei Condotti a Roma, all'ultimo piano del palazzo
che ospita il gioielliere Bulgari insieme a Roberto Gervaso;la
tessera è la n. 1816, codice E. 19.78, gruppo 17, fascicolo 0625,
come risulta dai documenti e dalle ricevute sequestrate ai capi della
loggia. Berlusconi ha negato la sua partecipazione alla P2, ma ha
ammesso in tribunale di essere stato iscritto.
Nell'autunno
del 1988(nel corso di un processo contro due giornalisti accusati di
averlo diffamato celebrato dal tribunale di Verona), Berlusconi
dichiarò: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2,
ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. [...] Non ho
mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata chiesta».
Per
tali dichiarazioni il pretore di Verona, Gabriele Nigro ha avviato
nei confronti di Berlusconi un procedimento per falsa testimonianza.
Al termine il magistrato veronese ha prosciolto in istruttoria
l'imprenditore perché il fatto non costituisce reato. Il sostituto
procuratore generale Stefano Dragone ha però successivamente
impugnato il proscioglimento e la Corte d'appello di Venezia ha
avviato un nuovo procedimento in esito al quale ha stabilito che
«Berlusconi, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua
qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso» ma che «il
reato attribuito all'imputato va dichiarato estinto per intervenuta
amnistia».
Successivamente
dichiarò: "Non sono mai stato piduista, mi mandarono la tessera
e io la rispedii subito al mittente: comunque i tribunali hanno
stabilito che gli iscritti alla P2 non commisero alcun reato, e
quindi essere stato piduista non è titolo di demerito". In
altra occasione, ha affermato che la P2 "per la verità allora
appariva come una normalissima associazione, come se fosse un Rotary,
un Lions, e non c'erano motivi, per quello che se ne sapeva, per
pensare che la cosa fosse diversa. Io resistetti molto a dare la mia
adesione, e poi lo feci perché Gervaso insistette particolarmente
dicendomi di rendere una cortesia personale a lui".
Secondo
le risultanze della Commissione parlamentare d'inchiesta “Anselmi”,
la loggia massonica era "eversiva". Essa fu sciolta con
un'apposita legge, la n. 17 del 25 gennaio 1982.
La
P2 era "un'organizzazione che mirava a prendere il possesso
delle leve del potere in Italia attraverso il «piano di rinascita
democratica», un elaborato a mezza via tra un manifesto e uno
«studio di fattibilità». Conteneva una sorta di ruolino di marcia
per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave
dello Stato, indicazioni per l'avvio di opere di selezionato
proselitismo e anche un preventivo dei costi per l'acquisizione delle
funzioni vitali del potere". Il Piano programmava la
dissoluzione dei partiti e la costruzione di due poli organizzati in
club territoriali e settoriali; tendeva al monopolio
dell'informazione, al controllo della banche, alla Repubblica
presidenziale e al controllo della magistratura da parte del potere
politico.
Secondo
il fondatore della P2 Licio Gelli, Berlusconi "ha preso il
nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto". Anche il
vescovo di Ivrea, Luigi Bettazzi rimprovera al primo governo
Berlusconi, al momento della sua caduta (1995), di essere
"l'attuazione fatta e programmata da Berlusconi del Piano di
rinascita democratica proposto dalla Loggia P2 già nel 1976".
A
partire dal 1985, gli archivi di Gelli testimoniano l'intervento
della P2 nell'acquisizione da parte di Berlusconi dell'allora più
diffuso settimanale popolare italiano, “TV Sorrisi e Canzoni” .
La transazione, se vista come una delle tante compiute all'interno
della stessa intricata ragnatela di imprese legate al sistema
creditizio vaticano, risulta quasi solo un passaggio di consegna per
la realizzazione del programma. È il giugno del 1983 quando la
consociata all'estero Ambrosiano Group Banco Comercial di Managua
cede a Berlusconi il 52% del pacchetto azionario della rivista. A
interessarsi dell'affare sono i finanzieri Roberto Calvi e Umberto
Ortolani.
A
seguito della presentazione delle conclusioni della Commissione
parlamentare d'inchiesta sulla P2, la loggia fu sciolta per legge in
ragione dei «fini eversivi» che si prefiggeva. Gelli fu condannato
e arrestato, benché al riguardo ancora nel 1988 Berlusconi
dichiarasse al “Corriere della Sera” di essere «sempre in
curiosa attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano
effettivamente addebitati a Licio Gelli».
Al
momento del suo ingresso ufficiale in politica (1993), Berlusconi
presentò un partito la cui struttura e programma parvero ad alcuni
simili a quelle prefigurate nel disegno eversivo della P2: «Club
dove siano rappresentati... operatori imprenditoriali, esponenti
delle professioni liberali, pubblici amministratori» e solo
«pochissimi e selezionati» politici di professione.
Il
25 gennaio 2006 la maggioranza parlamentare guidata da Berlusconi,
nell'ambito della riforma dei reati d'opinione, approvò una modifica
dell'articolo 283 del Codice Penale sulla base del quale era stata
ritenuta illecita la P2, riducendo la reclusione minima da 12 a 5
anni e ritenendo necessari degli atti violenti.
Il
testo precedente era questo:
“«Chiunque
commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la
forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento
costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore
a dodici anni.
(Articolo
283 c.p. prima della novella legislativa del 2006)
il
testo modificato è invece il seguente:
“Chiunque,
con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la
Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la
reclusione non inferiore a cinque anni.”
(Articolo
283 c.p. dopo la novella legislativa del 2006)
Da wikipedia e fisicamente.net
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