domenica 29 settembre 2013

Crisi Italia, in 8 mesi 50mila aziende chiuse


Crisi. Italia al collasso, in 8 mesi 50mila aziende chiuseL'Italia della crisi continua a riservare pessime sorprese.
A lanciare l'ennesimo allarme, questa volta, è stata Confesercenti, la quale ha reso noto come nei primi otto mesi di quest'anno abbiano chiuso oltre 50mila aziende impegnate nei settori del commercio e del turismo. Di questo passo, avvisa l'associazione, entro l'anno prossimo, il numero delle imprese che saranno costrette a chiudere i battenti salirà a 90mila. Unica nota positiva nell'istantanea offerta è la crescita delle attività online, con un aumento di 2000 nuovi esercizi.


Quest'ultimo dato, sottolinea la Cofesercenti, è la dimostrazione di come gli italiani non vogliano cedere alla crisi: “La disoccupazione giovanile morde, ma i giovani non si arrendono e per crearsi un posto di lavoro diventano imprenditori", si legge nel comunicato diffuso. "Nel primo semestre del 2013, 4 nuove attività su 10 di commercio e turismo sono state avviate da under 35."
"I dati dell’Osservatorio Confesercenti confermano", si legge ancora: "i settori del commercio, dell’alloggio e della ristorazione turismo si confermano nel loro ruolo di shock absorber della disoccupazione, e di quella giovanile e femminile (le due fasce sociali più sotto occupate) in particolare”.
Il problema, secondo l'associazione è la strategia basata su“liberalizzazioni", la quale "sta cambiando radicalmente il volto delle città, trasformando le vie dello shopping tristi rassegne di saracinesche abbassate e di negozi in affitto." Inoltre, "la liberalizzazione  degli orari di apertura non ha nemmeno sortito gli effetti previsti dal legislatore: non ha infatti aumentato i consumi che nel 2012, primo anno di applicazione del nuovo regime, sono crollati del 4,3%, cui si aggiungerà un’ulteriore flessione del 2% nel 2013"
E ancora: "Ll’intervento non ha – come pure era stato sostenuto – adeguato l’Italia alle normative europee." Secondo le rilevazioni della Confesercenti, infatti, "nessuno dei più importanti Paesi della Ue ha un regime liberalizzatoquanto il nostro."
Per questo l'associazione ha raccolto 150mila firme, il cui fine è cambiare il provvedimento: "il nostro auspicio è che Governo, Parlamento e forze politiche prendano atto della gravità della situazione del commercio e degli effetti esiziali – in termini di imprese e di lavoro – che l’eccesso di liberalizzazioni sta avendo su di esso"

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