Il piano di salvataggio varato per Cipro lascia intravedere conseguenze fosche e analogie per un futuro scenario italiano.
L’accordo tra Eurogruppo, Fmi ed il governo di Nicosia prevede un sostegno di 10 miliardi di euro a fronte di un prelievo forzoso su tutti i conti correnti bancari accesi nell’isola. Il 18 marzo a Cipro è festa nazionale e le banche riapriranno solamente il 19 ed i risparmiatori ciprioti si troveranno alleggeriti del 6,75% delle somme depositate presso gli istituti di credito, percentuale che sale al 9,90 se il deposito supera i 100mila euro.
Quale fiducia rimane nel sistema euro e quali analogie possono esserci con il nostro Paese?
Cipro è una nazione che produce un Pil pari a 17 miliardi di euro, a fronte di un notevole indebitamento interno ed estero, però con una liquidità depositata presso gli sportelli bancari per circa 60 miliardi di euro, oltre 4 volte il prodotto interno lordo e patrimoni per 160 miliardi di euro.
Una cifra enorme se si pensa alla ridotta attività economica della piccola isola, ma anche a questo fenomeno esiste una spiegazione: i risparmi sono in gran parte riconducibili a società estere soprattutto inglesi e russe, si stima circa la metà di questa ricchezza.
Cipro non è un paradiso fiscale, tantomeno uno stato-canaglia, ma persegue una politica di riservatezza.
Torniamo agli accordi troika-Nicosia, il piano di aiuti prevedeva all’origine 17 miliardi di euro, ridotti a 10, i rimanenti 7 evidentemente l’Unione Europea si aspetta vengano prelevati dai conti dei risparmiatori ciprioti, piuttosto che stranieri, ma correntisti di banche cipriote,
In questo modo, fedele alla propria filosofia, l’Ue salverebbe gli azionisti degli istituti di credito, colpendo la gente comune, oltre ai depositari esteri, salvaguardando gli azionisti delle banche indebitate e gli speculatori.
Ma veniamo alla posizione dell’Italia.
Atene ha ricevuto finora 240 miliardi di euro di prestiti a fronte di un taglio di valore sul capitale pari a circa 100 miliardi. L'Irlanda ha avuto un piano di salvataggio di poco meno di 70 miliardi di euro. Il Portogallo ha ricevuto 78 miliardi, la Spagna circa 40.
Ogni Paese coinvolto da un'operazione di aiuto ha dovuto subire un allentamento della propria sovranità, cedendo di fatto i poteri decisionali a strutture e istituzioni extra-nazionali. In tutti queste nazioni è in atto un più o meno forte programma di riduzione dei salari, delle pensioni e del welfare, oltre alla dismissione di società pubbliche in favore di capitali stranieri.
Per quanto riguarda il nostro Paese, è significativo che Fitch abbia ripreso a declassare l’Italia, lo stallo e l’incertezza politica non giovano e senza un governo credibile, in grado di attuare le riforme, la situazione si potrebbe maledettamente complicare.
E a quel punto interverrebbero i solerti funzionari europei e toccherebbe a noi.
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