In Lombardia la legge sulla violenza contro le donne resta senza finanziamenti.Nonostante il clamore suscitato dai recenti episodi di cronaca e nonostante il femminicidio sia finalmente diventato un argomento dibattuto, Regione Lombardia ha scelto di non stanziare alcun finanziamento specifico, a sostegno delle legge recentemente approvata. Ammonta a 22,7 miliardi di euro la manovra finanziaria votata dal Consiglio regionale a maggioranza Pdl-Lega per il 2013.
Diciassette dei quali (17,4 per la precisione) destinati per la spesa sanitaria. Una manovra che la giunta uscente ha potuto redigere solo per capitoli di spesa e perché considerata "atto indifferibile e urgente".
Così chiunque si troverà a governare dopo le elezioni, avrà a disposizione 60 milioni per l'ammodernamento delle tecnologie sanitarie nelle strutture pubbliche; 43,7 milioni per la dote buono scuola (un tema caro alla destra e a Formigoni); meno del doppio (79,8 milioni) per la cultura; 7 milioni per il sostegno alla natalità (altro tema caro alla giunta uscente) e perfino 3 milioni e 200 mila euro per l'assistenza ai detenuti.
Ma per la legge sulla violenza contro le donne non è stato accolto l'emendamento presentato da Sara Valmaggi, per il Pd, e da Chiara Cremonesi, di Sel,, che chiedeva di mettere a bilancio due milioni di euro, per finanziarne l'applicazione. Tali fondi sono genericamente inglobati nei 70 milioni di euro stanziati per interventi in campo socio- assistenziale e alla nuova maggioranza spetterà decidere come ripartirli.
Ultima fra le regioni italiane ad approvare una legge in difesa delle donne, la Lombardia continua a scontare un pesante ritardo. Il provvedimento è passato, con voto bipartisan, solo nel giugno scorso, anche grazie alla presentazione di diecimila firme raccolte tra i cittadini dalla Rete dei Centri Antiviolenza.
Il testo ha come obiettivo quello di creare una rete fra tutti i soggetti impegnati nel settore e le istituzioni (siano esse sanitarie, giudiziarie o scolastiche). Per arrivare a ciò, era prevista la creazione di un tavolo di concertazione, formato in ugual misura da soggetti istituzionali e da rappresentanti dei centri di accoglienza per donne maltrattate. "Questa delibera, che deve avere il parere della Commissione Sanità e Assistenza – spiega Sara Valmaggi – non è stata presentata in Commissione fino alla settimana scorsa. Per altro, in quell'occasione la maggioranza ha proposto alcune modifiche e quindi non è ancora stato dato un parere sulla costituzione del tavolo.
Tavolo che a sua volta dovrebbe portare all’approvazione di un piano quadriennale, in base al quale promulgare i bandi di assegnazione". Come a dire che siamo ancora a un punto morto. La legge sulla violenza contro le donne in Lombardia è inapplicata. E questo nonostante la Regione avesse già stanziato un milione di euro per il 2012.
Diciassette sono i centri antiviolenza in Lombardia. Secondo i dati presentati nel 2011, hanno accolto 2782 donne. Oltre tremila sono i figli rimasti coinvolti, più della metà dei quali ancora minorenni. 33 invece sono le donne che hanno trovato rifugio negli alloggi protetti di Milano, Pavia, Merate e Como. Servirebbero molte più case segrete per ricoverare donne in pericolo di vita, ma i tagli al welfare di questi anni hanno obbligato le associazioni ad abbandonare molti progetti. E di certo la decisione adottata, ad aula semi-deserta, dal Consiglio regionale lombardo non aiuterà questa situazione.
Al di là di bei discorsi che sono stati fatti.
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