Nonostante Mariastella Gelmini non fosse più da tempo la titolare all’istruzione, e passando alla storia per essere una dei ministri più criticati della politica nostrana (forse solo la Fornero le terrebbe testa), continua in qualche modo a far parlare di sé.
Dopo la “cura Gelmini”, fatta di tagli a destra e a manca, ci ritroviamo oggi con una dura realtà, figlia delle operazioni poco felici della ministra: gli studenti italiani sono più impreparati che in passato. A rivelarcelo sono i risultati di Iea (International Association for the evaluation of educational achievement), associazione internazionale per la valutazione del rendimento.
Ogni cinque anni, l’Iea conduce due indagini: il Pirls (Progress in International Reading Literacy Study) e il Timss (Trends in International Mathematics and Science Study). La prima, valuta le competenze in Lettura di studenti di quarta elementare, l’altra quelle in Matematica e Scienze tra i bambini di quarta elementare e i ragazzini della terza media.
Nonostante gli sforzi di allora per fermarla, gli 8 miliardi di euro tagliatidalla Gelmini e spalmati su tutti gli ordini di scuola sono finiti solo oggi sotto la lente di ingrandimento delle rilevazioni internazionali, che fino ad ora facevano riferimento agli anni precedenti e la tempesta che ha direttamente colpito gli insegnanti di medie e superiori non può bastare come scusa.
Non bisogna assolutamente dimenticare che la scuola primaria, pur rappresentando per la letteratura internazionale, oltre che nei risultati delle ricerche, un modello di organizzazione e di efficacia didattico-pedagogica attraverso modulo, compresenze, tempo pieno, laborialità, è stata ancor più delle altre sottoposta a cambiamenti, sempre peggiorativi e incomprensibilmente improntati alla volontà di destrutturare, impoverire e neutralizzare quel modello.
Risultato? In lettura i bambini delle quarte elementari italiane passano dal sesto posto del 2006 al sedicesimo del 2011. Analogamente in matematica passano dal sedicesimo al ventiquattresimo, dal quarto posto in scienze all’attuale undicesimo. Le indagini internazionali, fino ad ora, hanno solo perifericamente potuto considerare i danni reali che sono stati prodotti nella scuola statale italiana negli ultimi anni.
Il tutto mentre in Francia si decide di investire sul futuro e sugli insegnanti, considerati la “chiave del futuro”, che nonostante le ristrettezze del budget statale, saranno al centro del grande tavolo di concertazione che il ministro aprirà già all’inizio del 2013. La riforma dell’insegnamento che verrà presentata nel gennaio 2013 è riassumibile in due punti: l’iniezione di circa 60mila nuovi docenti complessivamente tutti reclutati con concorsi da qui al 2016, e la reintroduzione della formazione professionale che era stata tagliata dal governo Fillon.
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