martedì 6 novembre 2012

“Berlusconi e Dell’Utri garanti del patto con la mafia”


La "scellerata trattativa" che ha visto protagonisti i boss di Cosa Nostra e istituzioni malate è iniziata nel 92-93  ed è proseguita sino "alla definitiva saldatura del nuovo patto di coesistenza Stato-mafia".
E' quanto si legge negli atti depositati dai pm del pool Ingroia presso l'ufficio del Gup Piergiorgio Morosini, in merito alla trattativa Stato-mafia, e affondano "patto realizzato grazie alle garanzie assicurative fornite dal duo Dell'Utri-Berlusconi" si legge nelle 22 pagine della memoria depositata.
Ingroia ha temporaneamente concluso il suo lavoro, oggi si metterà in viaggio verso il Guatemala dove prenderà servizio nella commisssione Onu che si occupa dei crimini commessi durante la guerra civile.

Toccherà ai suoi, Nino Di Matteo, Lia Sva, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia sostenere in aula l'accusa che avrebbe accertato "un obiettivo ambiziozo, un nuovo patto di convivenza Stato-mafia, senza il quale Cosa Nostra non avrebbe potuto sopravvivere e traghettare dalla prima alla seconda Repubblica. Un patto di convivenza che, da un lato, significava la ricerca di nuovi referenti politici e dall'altro  una duratura tregua dopo il bagno di sangue che in quegli anni aveva investiti l'Italia".
Davanti al Gup 12 imputati: 5 capimafia, 5 esponenti delle istituzioni e due 'esterni', Massimo Ciancimino e Marcello Dell'Utri. 
Mancano tre figure chiave, scomparse nel frattempo, l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, l'allora capo della Polizia Vincenzo Parisi, e il direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Francesco Di Maggio, uomini in qualche modo legati ai Servizi e al Ros.
Quindi Massimo Ciancimino, indicato ancora come "testimone privilegiato dei fatti, creduto e riscontrato" anche perchè i magistrati non dimenticano che grazie a lui smemorati testimoni eccellenti hanno miracolosamente ritrovato la memoria "su circostanze che avevano a lungo taciuto"

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