giovedì 15 marzo 2012

Mine di zolfo: l’nferno giallo


Il vulcano Ijen è situato in Indonesia, nell’Isola di Java, ed è una delle ultime miniere di zolfo, a cielo aperto, del mondo.
Ciò significa che una nube altamente tossica e velenosa copre il cielo di una terra gialla, dove nei giorni di umidità cadono pioggie acide.
Le rocce di zolfo si formano quando il vulcano espelle vapori e gas sulfurei che fuoriescono lenatmente dai camini laterali.
Nonostante sia un materiale molto pericoloso, lo zolfo si vende bene, in quanto con esso si fabbricano fertilizzanti, polveri, fiammiferi, insetticidi e prodotti medici come creme e lassativi. Viene inoltre utilizzato per creare l’acido solforico usato, ad esempio, nelle batterie.

Queste le ragioni che spingono circa 200 lavoratori ad estrarre pietre di zolfo con le proprie mani. La maggior parte sono molto giovani, e per una ragione spaventosamente semplice: coloro che lavorano a contatto con lo zolfo, non arrivano ad invecchiare. In appena pochi minuti si producono lesioni ai polmoni. Gli  unici strumenti di sicurezza che questi ragazzi usano, sono un pezo di tela che mordono tra i denti e la respirazione solo attraverso la bocca.
Ci sono due ipi di lavoratori: coloro che lavorano dentro la miniera, e coloro che lavorano fuori.
Quelli che lavorano fuori devono caricare varie ceste contenenti ciascuna circa 100 chili di rocce. Ogni giorno ne vengono trasportate circ 12 tonnellate. Queste pietre devono essere trasportate dalla cima del vulcano, a 2400 metri di distanza dalla base. Lungo il cammino, clazando ai piedi semplici ciabatte (per i più fortunati, normalmente camminano scalzi) attraversano irte increspature che terminano in dirupi, mentre sopportano il soffiare di forti venti.
Quando la pelle entra a contatto con lo zolfo, si producono bruciature chimiche.
Coloro che lavorano dentro le miniere soffrono le peggiori malattie polmonari. I gas concentrati distruggono gli organi, e quando entrano in contatto con gli occhi e le mucose -o con l’umidità-,si convertono in acidi solforici che provocano bruciori e pruriti insopportabili.
L’odore è nauseabondo e le temperature elevate, a caus dei piccoli gayser che espellono acqua a 2200 gradi centigradi.
Il salario è irrisorio, circa 3 o 4 euro al giorno, pochi centesimi per ogni chilo di zolfo.
Tuttavia si considerano fortunati rispetto a coloro che raccolgono riso o caffè, e che guadagnano la metà.
Gli scienziati sostengono che il vulcano potrebbe eruttare da un momento all’altro, spazzando via così questo giallo inferno, e coloro ai quali è toccata la fatidica “fortuna” di trovarsi lì.

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