La notizia che ha fermato il mondo
La mattina del 21 aprile 2025, alle 7:35, Papa Francesco si è spento all'età di 88 anni. L'annuncio è stato dato dal cardinale Kevin Farrell con parole semplici ma cariche di emozione: "Il Vescovo di Roma è tornato alla casa del Padre". Le campane di San Pietro hanno iniziato a suonare a lutto, mentre il mondo intero accoglieva la notizia con un misto di dolore e gratitudine per gli undici anni di un pontificato che ha profondamente trasformato la Chiesa cattolica.
Proprio il giorno di Pasqua, nel suo ultimo messaggio "Urbi et Orbi", Francesco aveva lanciato un accorato appello per la pace in Medio Oriente e contro la "corsa generale al riarmo". Fino all'ultimo, fedele alla sua missione di costruttore di ponti in un mondo sempre più diviso.
Chi era Jorge Mario Bergoglio prima di diventare Francesco
Le radici di una vocazione
Nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, Jorge Mario Bergoglio era figlio di immigrati italiani – i nonni piemontesi e liguri. Prima di entrare nella Compagnia di Gesù nel 1958, era un perito chimico che accarezzava l'idea di studiare medicina. Questo background scientifico ha forse contribuito al suo approccio pragmatico e concreto ai problemi.
Da giovane, non era il tipico seminarista chiuso in sacrestia. Studiava filosofia, letteratura, psicologia e insegnava in un liceo. La sua curiosità intellettuale lo portò persino a invitare il grande scrittore Jorge Luis Borges per una lezione ai suoi studenti – un episodio che racconta molto della sua apertura mentale.
Gli anni difficili della dittatura
A soli 37 anni, Bergoglio divenne provinciale (capo) dei gesuiti argentini, guidando l'ordine dal 1973 al 1979 – anni terribili segnati dalla dittatura militare che fece "scomparire" oltre 30.000 persone. Questo periodo rimane controverso nella biografia di Bergoglio.
Se pubblicamente non prese posizione contro il regime, privatamente aiutò numerose persone a fuggire. Come racconta il giornalista Nello Scavo nel libro "La lista Bergoglio", arrivò a regalare il proprio passaporto a un dissidente in fuga e sfidò i posti di blocco per permettere a un'amica, la giudice Alicia Oliveira, di rivedere i propri figli.
La crisi e la rinascita
Il rapporto di Bergoglio con la Compagnia di Gesù fu complesso. Lui stesso ammise anni dopo: "Il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni mi ha portato ad avere seri problemi e ad essere accusato di essere ultraconservatore". Dopo aver lasciato la guida dei gesuiti argentini, attraversò un periodo di crisi.
Nel 1990 venne "esiliato" nella lontana Cordoba, in una sorta di punizione che lui stesso descrisse come "una notte" della sua vita. Ma fu proprio in quel periodo di solitudine e preghiera intensa che consolidò la sua vocazione pastorale.
L'elezione che ha sorpreso il mondo
Un conclave segnato dalla rinuncia
Il 13 marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio venne eletto papa, scegliendo il nome di Francesco – primo nella storia – in omaggio al Poverello d'Assisi. La sua elezione avvenne in un momento di profonda crisi della Chiesa, segnato dalla storica rinuncia di Benedetto XVI.
Come ha scritto Alessandro Zaccuri, il contesto era caratterizzato da "due elementi contrastanti: la tempesta e la speranza". La tempesta degli scandali che avevano travolto la Chiesa e la speranza di un rinnovamento profondo.
Il papa venuto "dalla fine del mondo"
"I miei fratelli cardinali sono andati a prendermi quasi alla fine del mondo", disse Francesco nel suo primo saluto alla folla in piazza San Pietro. Era il primo pontefice latino-americano, il primo gesuita e il primo a scegliere il nome Francesco.
Questo triplice primato anticipava già la direzione del suo pontificato: attenzione alle periferie del mondo, discernimento ignaziano e povertà evangelica.
Una rivoluzione gentile
La Chiesa "ospedale da campo"
Fin dai primi giorni, Francesco ha condiviso il sogno di "una Chiesa povera e per i poveri". Ha descritto la Chiesa come un "ospedale da campo" che deve curare le ferite più urgenti dell'umanità prima di preoccuparsi di questioni dottrinali.
Questa immagine, come ha osservato Zaccuri, non era casuale ma traeva origine dalla meditazione ignaziana sulle "due bandiere", in cui il fondatore della Compagnia di Gesù descrive il dilemma interiore come una campagna militare.
Le riforme strutturali
In undici anni di pontificato, Francesco ha riformato profondamente le strutture vaticane:
- Ha ridisegnato l'organigramma della Curia romana
- Ha risanato le finanze del Vaticano
- Ha nominato la prima donna a capo di un dicastero vaticano
- Ha promosso la sinodalità come metodo di governo della Chiesa
Come lui stesso amava dire, ha cercato di "avviare processi, anziché occupare spazi" – consapevole che le riforme più durature richiedono tempo per radicarsi.
Il magistero di Francesco: le grandi encicliche
Laudato si' (2015) - La cura della casa comune
Con questa enciclica rivoluzionaria, Francesco ha posto l'ecologia integrale al centro dell'agenda della Chiesa. Ha collegato la crisi ambientale alla crisi sociale, affermando che "tutto è connesso". La Laudato si' è diventata un punto di riferimento per i movimenti ambientalisti di tutto il mondo, anche al di fuori della Chiesa.
Fratelli tutti (2020) - La fraternità universale
Pubblicata durante la pandemia, questa enciclica ha proposto la fraternità universale come antidoto alla "globalizzazione dell'indifferenza" e alla "cultura dello scarto". Francesco ha denunciato il fallimento del neoliberismo e ha invitato a ripensare l'economia in chiave di solidarietà.
Dilexit nos (2024) - L'amore divino e umano
La sua ultima grande enciclica, datata ottobre 2024, si concentra sull'"amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo". In essa, Francesco ha offerto una profonda riflessione antropologica: "Il nucleo di ogni essere umano, il suo centro più intimo, non è il nucleo dell'anima ma dell'intera persona nella sua identità unica, che è di anima e corpo".
Le battaglie di un papa controcorrente
L'opzione preferenziale per i poveri
Francesco ha posto i poveri e gli emarginati al centro del suo pontificato. Ha istituito la Giornata Mondiale dei Poveri, ha aperto dormitori e docce per senzatetto nei pressi di San Pietro, ha visitato periferie e carceri in tutto il mondo.
La sua critica al sistema economico è stata senza compromessi: "Questa economia uccide", ha scritto nell'esortazione Evangelii Gaudium, denunciando le disuguaglianze create dal capitalismo finanziario.
Il grido della Terra
Francesco ha fatto della crisi climatica una priorità del suo pontificato, ben prima che diventasse un tema centrale nell'agenda politica mondiale. Con l'iniziativa "The Economy of Francesco" ha promosso un ripensamento radicale dei modelli economici in chiave sostenibile.
I migranti e i rifugiati
"Accogliere, proteggere, promuovere e integrare" – questo il mantra di Francesco riguardo ai migranti. Il suo primo viaggio apostolico fu significativamente a Lampedusa, dove denunciò la "globalizzazione dell'indifferenza" verso le tragedie del Mediterraneo.
Un bilancio del pontificato
Le aspettative deluse?
Molti osservatori progressisti speravano in riforme più radicali su temi come il celibato dei preti, l'ordinazione delle donne o l'accoglienza delle persone LGBTQ+. Il Sinodo sull'Amazzonia del 2019 e il Sinodo sulla sinodalità (2021-2024) hanno generato aspettative che in parte sono state disattese.
Ma come ha osservato Zaccuri, "l'obiettivo del Papa non è mai stato quello di ottenere risultati immediati". Citando lo stesso Francesco: "ci vuole mezzo secolo perché le delibere di un Concilio ecumenico trovino attuazione".
L'eredità spirituale
Il pontificato di Francesco non può essere ridotto alla dimensione politica o sociale. La sua è stata prima di tutto una rivoluzione spirituale, centrata sulla misericordia di Dio.
"La prima verità della Chiesa è l'amore di Cristo", scrisse nella bolla di indizione del Giubileo della Misericordia. "Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini".
Cosa accadrà ora
Secondo le norme vaticane, la salma di Francesco sarà esposta per tre giorni in San Pietro. Le esequie si terranno tra quattro e sei giorni dopo la morte, mentre il Conclave per eleggere il suo successore sarà convocato tra i 15 e i 20 giorni dall'inizio della sede vacante.
Francesco ha nominato circa l'80% dei cardinali elettori che entreranno in Conclave, molti dei quali provenienti dalle "periferie" del mondo. Questo lascia pensare che il suo successore potrebbe continuare nella direzione da lui tracciata.
Perché Francesco resterà nella storia
Come liberal-progressista, non posso non riconoscere in Francesco un alleato prezioso in molte battaglie cruciali del nostro tempo: la lotta contro le disuguaglianze, l'impegno per l'ambiente, l'accoglienza dei migranti, la costruzione della pace.
Eppure, sarebbe riduttivo leggere il suo pontificato solo in chiave politica. Francesco è stato prima di tutto un pastore che ha cercato di riportare la Chiesa all'essenziale del messaggio evangelico: l'amore misericordioso di Dio per ogni creatura.
La sua capacità di parlare al cuore delle persone, di abbattere barriere, di creare ponti ha fatto di lui una figura profetica in un'epoca di muri e divisioni. Come ha scritto Zaccuri, Francesco è stato "un narratore formidabile, capace di affascinare con le sue parole e con i suoi gesti un mondo ormai disabituato alla grandiosità dell'epopea".
Conclusione: un seme di speranza
Jorge Mario Bergoglio ci ha lasciati nel giorno dopo la Pasqua, festa della resurrezione e della speranza. È un simbolismo che non può sfuggire: tutta la sua vita è stata dedicata a seminare speranza in un mondo spesso cinico e disilluso.
"Papa della speranza" lo ha chiamato Zaccuri, e credo sia la definizione più azzeccata. In un'epoca segnata da polarizzazioni e conflitti, Francesco ha testimoniato che un altro mondo è possibile, che la fraternità universale non è un'utopia ingenua ma un orizzonte concreto verso cui tendere.
La domanda che ci lascia è semplice e scomoda: saremo capaci di raccogliere questa eredità? Di continuare a costruire ponti invece che muri? Di mettere gli ultimi al primo posto? Di prenderci cura della nostra casa comune?
La risposta non spetta solo ai cardinali che eleggeranno il suo successore, ma a ciascuno di noi.

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