Benvenuto, caro lettore, sul blog di Free-Italia, dove le verità scomode non si nascondono. Oggi affrontiamo un argomento urgente che riguarda tutti noi: il progetto Coral South di Eni in Mozambico. Dietro agli slogan sulla sostenibilità e alle promesse di sviluppo si celano fatti scioccanti. Se anche tu, come me, sei stanco delle bugie delle multinazionali e credi nel diritto alla verità e alla giustizia ambientale, ti invito a leggere fino alla fine questo articolo. Perché quello che sta succedendo in Mozambico ci riguarda tutti, e dobbiamo agire ora.
Coral South e il mito della sostenibilità: la grande menzogna di Eni
Eni ha presentato la piattaforma Coral South come un esempio virtuoso di tecnologia ecologica. Un progetto ambizioso per estrarre e liquefare gas naturale al largo del Mozambico con impatti ambientali dichiarati minimi. Peccato che, come rivelato dal recente rapporto "Fiamme nascoste" della Ong ReCommon, le affermazioni di Eni siano semplicemente false.
Immagini satellitari mostrano chiaramente che l'impianto ha bruciato in torcia enormi quantità di gas attraverso il cosiddetto "flaring", cioè la combustione in atmosfera di gas in eccesso. Tra giugno e dicembre 2022, sono stati bruciati ben 435 mila metri cubi di gas: praticamente il 40% del fabbisogno energetico annuale dell'intero Mozambico. Una cifra mostruosa, nascosta da Eni sotto il tappeto.
Cos'è il flaring e perché dovrebbe farti incazzare
Per chi non lo sapesse, il flaring è una pratica estremamente dannosa. Consiste nel bruciare gas naturale direttamente nell'ambiente quando non si riesce a commercializzarlo o immagazzinarlo. Questa combustione rilascia enormi quantità di sostanze inquinanti e gas serra come anidride carbonica, metano e altri idrocarburi nocivi. Insomma, un disastro ambientale sotto ogni punto di vista.
E pensare che Eni aveva promesso una politica di "zero permanent flaring". Bugie su bugie, pronunciate con la faccia tosta di chi sa che nessuno controllerà.
Le menzogne di Eni smascherate dai dati satellitari
Altro che "zero permanent flaring". Le immagini satellitari analizzate da ReCommon parlano chiaro: dal 2022 al 2023 ci sono stati almeno sette episodi significativi di flaring. Il 13 gennaio 2024, in appena un'ora, la piattaforma Coral South ha bruciato una quantità di gas pari a quella consumata da una famiglia italiana in otto anni e mezzo.
Eni ha dichiarato che questi fenomeni erano limitati alla fase iniziale di collaudo. Peccato che, come dimostrato dal partner portoghese Galp Energy, il flaring intenso si sia verificato anche dopo l'avvio ufficiale delle attività.
La verità è questa: Eni mente sapendo di mentire.
Coral North: un disastro annunciato
Come se non bastasse, Eni vuole replicare questo disastro con un nuovo progetto gemello chiamato Coral North. Questa seconda piattaforma, ancora più grande e invasiva, potrebbe emettere assieme alla prima, nel corso di 25 anni, oltre un miliardo di tonnellate di CO₂. Una quantità di emissioni superiore a tre volte quelle annuali dell'intera Italia.
Tutto questo per cosa? Per ingrassare le tasche di investitori e amministratori delegati, lasciando il Mozambico intrappolato per decenni in un modello energetico fossile distruttivo e dannoso.
La doppia faccia delle banche e degli investitori
La cosa più disgustosa è vedere istituzioni finanziarie pubbliche e private pronte a finanziare ancora questo scempio ambientale. SACE, Intesa Sanpaolo e altre banche internazionali già coinvolte in Coral South stanno considerando di sostenere anche Coral North. Tutto questo senza alcuna seria verifica ambientale, ignorando deliberatamente gli impatti disastrosi del flaring.
Cosa possiamo fare noi?
Amici lettori, non possiamo restare indifferenti. È il momento di far sentire la nostra voce e pretendere trasparenza e responsabilità da Eni e da chi la finanzia. Condividi queste informazioni, firma petizioni, scrivi ai tuoi rappresentanti politici. Pretendiamo insieme che si smetta di devastare il nostro pianeta e il futuro delle prossime generazioni.
Perché Trump e JD Vance c'entrano con tutto questo
Lasciatemelo dire: figure come Donald Trump e JD Vance, simboli di negazionismo climatico e avidità sfrenata, sono perfettamente in linea con questo tipo di comportamenti irresponsabili. Rappresentano il volto peggiore del capitalismo predatorio che antepone i profitti facili alla salute e al benessere delle persone e dell'ambiente. Disprezzo totale per loro e per chiunque giustifichi simili atrocità.
Conclusione
In sintesi, Eni sta devastando l'ambiente e il clima in Mozambico, mentendo spudoratamente e nascondendo la realtà delle emissioni. Il progetto Coral South, con il suo flaring scandaloso, è un esempio vergognoso di come l'avidità aziendale calpesti i diritti ambientali e umani. Non possiamo accettarlo. Dobbiamo pretendere verità, responsabilità e giustizia climatica.
Pensaci, caro lettore, e agisci con noi. Non è solo il Mozambico a essere in pericolo, ma il nostro stesso futuro. Non restiamo immobili di fronte a questa ingiustizia!
Questo articolo è stato realizzato per te da Free-Italia, perché temi complessi meritano verità semplici e chiare.

Nessun commento:
Posta un commento