A Distanza di 70 anni FREE-ITALIA pone un profondo ragionamento sull'euro e l'Unione Europea un più generale , che tenga conto anche di questioni di carattere più specificamente politico e sociale.
La festa dell'Europa cade nel momento più drammatico che l'intera comunità sta vivendo dalla sua fondazione.
Ci sono state ampie polemiche e discussioni nelle scorse settimane sul ruolo che l'Unione riveste, sulla sua effettiva capacità di prevenzione e risoluzione dei problemi e sulla vicinanza alle esigenze dei singoli Stati membri pur mantenendo il suo spirito corale.
Ci sono state ampie polemiche e discussioni nelle scorse settimane sul ruolo che l'Unione riveste, sulla sua effettiva capacità di prevenzione e risoluzione dei problemi e sulla vicinanza alle esigenze dei singoli Stati membri pur mantenendo il suo spirito corale.
Il problema non è tanto la moneta unica in sè , ma la cattiva gestione che ne è stata fatta e che non è coerente con l’idea originaria della costruzione della stessa Unione e sia ormai scivolata verso politiche antidemocratiche ed oligarchiche .
Infatti chi prende le decisioni veramente importanti sono i governi degli Stati membri su proposta della Commissione Europea , la quale, a sua volta è sempre molto preoccupata di compiacere gli Stati membri, soprattutto quelli considerati più importanti; se i governi degli Stati membri sono espressione degli equilibri politici interni (ma non rappresentanti diretti del popolo), la Commissione non ha nessun mandato popolare, ma è sostanzialmente designata dagli Stati (ancora loro); il Parlamento ( l'unico organo eletto democraticamente nell' UE ) ha dei poteri di co-decisione con il Consiglio, ma sembra troppo spesso preoccupato di compiacere la politica interna degli stati. In altre parole, i poteri a livello dell’UE sono molto squilibrati, per cui l’organo più forte, quello che ha l’ultima parola (il Consiglio) la spunta.
Il procedere senza se e senza ma verso la costruzione del super stato europeo , così in queste condizioni, sarebbe disastroso .
Egoismi nazionali e l'anacronistico motto io prima, hanno minato e tradito i valori fondativi dell'unione.
Ormai essa è diventata un gigantesco " moloch " tecnocratico , del tutto funzionale agli interessi dei burocrati e dei lobbisti che la compongono e sostengono , ma assai disfunzionale per i popoli e gli individui che dovrebbe rappresentare .
Una soluzione possibile tra le tante potrebbe essere , non tanto tornare , sic et simpliciter , ai vecchi stati/nazione , ma semmai prevedere l’abbandono , prima che sia troppo tardi ,di questo progetto ormai largamente impopolare e porre le basi per un'altra Europa che vada al di là di questo modello.
Difatti bisogna prendere atto del fallimento di questo modello e puntare al cambiamento in senso più democratico e meno liberistico.
Il nodo centrale è che vogliamo una Europa più giusta. Che sia madre e non matrigna. Che sappia ascoltare e non voltarsi dall'altra parte. È con questo auspicio che dobbiamo riaffermare, con convinzione e determinazione, il senso stesso dell'Unione europea, quello dell'unità e della solidarietà fra i popoli, che non può esaurirsi in una mera affermazione di principio, ma deve essere corroborato da un'azione comune che impegni a far sì che esso si traduca in azioni utili e determinanti. E tutto questo deve avvenire oggi più che mai.

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