sabato 9 maggio 2020

FREE celebra la festa dell'Europa

Oggi ricorre la festa dell'Europa (chiamata anche "giorno europeo"), che ricorda il giorno in cui, nel 1950, Robert Schuman presentò il piano di cooperazione economica, la cosiddetta "Dichiarazione Schuman".
A Distanza di  70 anni FREE-ITALIA pone un profondo ragionamento sull'euro e l'Unione Europea un più generale , che tenga conto anche di questioni di carattere più specificamente politico e sociale.
La festa dell'Europa cade nel momento più drammatico che l'intera comunità sta vivendo dalla sua fondazione.
Ci sono state ampie polemiche e discussioni nelle scorse settimane sul ruolo che l'Unione riveste, sulla sua effettiva capacità di prevenzione e risoluzione dei problemi e sulla vicinanza alle esigenze dei singoli Stati membri pur mantenendo il suo spirito corale.

Il problema non è tanto la moneta unica in sè , ma la cattiva gestione che ne è stata fatta e che non è coerente con l’idea originaria  della costruzione della stessa Unione e sia ormai scivolata verso politiche  antidemocratiche ed oligarchiche .

Infatti chi prende le decisioni veramente importanti sono i governi degli Stati membri  su proposta della Commissione Europea , la quale, a sua volta è sempre molto preoccupata di compiacere gli Stati membri, soprattutto quelli considerati più importanti; se i governi degli Stati membri sono espressione degli equilibri politici interni (ma non rappresentanti diretti del popolo), la Commissione  non ha nessun mandato popolare, ma è sostanzialmente designata dagli Stati (ancora loro);  il Parlamento ( l'unico organo eletto democraticamente nell' UE ) ha dei poteri di co-decisione con il Consiglio, ma sembra troppo spesso preoccupato di compiacere la politica interna degli stati.  In altre parole, i poteri a livello dell’UE sono molto squilibrati, per cui l’organo più forte, quello che ha l’ultima parola (il Consiglio) la spunta.

Il procedere senza se e senza ma verso la costruzione del super stato europeo , così in queste condizioni, sarebbe disastroso .

Egoismi nazionali e l'anacronistico motto io prima, hanno minato e tradito i valori fondativi dell'unione.

Ormai essa è diventata un gigantesco " moloch " tecnocratico , del tutto funzionale agli interessi dei burocrati e dei lobbisti che la compongono e sostengono , ma assai disfunzionale per i popoli e gli individui che dovrebbe rappresentare .

Una soluzione possibile tra le tante potrebbe essere , non tanto tornare , sic et simpliciter , ai vecchi stati/nazione , ma semmai prevedere l’abbandono , prima che sia troppo tardi  ,di questo progetto ormai largamente impopolare  e porre le basi per un'altra Europa che vada al di là di questo modello.

Difatti bisogna prendere atto del fallimento di questo modello e puntare al cambiamento in senso più democratico e meno liberistico.

Il nodo centrale è che vogliamo una Europa più giusta. Che sia madre e non matrigna. Che sappia ascoltare e non voltarsi dall'altra parte. È con questo auspicio che dobbiamo riaffermare, con convinzione e determinazione, il senso stesso dell'Unione europea, quello dell'unità e della solidarietà fra i popoli, che non può esaurirsi in una mera affermazione di principio, ma deve essere corroborato da un'azione comune che impegni a far sì che esso si traduca in azioni utili e determinanti. E tutto questo deve avvenire oggi più che mai.

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