L’uccisione del generale iraniano Soleimani avvenuta ieri a Baghdad è un atto di terrorismo internazionale destinato a riaccendere la guerra nell’area. Dopo aver consegnato i curdi a Erdogan, Trump ammazza il principale protagonista della guerra sul campo contro l’Isis. Non nutriamo alcuna simpatia per l’Iran ma questo non ci impedisce di considerare Trump un terrorista e gli USA la principale minaccia alla convivenza internazionale. Intanto Erdogan invia forze militari e jihadisti in Libia.
La bandiera USA che il presidente ha pubblicato su Twitter festeggiando le uccisioni, negli ultimi trent’anni ha sventolato su guerre e milioni di morti in tutto il pianeta, che sarà più sicuro e più libero solo quando l’imperialismo americano sarà sconfitto e superato. Oggi Trump ed il suo alleato Israele sono le prime minacce di una guerra mondiale nucleare. Anche perché per essi il terrorismo e la guerra sono il modo di distogliere l’opinione pubblica dai loro guai nazionali.
Il rischio di essere risucchiati in una nuova guerra è concreto. Ora, più che arrovellarci sul se Trump sia consapevole della spirale che potrebbe innescare, più che discutere infinitamente sulla violazione del diritto internazionale che comporta un omicidio di un comandante di un Paese contro cui non c’è alcuna dichiarazione di guerra, perpetrato in un Paese terzo, l’Iraq, dovremmo chiederci: cosa farà / cosa sta facendo il nostro governo, la nostra classe dirigente per evitare altre stragi? E visto che la risposta la sappiamo già, sorge subito un’altra domanda: cosa possiamo fare e faremo noi per fermare la guerra?
L’Unione Europea e l’Italia assumano un ruolo di pace. Invitiamo il governo italiano a ritirare le truppe dagli scenari di guerra. Che non si sia complici di prevedibili prossimi massacri in un contesto in cui a pagare le conseguenze di scelte scellerate saranno soprattutto i civili.

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