C’è stato chi lo ha chiamato “rivoluzionario” e
chi “dittatore”. Chi lo ha amato, tanto da restargli a fianco sempre,
nonostante le molte ombre che lo avvolgevano, e chi, invece, lo ha
odiato e cercato di eliminare in ogni modo. C’è chi, come noi, lo ha considerato e sempre sarà un mito.
Per diverse generazioni, il Lider Maximo Fidel Castro,
il fautore della rivoluzione cubana che portò alla caduta di Fulgencio
Batista, ha rappresentato il simbolo della libertà, assieme al compagno
Che Guevara.
I barbudos: personificazioni di uno spirito ideale,
di chi ha trovato il coraggio e la forza di opporsi in nome di un’idea
che, talvolta, non è soltanto mera utopia. Un mito che si spegne, ora,
con la morte dell’ultimo comunista, l’uomo che rivendicava il diritto degli oppressi alla ribellione; l’uomo che sconfisse gli Stati Uniti.
A Castro va comunque dato atto di aver fatto la storia,
opponendosi alle logiche capitaliste che governavano -e governano-
tutto il mondo. Rovesciando il potere di Batista, che garantiva enormi
introiti alle multinazionali americane, riuscì a trasformare Cuba
nell’unica oasi in mezzo al neoliberismo sfrenato. Una situazione che
condusse gli Stati Uniti a una feroce -e crudele- guerra contro il Lider
Maximo, costellata da tentativi di invasione, sabotaggi, attentati,
sino all’embargo, durato anni. Un apartheid globale, a cui comunque, Cuba ha resistito.
Come abbia fatto non è trascurabile: schiacciato da immense pressioni
estere, il Castro rivoluzionario si trasformò, sì, in Castro dittatore.
Non giustificabile, certo, ma, nella sua ottica, era l’unica
possibilità, per non cedere all'”occidentalismo”, per non lasciare che
il suo Paese, quello che aveva liberato dall’imperialismo economico
occidentale, tornasse a esser dominato da economie estere.
E, certo, la“democrazia sociale” di Castro, fondata
sull’equa distribuzione delle (comunque poche) risorse, sulla sanità
pubblica, sull’istruzione gratuita e garantita per tutti, non è
sufficiente a giustificare e rivalutare la deriva dittatoriale del
Paese. Ciononostante, è stata proprio quella “democrazia sociale” ad
aver condotto Cuba avanti, libera di esser se stessa anche nella
dittatura castrista, ben diversa dalla -migliore o peggiore non si sa,
certo più subdola in quanto mai professata- dittatura
americana-capitalista. Nonostante tutto, l’isola ha mantenuto la propria
identità, unica eccezione in un tempo e un mondo dominato
dall’imperialismo neo-liberista.
Di fatto, nei suoi 90 anni, Castro, la sua battaglia, l’ha vinta. A suon di “Hasta la victoria, siempre”, ce l’ha fatta, mentre tutti gli altri, anche i paesi che oggi si professano comunisti, hanno ceduto.
Che abbia fatto male o abbia fatto bene, sarà il tempo, a dirlo, e non certo noi.

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