A seguito di una eccezionale ondata di maltempo, il fiume Arno straripa in più punti invadendo la città di Firenze. L’alluvione non riguarda solo il centro, ma anche quartieri periferici e altri comuni del bacino dell’Arno.Nei giorni precedenti le precipitazioni sono violente e intense: la pioggia cade quasi ininterrottamente dal 25 ottobre, ma la piena non sembra destare nessuna preoccupazione.
Durante la notte tra il 3 e il 4 novembre cadono tra 180 e 200 mm d’acqua (più della media del solo mese di novembre) e il fiume inizia a rompere gli argini in diverse zone della Toscana. All’alba di venerdì 4 novembre è la volta di Firenze: la piena invade la città e in poche ore i quartieri storici vengono sommersi. L’acqua raggiunge livelli considerati inarrivabili, nel pomeriggio si verificano picchi di oltre 5 metri. L’allarme viene lanciato all’ultimo momento e i soccorsi sono effettuati con mezzi improvvisati. Oltre alle vite umane, si teme per il patrimonio artistico della città. Ponte Vecchio rischia di essere spazzato via dalla corrente di acqua e fango, mentre la Biblioteca Nazionale e Santa Croce vengono allagate.
La sera del 4 novembre l’Arno rientra nel suo corso. Il bilancio è di 35 vittime (17 nel capoluogo e 18 negli altri comuni), inestimabili danni al patrimonio artistico e una città devastata.
Firenze è isolata: le strade sono bloccate, i ponti sommersi e le linee elettriche e telefoniche interrotte. I soccorsi inviati dal governo non riescono a raggiungere la città. La Protezione Civile non esiste ancora ma si assiste a una delle prime grandi mobilitazioni di volontari. I protagonisti di questa grande ondata di solidarietà sono infatti, insieme ai fiorentini, i ragazzi di tutto il mondo, che raggiungono il capoluogo toscano per aiutare a salvare le opere d’arte sommerse dalla piena.
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