
Un
giorno, Luhil apparì all’improvviso in mezzo alla via, con una
collana di denti al collo e una chiostra di piccoli carapaci intorno
alla vita, inequivocabili trofei conquistati a chi è incapace di
difendersi, dato che le tartarughe sono la metafora della vita che va
protetta. Fino allora, nessuno aveva cacciato per procurarsi dei
trofei, ma con Luhil ebbero inizio le mattanze, quelle inutili, le più
crudeli, ma efficaci per chi ambisce al piacere
d’essere unico.
Era
solo l’inizio; e quell’uomo addobbato di denti e carapaci,
somigliava più a un alieno che al primo assassino della carriera
della specie umana. Di stregoni ce n’erano molti e costoro non
offendevano la Natura, anzi
dipendevano dalla sua perfezione. Invece Luhil, arrogante come il
primo assassino dell’umanità, alzò il bastone: «Io, sono Luhil e
non avrete altro dio al di fuori di me!» ordinò.
«Perché
saresti Dio? Cosa sai fare?» chiese un anziano del villaggio.
«Molte
cose le ho già fatte, come fai a non saperlo?»
«Ciò
che ho saputo, non mi è piaciuto. La natura disprezza l’uomo che
dice di chiamarsi Luhil».
«Avvicinati
vecchio! Mettici la faccia! La luce del sole mi acceca.» disse Luhil
quasi ringhiando. Il vecchio si diresse verso la voce, finché uscì
dal controluce e Luhil lo ebbe di fronte. Si avvicinò fino a sentirne
l’alito e vide che i suoi occhi non brillavano.
«Sei
cieco, non puoi vedermi.»
«Certo,
ma posso sentire»
«Ma
ora non sentirai più» e detto questo, gli schiantò il bastone
sulla testa.
«Ecco!
Ora sai perché sono dio… Perché io decido di vita e di morte.»
Furono
le ultime parole che il villaggio ascoltò.
Dopo, soltanto tragedie, lacrime e sciagure. E come ogni dio che
vuole farsi rispettare, paranoico in quel piacere
di essere unico, Luhil estese la sua
influenza raccapricciante in ogni modo, aiutato dalla fama, dea
dell’eccesso, che lo precedeva insieme alla paura.
La
voce che un uomo fosse capace di mangiare cento tartarughe e dieci
maiali conservandone le ossa per costruire nuove pareti alla sua
casa, di divorare un intero cavallo dopo avergli spezzato l’osso
del collo con un morso, si fece fama di Luhil. Fama che divenne vanto
fino a dirsi che era talmente forte da sradicare un albero con la
forza delle sole braccia e che rise a crepapelle mentre vedeva morire
la vipera che l’aveva morsicato.
Anche
il seme dell'immortalità. Come si fa a non capire che è troppo?
Invece,
tutti si chiedevano chi fosse. Sentivano la fama, ma il mito non gli
dava un volto e le sue azioni popolavano l’immaginario collettivo
di immagini e pregiudizi. Luhil non era uguale a nessuno, questo era
certo, ma tutti lo pensavano esattamente come Luhil voleva che fosse
ricordato. E come un dio onnipresente, temevano la sua onniscienza.
«Cosa
avrebbe detto? Cosa avrebbe fatto?» si domandava la gente. Ma,
invero, non c'era motivo di chiederselo, Luhil non cercava colpevoli,
né aveva bisogno di innocenti. Lui era il cafarnao; istantaneo,
nudo, crudo, crudele e inutile.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE, LUGLIO 2016
Marcello Scurria
Quindi ho contributo alla coalizione democratica CLINTON-SANDERS nata ieri 12 luglio 2016 in opposizione al candidato repubblicano che è meglio per tutto il mondo che non sia eletto presidente USA...Soprattutto per noi italiani, dal dopoguerra amici come parenti degli americani i quali consegnata la Sicilia ai mafiosi, non hanno fatto più nulla per liberarci da questa piaga peggiore della peste ma tuttavia, empatica con la triade Renzi Napolitano Crocetta. Intanto scongiuriamo l'intervento dei marines trumpiani appena il governo italiano sarà di maggioranza Pentastellato.
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