Le Borse nel panico dopo la vittoria Brexit, tempesta sullo spread, crollano i mercati in Asia, sprofonda la sterlina. La sorpresa è stata forte e i crolli sui mercati proporzionati: i listini sono crollati, mentre i beni rifugio (oro e derivati sui titoli di Stato Usa) stanno ovviamente correndo. Cerca di calmare le acque il governatore della Bank of England Mark Carney, che annuncia possibili misure addizionali da parte dell'Istituto, pronto a fornire extra fondi per 250 miliardi di sterline.
Intanto, la BCE e la Commissione Europea si dicono pronte a tutto pur di stabilizzare eventuali “scossoni” dal punto di vista finanziario. Lo stesso vale anche per Bank of Japan.
Il leader dell’UKIP Nigel Garage esulta per la vittoria del “leave” al referendum. Il peggior incubo per tanti europeisti si è realizzato. Ora chi fermerà le “sirene populiste” presenti in Italia, Francia, Olanda, Germania etc.? Marine Le Pen, leader del Front National, fa sapere da Twitter che desidera un referendum per l’uscita della Francia dall’Europa. Le Pen ha da sempre dimostrato il suo essere un’euro-scettica e la vittoria del “leave” nel Brexit non fa che rinforzare le sue tante richieste riguardo il rapporto tra la Francia e l’Europa.
Riemerge, forse, l’antica frattura città/campagna di cui continuano a parlare i manuali nonostante nella realtà apparisse affogata in un processo di urbanizzazione selvaggia)
A perderci ancora una volta sono le nuove generazioni. Quelli che poi sono davvero influenzati dal risultato del voto. E non coloro che massicciamente hanno votato dall'alto delle loro pensioni, dei loro ricordi di gioventù e dai cuscini di un divano al di fuori del mondo e del futuro.
Secondo i dati di Yougov , ben il 75 per cento dei britannici tra i 18 e i 24 anni ha votato per restare all'interno dell'Unione. E così pure chi non è al tramonto del proprio futuro ma in molti casi solo all'inizio della propria carriera: i cittadini tra i 25 e i 49 anni. Entusiasta per l'uscita è invece la maggioranza degli over 50: al 44 per cento per il restare coloro che hanno tra i 50 e i 64 anni, solo al 39 gli over 65.
Che poi, scorrettamente viene da chiedersi: ma perché far votare chi ha più di 65 anni sulla direzione che la nazione dovrà intraprendere nel futuro? Perché obbligare i più giovani a pagare gli errori dei più vecchi? La risposta è tanto banale quanto brutale. Perché ai più anziani la questione Brexit interessa e molto.
Perché si ricordano di quando la Gran Bretagna era ricca, temuta e omogenea (con lo status dei non britannici delle colonie molti gradini al di sotto dei britannici, certo non paritetico come impone oggi l'Europa) e lì vogliono tornare, indipendentemente da quello che fa il resto dell'Europa o del mondo.
In molti avevano già avvertito che questo poteva essere un problema per la campagna del “Remain”: secondo diversi esperti gli elettori più giovani sono spesso i più entusiasti e radicali durante la campagna elettorale, ma anche i meno certi di andare effettivamente a votare il giorno delle elezioni. La popolazione anziana inoltre, come in moltissimi altri paesi occidentali, è maggioritaria rispetto a quella under 40: secondo il censimento del 2011, i britannici nella fascia di età 19-40 sono meno del 30 per cento rispetto alla popolazione totale.


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