
<<State facendo un grave
errore, Luhil è a capo di quei barbari sprovveduti che hanno dato fuoco al bosco>> disse
un giovane «Come pensi d'essere creduto? Non hai visto com'è pulito il tuo
bastone? Non c'è una macchia di sangue!»
<<Ieri lo era! Aspettatemi!>> disse, e uscì dileguandosi come un fantasma.
Vide una pernice, la bastonò e si meravigliò di quanto fosse stato facile. Poi uccise un'anatra e una gallina. Quindi tornò nottetempo con la selvaggina e il bastone macchiato di sangue. «Per cena, domani» sussurrò da uno spiraglio «Io verrò tardi, di nascosto.»
E sparì.Vide una pernice, la bastonò e si meravigliò di quanto fosse stato facile. Poi uccise un'anatra e una gallina. Quindi tornò nottetempo con la selvaggina e il bastone macchiato di sangue. «Per cena, domani» sussurrò da uno spiraglio «Io verrò tardi, di nascosto.»
Quella
sera, per non dare nell’occhio, una donna preparò il solito fuoco, impastò la
solita farina e finse di portare a tavola la solita zuppa. Nessuno doveva
sospettare che c’era selvaggina da mangiare!
«Luhil ci
inganna e non dobbiamo fare il suo gioco-chiosò il giovane- Vuole farci
litigare per indebolirci. Non dobbiamo permetterglielo. I miei coetanei hanno
dato fuoco ai boschi e ucciso migliaia di creature, non si fermeranno davanti a
nulla. Sono spietati. Io stesso mi chiedo come faccio ad essere ancora vivo».
A queste
parole gli uomini si allontanarono dal desco pispissiando un concerto di
incomprensibili sillabe sussurrate fra i denti e le guance come di ferro.
«Ma che
storia è questa?» pensò il fuggiasco «Non hanno finito di cenare… Dove vanno?»
«Esci da
lì, abbiamo cose da dirti» gli disse una voce nel buio, quasi gli avesse letto
nel pensiero.
Il fuggiasco gli fu di fronte in un attimo, imprevedibilmente, era vicinissimo. Le sclerotiche degli occhi uscirono dal buio come i bottoni di un cappotto dall'armadio.
<<Dimmi...>> biascicò fuori dal ghigno.
«La masnada di Luhil ha saccheggiato la casa di tua sorella prima di obbligarla all'esilio, pena la morte. Poi, quei vigliacchi sono andati da lui… Hanno bivaccato e bevuto.»
Il fuggiasco gli fu di fronte in un attimo, imprevedibilmente, era vicinissimo. Le sclerotiche degli occhi uscirono dal buio come i bottoni di un cappotto dall'armadio.
<<Dimmi...>> biascicò fuori dal ghigno.
«La masnada di Luhil ha saccheggiato la casa di tua sorella prima di obbligarla all'esilio, pena la morte. Poi, quei vigliacchi sono andati da lui… Hanno bivaccato e bevuto.»
«Un
altro dolore! Non so se sopravvivrò anche a questo, ma almeno uno, lo ammazzo
con queste mani!» arrangolò pieno di lacrime.
«Non c'è
bisogno, sono già morti.»
«Come morti? Che vuoi
dire?»
«Luhil è
uscito per strada urlando che avevano tentato di derubarlo e che s’era dovuto
difendere. Sanguinava dal viso e dai gomiti e mostrando il segno lasciato da
una bastonata alla schiena e un taglio alla coscia ha fatto credere di essere salvo per un pelo.
Ma dentro, i ragazzi sono tutti morti con la testa spaccata.»
«Li ha
sorpresi nel sonno. Bastardo!» intuì il fuggiasco.
«E'
probabile, ieri ero lì. Ho visto le teste scoppiate>> aggiunse con drammaticità. E si zittì, incapace di continuare, singhiozzava con la testa fra le mani.
<<Continua!>> gli ordinò il fuggiasco scuotendolo per un braccio.
Con uno strattone l'amico si liberò dalla stretta, stropicciò il suo naso contro il dorso della mano e aggiunse <<Alcuni sono
irriconoscibili. Luhil s'è accanito su quei corpi come per uccidere chi era già morto. Sono spappolati.>>
A queste parole il fuggiasco irrigidì la postura, sibilò aria fra i denti e le sue membra rabbrividirono fino a evaporare improvvise atmosfere vagamente fumose dalle mani, dai capelli, dal petto. <<Caz...!!!>> sbottò senza riuscire neanche a dirla tutta.
<<Ma il peggio deve ancora venire!» aggiunse precipitosamente l'amico con gli occhi ridotti a fessurine.
«Cioe?» chiese mentre zigrinava i denti.
«La
gente gli ha creduto! Io ero lì. Lo so!» ribadì l'amico.
«Che
stupidi! Che cosa deve accadere per capire che Luhil è un pazzo! un sadico! un criminale!» esclamò il fuggiasco.
«Luhil è
furbo, non ha chiesto aiuto, non ha chiesto perdono ai padri, non ha giurato su niente. Invece, ha improvvisato un comizio.»
«Cosa? Che ha detto?» chiese in preda allo sconforto.
«Mi
ricordo tutto ciò che ha detto: …Dobbiamo pensarci, gente, non dobbiamo
permettere a nessuno di farci vivere da schiavi. Vogliono privarci della
libertà, del bestiame, delle case… Io che li ho accolti in casa mia... Sono
stato fortunato, per questo sono ancora vivo. Meno male che vendo cara la mia pelle e non
mi sono fatto sorprendere. Non so neanche come ho fatto, ma se sono qui, è per
volontà di Dio che mi protegge.»
«Dunque, anche Dio...»
«Sì. Il
peggio deve ancora venire. Luhil ha capito quant’è facile usare il bastone e mentire
alla gente. Tra poco saremo tutti nei peggiori guai».
Grazie per l'attenzione, un dì di maggio 2016
Marcello Scurria
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