Sesta, enorme mobilitazione di
lavoratori e studenti sabato in Francia contro la legge socialista sul lavoro,
voluta dal trio Hollande, Valls e Myriam El Khoumri, contro le forze sociali e
due generazioni intere. Più di 200 manifestazioni in ogni angolo della Francia
hanno letteralmente bloccato il Paese transalpino.
Naturalmente, non sono mancati scontri con la polizia. E non solo. Ovunque sta prendendo piede la cosiddetta Notte in piedi, ovvero la capacità del movimento di restare nelle piazze e di parlare, di ascoltare, di cantare, di leggere, di socializzare, tutte cose che con l’egemonia dei social media si erano in parte perdute. Soprattutto gli studenti e i lavoratori hanno dato inizio a queste forme di lotta socializzata che sembravano antiche, superate dalla interattività dei mezzi di comunicazione, e che invece sono state resuscitate con caparbia tenacia, ottenendo successi del tutto inediti e inspiegabili.
Naturalmente, non sono mancati scontri con la polizia. E non solo. Ovunque sta prendendo piede la cosiddetta Notte in piedi, ovvero la capacità del movimento di restare nelle piazze e di parlare, di ascoltare, di cantare, di leggere, di socializzare, tutte cose che con l’egemonia dei social media si erano in parte perdute. Soprattutto gli studenti e i lavoratori hanno dato inizio a queste forme di lotta socializzata che sembravano antiche, superate dalla interattività dei mezzi di comunicazione, e che invece sono state resuscitate con caparbia tenacia, ottenendo successi del tutto inediti e inspiegabili.
È il segnale che la generazione
degli studenti liceali e universitari è stanca di parlarsi attraverso il gelo
umano di Facebook o i 140 caratteri di Twitter. È finalmente venuto il tempo di
incontrarsi e di parlarsi in modo diretto e senza più inutili mediazioni. È la
vittoria del movimento reale, del linguaggio autentico dei corpi, del confronto
im-mediato sulle strade e nelle piazze. Nelle notti in piedi dei ragazzi, dei
lavoratori, dei pensionati francesi, a Parigi, dov’è nata, come a Nizza, da
Tolosa a Rouen, ogni persona vale come tale e ogni parola è ascoltata con
interesse da migliaia di altre persone che sono là, in carne e ossa. Di questo
movimento, prima o poi, in Francia, e in tutta Europa, bisognerà tener conto.
Sembra che all’inizio il loro modello fosse quello degli indignados spagnoli,
che si riunivano alla Puerta del Sol di Madrid nel 2011. Forse è vero, ma il
movimento francese ha dato tali segni di vitalità che ha cambiato notevolmente
stili, lessico e linguaggi degli indignados.
Torniamo alle mobilitazioni di
sabato 9 aprile. Per la sesta volta, centinaia di migliaia di francesi hanno
voluto dire no alla riforma del lavoro in discussione all’Assemblea nazionale.
Le mobilitazioni sono state indette dalle principali organizzazioni
studentesche, liceali e universitarie, tra le quali soprattutto la UNEF,
l’Unione degli studenti di Francia, dalle organizzazioni di solidarietà, dal
più grande sindacato francese, la Cgt. Gli slogan erano: “Basta con questa
società, che non offre che disoccupazione e precarietà”, “redistribuire il
tempo di lavoro, redistribuire la ricchezza”, e infine il più duro e realista,
quello scritto su centinaia di cartelli portati soprattutto dalle donne:
“lavorare per guadagnare poco, non siamo i vostri lacché”. Ecco come una
pensionata parigina racconta la sua presenza a tutte le mobilitazioni: “i
giovani? Sono certamente in tantissimi. Io c’ero nel maggio del 1968, quando la
rivoluzione cominciò e dilagò in tutto il mondo. Ma i giovani di oggi non hanno
la stessa cultura dei giovani del ’68, perché guardano con tanto pessimismo al
loro futuro. Noi invece volevamo essere protagonisti del nostro futuro. Nei
loro occhi vedi la rabbia, ma anche l’impotenza. È per questo che anche noi
pensionati, in migliaia, siamo con loro, per trasmettergli un poco di
ottimismo”. E infatti, tanti ragazzi la conoscono e le si avvicinano. Uno le
dice: “ci vogliono precari, vogliono precarizzare la gioventù, per questo
vogliamo licenziare i padroni”. Un altro studente ammette: “la loro libertà di
fare profitti è la nostra schiavitù”. Tuttavia, sentono che qualcosa sta
cambiando, che qualcosa è già cambiata.
Aissatou Dabo, 18 anni, studente
universitario di Scienze politiche a Parigi 8, portavoce del coordinamento
nazionale, commenta: “ora siamo davvero più felici, in rapporto alle scorse
settimane. Siamo molti molti di più”. Ed aggiunge che “l’obiettivo è lo
sciopero generale, ma per arrivarci occorre coordinarsi, e convincere i
sindacati a promuoverlo”. Su questo punto di conflitto coi sindacati Dabo è
molto chiaro: “i sindacati hanno annunciato una prossima data di mobilitazioni,
ma troppo lontana secondo noi. È desolante. Noi studenti torneremo in tutte le
piazze il 12, il 14 e il 20 aprile”. E cosa dice il coordinatore nazionale
delle proposte di modifica del governo Valls? “Non abbiamo bisogno di modifiche
cosmetiche”, dice, “chiediamo una volta per tutte semplicemente il ritiro della
legge”. E infine, ecco la conferma di un progetto che non si ferma alla legge:
“il movimento ha deciso di durare, di darsi una struttura, di continuare a
parlarsi e a parlare alla Francia”.
Infine, il giudizio di Léa, 23
anni, studentessa di Giurisprudenza, a proposito del tentativo di Valls di
introdurre l’estensione della durata delle borse di studio per gli studenti
all’ultimo anno: “sono solo mezzucci per calmare la mobilitazione. Ma non ci
calmeranno mai!”

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