Politica o antipolitica, che ci sta in mezzo?
Indubbio che la politica
stia attraversando una crisi profonda: lenta ed impreparata alle condizioni ed
ai fenomeni che si accavallano velocemente, che trasformano e pongono nuovi e
diversi fenomeni mentre si continua a discutere senza scegliere soluzioni immediate.
Arretrata, incapace di
rincorrere tecnologie e performance, insicura tanto da stringere le proprie
ormai inutili logiche in un abbraccio mortale per la società, disgregata di
fronte ad immigrazioni ed economie solidali, pressata da culture incontrollabili
che mescolano pensieri ad abitudini ma non producono equità e temperanza, la
politica annega in un ritardo che non crea orizzonti e lascia aperti i confini
a populismi ed antipolitica.
Disequilibri gravi che pesano sui futuri, li offuscano e non lasciano spazi al recupero rintanandosi in alibi che
nascondono confusioni e disorientamenti.
Si offusca la semantica complicando significati,
contesti, limiti e descrizioni, si cristallizzano in grandi aree temi irrisolti
che assumono interpretazioni relative di cui la politica si serve per offrire
sponde di legittimazione a questa o a quell’altra soluzione. Scattano i giochi
dello schieramento.
Il gioco attrae ma sfuma concetti e sensi lasciando insoluti i grandi dibattiti su lavoro, finanza, immigrazione,
fedi religiose, differenze di civiltà, profili identitari, omosessualità, integrazioni
trasversali su uguaglianza tra
uomini e donne, in breve gender mainstreaming, profili identitari, sicurezza, misura ed etica.
Scaturisce la dialettica benpensante,
legata alla conservazione del pensiero, che già costruito è generalmente un'ancora, del conformismo che incatena al
passato e nega la criticità del nuovo inaccettabile.
A tale resistenza si oppone la dialettica più
irritata, quella che prospetta il rovesciamento radicale di un ordine costituito e impaurisce, come tutte le rivoluzioni. Siamo sempre
impreparati alla storia nuova, ai cambiamenti, al pensiero divergente vissuto
quale pericolo e rischio e spesso definito antipolitica. In tale termine coesiste il pre-giudizio ed il gioco interpretativo. A mio parere occorre ri-descrivere l'antipolitica in parallelo alla politica, definendone i contorni fuori da sensazioni di avversione ed
ostilità, in pensieri politicamente corretti. Ciascuno di noi ne è capace se si ferma a chiedersi i perché.
Non credi?
In fondo il pensiero stesso è una
abitudine ed in quanto tale può cambiare,
purché non lo si prospetti nemico.
Maria Frisella
Bisogna ri-descrivere. Esatto.
RispondiElimina