Da tempo sono pesi insistenti ogni volta che la cronaca
riporta sbarchi di migranti e morti, atti terroristici e morti.
Io
non voglio piangere morti e sono certa che nemmeno tu.
Non
so nemmeno se la recente decisione assunta al vertice Ue del 17-18 marzo sulla crisi migratoria,
e le priorità economiche conseguenti, possa portare vantaggi a quel troppo lungo
processo di controllo dei flussi. Il ruolo della Turchia in merito, che Martin
Schulz considera partner fondamentale, ha forse trovato un passaggio se lo
stesso Schulz ha sottolineato non la dipendenza dalla Turchia ma la
collaborazione perché la Grecia possa sentirla come “paese terzo sicuro”. Ma c'è anche il problema di Giordania e Libano, che insieme
accolgono 2,9 milioni di profughi, un limite che non consente più deroghe.
Il
controllo dei flussi è una "conseguenza" del fenomeno migratorio abbastanza
complesso ed incrocia ineluttabilmente le economie europee, in una fase
estremamente delicata, e le economie mondiali che modificano i propri punti di riferimento
Inoltre
qui non si tratta di accogliere tutti! Attenti, non si nega il principio dell’accoglienza,
il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker lo ha sottolineato,
chiudendo una fase decisoria di quel piano che era iniziato in novembre del
2015 e si era vivacizzato dopo la dichiarazione UE-Turchia del 7 marzo. Qui si tratta di non
fare di tutte le erbe un fascio confondendo
economie e diritti. C’è un flusso migratorio irregolare che va fermato, e
non solo quello che passa dalla Turchia, anche perché su questo giocano i trafficanti
di esseri umani come pure i business dell’accoglienza.
Ci
sono quelli che chiedono asilo e i rifugiati, ma ci sono anche altri,
irregolari, che non hanno titolo ad essere accolti e spesso non si sa nemmeno chi siano. Intanto per disciplinare il
problema noi europei investiamo in questo momento in Grecia ben 4000
funzionari, guardie di frontiera, esperti in materia di asilo e interpreti. I migranti irregolari in viaggio dalla Turchia verso le isole greche
dovranno tornare in Turchia.
Il
tema continua a dibattersi, oltre al Forum europeo già previsto in aprile, a
Palermo alla fine del mese in un convegno sul ruolo della criminalità
organizzata nei flussi migratori e nella tratta degli esseri umani.
Sul fronte è molto viva l’allerta Isis.
Collegata o collegabile? Forse. Abbiamo i fatti più recenti di attacco alle
città europee e le minacce dello Stato Islamico di nuovi attentati in Europa.
Un clima davvero confuso e non solo dal
fumo delle esplosioni. Il premier belga Michel dice: “Quello che temevamo è
accaduto”. Eppure è ipotizzabile che aumenti il già alto numero dei foreign
fighter in Belgio, specie al rientro dalla Siria di ragazzi delle banlieue
brussellesi, le periferie a rischio come succede in tutti gli altri paesi
europei. I timori sono diffusi, ma come si fa a prevenire le trame nell’ombra?
Il
terrore è programmato con mezzi che da qualche parte si trovano e continuano ad
essere trovati, l’Isis si arma, e se non è Isis sarà una nuova cellula ma le
armi le hanno. Il terrorismo è anche globale e seminare la paura, abbiamo
constatato da quell’11 settembre, non è impossibile.
Per
questo io sostengo che l’accoglienza è solo un effetto delle migrazioni e se
veramente si volesse affrontare la radice del problema, si dovrebbe costruire un
sistema di economie solidali. Non solo la cooperazione delle intelligence per
curare il virus esistente, ma anche una politica comune che consenta lo
sviluppo dell’integrazione delle economie in quei paesi da dove parte la gente
disperata e dove si nutrono gli esaltati.
Non si vince mescolando gli uomini come le carte di un mazzo, tentando di trovare semi e
figure combacianti in un gioco a caso. Non è piangendoci sopra o sollevando i pietismi di turno che si
cambia mazzo.
In
gioco sono gli equilibri sociali tra i Paesi senza i quali
le guerre continueranno proprio contro i diritti dell’uomo nella sua terra. Il
potere continuerà a calpestarli con qualunque mezzo.
Maria
Frisella

Nessun commento:
Posta un commento