Un libro è una storia infinita
che palleggia tra altre storie e riporta all'ordinario ciò che sembra non
comune. Accade, sì, accade ad altri ciò che pare solo un proprio angolo di
sofferenza tenuto nascosto tra le pieghe
dei pensieri e ritrovato poi tra le parole di un libro.
Magari non si chiama come te
chi soffre come te, ma è lì come fosse universale a ricordarti che sei come gli
altri, senti come gli altri, piangi come gli altri.
Ricordi come Albert Einstein era
vicino alla realtà del tuo significato quando ricordava che altri uomini hanno
faticato per costruirti interiormente e fuori.
Non è dominando l’impulso che puoi
scoprire le risposte che cerchi, né rimettendo nell’oblio le emozioni che
provi, le angosce della crisi che ti coglie.
Sei vivo se poni te stesso tra i perché fino a comprendere che la conquista
del tuo sogno è la conquista di te stesso.
A nulla serve inseguire il sogno e piangerne
l’irraggiungibilità se dentro quel sogno non hai spinto te, la tua memoria, il
tuo dubitare sapendo che i tormenti di una notte buia trovano luce nel tuo giorno vissuto, purché risolto.
Eppure senza quel libro tra le mani
spesso si tarda a ricercarsi, prigionieri nella distensione del tempo.
E capita
che le parole di quel Macbeth (Atto
V, Scena V) che credevi ti incatenassero dentro la favola raccontata dall’ idiota, denudino
un uomo disperato e solo
che non ha dato sintesi al rumore ed al furore:
"Domani, poi domani, poi
domani: così, da un giorno all’altro, a piccoli passi, ogni domani striscia via
fino all’ultima sillaba del tempo prescritto; e tutti i nostri ieri hanno
rischiarato, a degli stolti, la via che conduce alla polvere della morte.
Spengiti, spengiti, breve candela! La vita non è che un’ombra che cammina; un
povero commediante che si pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo, per la
sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena
di rumore e di furore, che non significa nulla"
Non
lasciarti vivere, ecco il principio, non restare all'ombra.
Ogni rumore,
ogni furore lascia un segno, costruisce la strada, cerca i perché e le risposte
che sono universali ed il nulla è
vanificato quando ciascuno riesce a non
perdersi nel silenzio di se stesso.
In fondo non
si è mai unici se non chiamandosi con il proprio nome e riconoscendosi tra
altre unicità.
Maria Frisella

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