Ora,
c’è un governo regionale, che per sopravvivere, ha bisogno di numeri a suo
favore in assemblea regionale.
Ed
ogni mese tratta con pentiti che fanno un nuovo partito e prendono un
assessorato per vendere il loro voto.
C’è
un popolo alla fame.
Il
rischio di perdere il lavoro, oggi, tocca i precari di un mondo creato con
l’illusione che alla fine di un lungo travaglio li avrebbe visti assunti da
mamma regione. Ed intanto li ha visti sottopagati. C’è un mondo di nonne e zie
straziate dal sostenere figli e nipoti. C’è un mondo di uomini e donne che da
blog, giornali online, gruppi, movimenti si lamenta e crea incontri e
manifestazioni.
Ci
sono, quindi, tutti gli elementi di una bomba sociale che può esplodere da un
momento all’altro. E che succede?
Niente.
Ciascuno attende il proprio turno per salire mezz’ora sul carretto del potere
senza accorgersi che su questo si basa la strafottenza dei politici a tutti i
livelli.
Ed
intanto le agendine elettorali si gonfiano di numeri e di contatti telefonici.
Quindi
siamo la causa della nostra malattia, non la cura.
Carlo
Mocera

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