Beh, la
mente gode quando, ad esempio, di ritorno dalla stradina che unisce casa tua al
cimitero del paese, incontri un SUV d’ultimo tipo e, dentro, vedi
litigare animatamente una coppia sulla
scelta del percorso … tutto
acciottolato.
La mente
gode perché tu, a piedi, hai visto e raccolto salvia, alloro, fichi, le ultime
more, venti fili di finocchietto, sorbi e pensi che loro stanno litigando
dentro un Suv superaccessoriato con GPS che indica dove sono, ma non cosa hanno attorno.
La mente
gode quando pubblichi un post su un
social al quale hai lavorato di cesello per un ora e chi legge, riassumendo la
propria ignoranza e l’impossibilità a comprenderlo, risponde con un … “già”.
Che vorrebbe dire tutto e non dice un cazzo.
La mente
gode quando l’ironia che hai speso per
commentare un fatto, una frase, un ragionamento non viene percepita dall’interlocutore che
associa il tuo commento ad un comportamento non allineato con i commenti sin li
espressi e quindi assume tu debba essere un infiltrato con chissà quali fini. E
questo non va bene nel girone del pensiero omologato.
La mente
gode quando, in un confronto dialettico, ti trovi a contrastare le idee che non
condividi di un politico e ti accorgi
che sul tuo ultimo intervento cala il silenzio di ghiaccio della sua
consapevolezza di avere esaurito gli
argomenti validi a supportare la propria tesi e ti grida fascista o comunista,
a seconda la mangiatoia alla quale è assiso al momento.
La mente
gode quando incontri gli occhi di qualcuno e, senza profferire parola, ti trovi
a sorridere delle cazzate che state ascoltando e godete entrambi all’unisono.
Carlo
Mocera.

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