Il 2015 ha visto per l’area balcanica un ulteriore colpo alla stabilità ed
alla pacificazione dell’area. Gli scontri di piazza verificatisi negli ultimi
mesi dell’anno, dopo che è partita una campagna propagandistica governativa che
intende guidare l’opinione pubblica verso l’entrata nella NATO. Alcune forze come
il Fronte Democratico e il movimento per la pace “NO alla guerra-NO alla NATO”,
hanno deciso di scendere in piazza con proteste che la polizia, su ordine del
governo, ha cercato di reprimere violentemente. Ma penso sia errato pensare che
la protesta riguardi in primis la questione NATO (pur centrale).
A chi segue da
vicino le vicende montenegrine, non sfugge che, giustamente, queste forze
stanno cercando di portare in piazza la gente con una lettura complessiva della
situazione del paese. Uno stato che sta sprofondando, secondo le stime del FMI
e degli economisti internazionali, verso lo stadio della povertà assoluta per
fette sempre più consistenti della popolazione, ormai celebre a livello
internazionale per una corruzione dilagante, una criminalità che ha messo salde
radici nel paese (le varie mafie, italiana, russa, albanese hanno
finanziariamente il paese nelle loro mani, come denunciato anche dai centri di
investigazione italiani ed europei). Non bisogna dimenticare che lo stesso
primo ministro del Montenegro, Djukanovic, è indagato dalla Procura italiana
per connivenza con la Sacra Corona Unita pugliese. Il governo che cosa fa di fronte a questo
scenario? Lancia una privatizzazione selvaggia, pratica un programma di
riduzione o addirittura abolizione delle ultime norme di stato sociale, elimina
i benefici rivolti agli investimenti sull’occupazione dei giovani, blocca le
pensioni e i salari, inasprisce le leggi che limitano libertà sociali e
politiche…ma investe milioni di euro per campagne mediatiche di
pubblicizzazione e sostegno all’ingresso nella NATO come obiettivo fondamentale
per la crescita del paese. Incontri della NATO
organizzate nel più lussuoso hotel della capitale, ricevimenti nei ristoranti
più costosi, meeting in cui il numero degli altoparlanti spesso superava il
numero di cittadini presenti, continui spot televisivi a pagamento sulle TV,
decine di cartelloni pubblicitari in ogni città del Montenegro. Ma tutto
questo non per caso, come spiegano bene i leaders delle proteste: infatti il
governo è cosciente che nel paese, la maggioranza della popolazione, o rifiuta
la NATO come prospettiva, oppure la considera come una alleanza ad essa non
benevola. Una alleanza militare, che non solo ha
bombardato il paese, ma ha utilizzato armamenti come quelli a base di l’uranio
impoverito o le cluster bombs,
devastando per sempre il territorio e l’ambiente. Il movimento di
protesta, per far prendere coscienza di cos’è la NATO, ha prodotto documenti dove si cita l’opuscolo con le indicazioni obbligatorie, ai
tempi dei bombardamenti sulla RFJ, per i soldati della NATO in Kosovo, dove era
scritto testualmente: "L'inalazione
di particelle insolubili di polvere di uranio è associata con conseguenze per
la salute a lungo termine, tra cui il cancro e difetti di nascita. Questi effetti
possono diventare visibili solo qualche anno più tardi". Il movimento ha portato avanti una richiesta
ufficiale al Ministro della Sanità montenegrino, il
dottor B. Šegrta, perché presenti pubblicamente le statistiche ufficiali dal
tempo della campagna di bombardamenti NATO, dove si rileva l'aumento di
malattie e di decessi per malattie maligne, nel corso degli ultimi due decenni,
e per avviare la formazione di un gruppo di esperti indipendenti, nonché per
fornire una stima di quanta incidenza hanno avuto su questo, i bombardamenti
NATO e l'uso di munizioni all'uranio impoverito. E’
proprio muovendosi in questo quadro complessivo e sociale che, in particolare a
Podgorica, sono scese in piazza migliaia di persone, con una forma di
autorganizzazione, su parole d’ordine che affermano che l'inclusione del
Montenegro nel processo di integrazione euro-atlantica non porta sviluppo,
consolidamento o prosperità al paese. Va rilevato che in questo momento non vi
è in Montenegro un partito o una forza politica consistente, con una politica o
una proposta chiara e concreta, all’interno dello stesso Fronte Democratico che
guida le proteste di piazza; al suo interno vi sono esponenti che appoggiano le
proteste ma in realtà sono legati ad interessi interni al sistema e lontani
dalle reali esigenze e bisogni della gente. Si tratterà di capire
nell’evolversi della situazione, chi manterrà una posizione ferma e chi si
adeguerà per salvarsi lo scranno. Uno scenario già visto in Montenegro ai tempi
della secessione dalla RFJ e anche in Serbia.
Intanto dopo
le manifestazioni di ottobre e i violenti scontri, a metà dicembre si sono
svolte nuove proteste e manifestazioni con la parola d’ordine contro la guerra
e contro la NATO, per un referendum popolare e per le dimissioni del governo.
"Se
si impedirà il referendum e ci sarà un tentativo fraudolento in Parlamento
circa la decisione di adesione alla NATO, il Montenegro sarà portato sull'orlo
di uno conflitto interno molto pericoloso", ha dichiarato al comizio, Andrija
Madic, il leader del Nuovo Partito Democratico Serbo, sicuramente il motore più
deciso e consistente di queste proteste.
La protesta è nuovamente tornata davanti al parlamento con la partecipazione di quasi 10.000 persone, secondo gli organizzatori.
Il 2 dicembre la NATO ha ufficialmente invitato il Montenegro a diventare un suo membro, provocando la reazione diplomatica della Russia, che ha bollato questo passo come una minaccia alla stabilizzazione e pacificazione dei Balcani.
Nel frattempo il Primo Ministro montenegrino Milo Djukanovic, preoccupato per gli esiti della consultazione popolare, ha risolutamente respinto gli appelli per organizzare un referendum sulla adesione al Trattato NATO.
"Ci hanno invitato solo per avere un po' di più soldati da mandare nelle loro guerre e poi contro la Russia. Noi in Montenegro non dobbiamo e non dovremo prendere parte a questa partita", ha dichiarato Bulatovic, ex presidente del Montenegro jugoslavo, ai manifestanti che sventolavano bandiere russe e serbe e cantavano "Putin è con i serbi!" e "Madre Russia!"
"Assassini della NATO", urlava la folla, mentre alcuni partecipanti portavano candele in memoria delle vittime dei bombardamenti della NATO in Montenegro.
La protesta è nuovamente tornata davanti al parlamento con la partecipazione di quasi 10.000 persone, secondo gli organizzatori.
Il 2 dicembre la NATO ha ufficialmente invitato il Montenegro a diventare un suo membro, provocando la reazione diplomatica della Russia, che ha bollato questo passo come una minaccia alla stabilizzazione e pacificazione dei Balcani.
Nel frattempo il Primo Ministro montenegrino Milo Djukanovic, preoccupato per gli esiti della consultazione popolare, ha risolutamente respinto gli appelli per organizzare un referendum sulla adesione al Trattato NATO.
"Ci hanno invitato solo per avere un po' di più soldati da mandare nelle loro guerre e poi contro la Russia. Noi in Montenegro non dobbiamo e non dovremo prendere parte a questa partita", ha dichiarato Bulatovic, ex presidente del Montenegro jugoslavo, ai manifestanti che sventolavano bandiere russe e serbe e cantavano "Putin è con i serbi!" e "Madre Russia!"
"Assassini della NATO", urlava la folla, mentre alcuni partecipanti portavano candele in memoria delle vittime dei bombardamenti della NATO in Montenegro.
"Ci hanno bombardato per più di 70 giorni, quindi come possiamo perdonarli per le vittime e la distruzione del nostro paese? In nessun modo e mai potremo dimenticare questo", ha detto Radomir, un elettricista di 46 anni in un intervento.
Il presidente del Centro NO Guerra-NO NATO, Gojko Raicevic ha dichiarato
al sito Analytics che le possibilità di contrastare e piegare l’attuale governo
sono fondate sulla speranza che il popolo del Montenegro non abbia perso la voglia di cercare la libertà
sopra ogni altra cosa.
Il
Fronte Democratico è una coalizione politica di opposizione in Montenegro. E' composto
dal Nuovo Partito Democratico Serbo, dal Movimento per il cambiamento, dal Partito
Democratico del Popolo, dal Partito dei Lavoratori e dal Partito Unito dei Pensionati
e Disabili, oltre ad associazioni, organizzazioni studentesche, accademici,
personalità indipendenti e anche una frazione del Partito Popolare Socialista. L'obiettivo
di questa alleanza è di rovesciare il Partito Democratico dei Socialisti del
Montenegro di Milo Đukanović, che è al potere dal 1991.
Miodrag Lekic ex ambasciatore a Roma della RFJ, ha guidato la lista dell'alleanza alle elezioni parlamentari dell’ottobre 2012 e alle elezioni presidenziali del 2013, supportato sia dal Fronte Democratico che dal Partito Popolare Socialista. Secondo la relazione della commissione elettorale fu sconfitto con un margine strettissimo da Filip Vujanović, sostenuto dalle forze governative. Ma molti osservatori internazionali indipendenti rilevarono che la vittoria di Vujanovic era frutto di una massiccia frode elettorale.
Miodrag Lekic ex ambasciatore a Roma della RFJ, ha guidato la lista dell'alleanza alle elezioni parlamentari dell’ottobre 2012 e alle elezioni presidenziali del 2013, supportato sia dal Fronte Democratico che dal Partito Popolare Socialista. Secondo la relazione della commissione elettorale fu sconfitto con un margine strettissimo da Filip Vujanović, sostenuto dalle forze governative. Ma molti osservatori internazionali indipendenti rilevarono che la vittoria di Vujanovic era frutto di una massiccia frode elettorale.
Una breve cronaca degli avvenimenti.
Il
Metropolita della Chiesa Ortodossa serba Amfilohije alle manifestazioni di Podgorica
“Non
vi è alcun motivo
per la polizia di stare qui a controllare chi è qui per costruire,
altri sono i luoghi dove si distrugge, si rapina, si ruba, distruggendo così il Montenegro
e il suo onore…si allontani la polizia
da qui e da queste persone, lottano per la libertà,
per essa sono qui e vogliono la libertà di costruire il proprio futuro",
ha dichiarato alla piazza il metropolita Amfilohije.
“Invece
di favorire una equa ripartizione di tutti i beni, c’è chi ha collaborato con
la criminalità europea; ora che sono diventati borghesi, si dicono a favore la
democrazia. Tutto ciò che è stato costruito dal popolo, questi lo hanno ridotto
ad una triste realtà. Quella che era una nazione, ora non c'è più. Ora abbiamo
miliardari che insieme con altri miliardari europei e americani disgregano il
paese. E dall’altra parte abbiamo sempre più poveri.” 'Non va bene ", diceva San Pietro. Non si costruisce su questo il futuro del
Montenegro", ha detto l'arcivescovo. "La
vera Europa è Dante, non questi che hanno bombardato il Montenegro non troppo
tempo fa ".
Il
Metropolita ha anche dichiarato che “quelli senza cervello [krivomozgići] hanno invocato l'occupante. Chi è che mi proclama nemico del popolo?
Questo governo? Lo sanno che qui c’è stata per cinquant'anni una ideologia
comunista, che ha anche avuto qualcosa di buono, quando ha predicato la
fraternità e la condivisone paritaria delle risorse e l'uguaglianza tra le
nazioni? Costoro ora sono uniti con il crimine europeo e ora sono per la
democrazia e la borghesia", ha aggiunto.
Il leader del FD Andrija Mandic ha ringraziato
Amfilohije per la sua presenza e ha detto che "avevano sperato tanto che lui
fosse stato con loro lì in quella piazza, anche la notte". Al che
Amfilohije ha chiesto un posto in una delle tende della protesta.
Video
attacco e arresti delle forze speciali montenegrine:
NON NEL MIO NOME!!
A cura di
Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia, dicembre 2015

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