In Germania è l’opinione comune che i giovani maschi mussulmani praticanti sono più disponibili alla violenza ed hanno un modello machista più forte e semplificato (le donne o sono madonne o sono puttane) dei giovani migranti con altre appartenenze religiose. Ma non si deve trascurare che oltre il 70% degli aggressori sessuali sono tedeschi, il 30% straniero. E’ tuttavia molto più difficile che un tedesco sia condannato e denunciato rispetto a uno straniero.
Questi dati, ovviamente, non riducono la portata dei fatti di San Silvestro, la vera e preoccupante novità di ciò che è successo, facendo scoppiare nel cuore dell’Europa fenomeni, modelli di comportamento collettivo, che ritenevamo potessero succedere solo altrove, in luoghi dove la posizione delle donne è più visibilmente debole, la prepotente violenza maschile più facilmente condonata anche quando agisce in pubblico.
Ma se il carattere di massa e organizzato deve far preoccupare per un così visibile scollamento, da parte di alcuni gruppi di migranti vecchi o nuovi, rispetto alle regole della società di accoglienza, anche il comportamento delle forze di sicurezza, più che ad un paese democratico avanzato, fanno pensare appunto a quei lontani paesi in cui queste cose avvengono: una polizia che non vede, non interviene, sottovaluta, quando non è complice. Ed anche il troppo lungo silenzio e imbarazzo della stampa lascia perplesse.
Se anche fosse vero, come si dice, che si è trattato di una reazione da politically correct, per non soffiare nel vento della xenofobia in aumento (ma anche i giornali di destra sono stati zitti), vorrebbe dire che non toccare la sensibilità dei migranti, non rompere equilibri politici delicati sulla questione dell’accoglienza ai richiedenti asilo, hanno avuto la priorità rispetto alla difesa delle donne. La sicurezza delle donne, la loro libertà di movimento e di azione, non è al sicuro non solo perché ci sono bande di stranieri che sfogano le proprie frustrazioni e affermano la propria esistenza aggredendole, ma soprattutto perché anche i loro civili, democratici, acculturati concittadini, specie quelli in posizione di responsabilità, sottovalutano i rischi e la realtà della violenza di genere, da qualsiasi parte e per qualsiasi motivo essa avvenga.
Con il rischio che l’aggressione che hanno subito questa volta non diventi alibi per militarizzare le piazze, ma migliora sicurezza nelle case e negli uffici dove rischiano molto di più. Bisognerebbe fare del rispetto per le donne – del paese ospitante, ma anche della propria famiglia e del proprio gruppo – uno dei criteri per concedere il diritto a rimanere. Un uso strumentale anche questo metterebbe il fatto in sé della violenza di genere ancora una volta in secondo piano.

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