Cuccìa e arancine
Il 13 dicembre dedicato a Santa Lucia
Ed anche oggi ci riporta al passato, a Santa Lucia che forse nacque a
Siracusa nel lontano 283 ed alla sua storia più antica che risale ai greci in
Sicilia.
Abbiamo mangiato le arancine e la cuccia. Ma perché?
Nulla a che vedere con gli occhi della santa che, anzi, sembrerebbe che non
se li sia strappati come racconta una vecchia storia legata alla fede ed al
nome della santa che richiama la luce.
Ma è bello crederci perché fortifica la speranza di chi ha bisogno di guarire la propria vista.
D’altronde in questo giorno si dovrebbe dedicare alla santa il digiuno, indicato
dalla chiesa per la dimensione spirituale della festa con l’astensione dal
consumare pasta e pane. Un detto palermitano sottolinea: “Santa
Lucia, vulissi pani, pani unn’ aiu e accussi mi staiu”.
Il suo culto inizia a Siracusa dove viveva la famiglia a cui apparteneva. Ma
la sua tomba non è lì dove fu eretta la chiesa in suo onore ma, dopo un breve
periodo di sepoltura a Costantinopoli, si trova a Venezia dove il Doge Enrico Dandolo dispose
che venisse traslata come bottino di guerra quando i Crociati vinsero nel 1204 una
delle battaglie per riconquistare Gerusalemme.
Una donna importante dunque, non perché appartenesse ad una famiglia
aristocratica che però aveva speso tutto il denaro per la guarigione della
madre Eutichia, era malata da anni, quanto perché si dice che quella fanciulla nutrì
una grande fede in sant’Agata. Pregava
sul suo sepolcro ed essendosi addormentata sognò di dire proprio a Sant’Agata
che il miracolo lo attendeva solo da lei. Sant’Agata guarì la madre e Lucia volle
ringraziarla dedicandole la sua vita. Si convertì ma il suo promesso sposo
pagano, non si capisce bene se per gelosia o vendetta, la denunciò in un periodo
in cui i cristiani venivano perseguitati per editto dell’imperatore
Diocleziano. La donna fu processata e condannata ad essere esposta accanto a
prostitute ma quando tentarono di farlo
con la forza si accorsero che il corpo di Lucia era diventato così pesante da
essere inamovibile. Fu quindi sottoposta
a torture che non la piegarono fino a che il proconsole ordinò la sua
decapitazione.
Certo, l'iconografia la riproduce con un pugnale conficcato in gola ma
questo si deve al racconto latino che vuole la morte della santa per jugulatio
e non per decapitazione.
Il suo culto rimase intenso tanto che, durante la dominazione spagnola, quando
la città di Siracusa fu colpita da una tremenda carestia, il popolo rivolse la
sua preghiera disperata alla donna santa e proprio in quel frangente arrivò in
porto una nave carica di frumento che per la fame il popolo bollì subito
trasformandolo in cuccìa, il cui nome deriva proprio da “coccio”,
chicco.
Poco importa se siracusani o palermitani, il miracolo si era compiuto.
Il 13 dicembre di ogni anno non si mangia dunque né pane né pasta ma il
frumento ed il riso. Di certo li si condisce variamente, l’uno con ricotta o
latte e cioccolata, l’altra con le farciture a base di carni e verdure, funghi
e formaggi, più di recente anche il salmone.
Non ci facciamo mancare niente e non perché si sia affievolita la dimensione
religiosa della festa ma perché…..chissà mai dovessimo soffrire la fame meglio
soddisfarla subito con tutti gli onori!
Mafri
Nessun commento:
Posta un commento