
Ho ricevuto una telefonata da Giulia. Giulia è un architetto, è palermitana e mi propone di esprimere una opinione scritta inerente al progetto per la ricostruzione di Villa Deliella, ovvero uno dei capolavori di Ernesto Basile distrutto in una decina di ore nel 1959.
Di seguito, pubblico la mia lettera.
Grazie per l'attenzione.
Ciao Giulia ho letto il documento. Non ho niente da eccepire come qualsiasi
palermitano che ama la sua città e soffre per il decadimento economico,
strutturale, culturale e umano che da anni avvilisce la migliore
comunità.
Il documento allegato è intoccabile perchè solleva rivalse di
tipo morale che sono sempre attuali, dato che il malgoverno è proprietario dell'inefficienza e inciviltà che inquina la quotidianità e
tutti gli spazi dedicati al benessere comune. Villa Deliella seppure abbattua in una notte, è
caduta subito nell'oblio.
Non devi meravigliarti se nessuno ha visto o sentito niente
perché l'abbatimento di un monumento solleva dispute paragonabili
all'affondamento del Titanic e sarebbero centinaia di morti. Non ha avuto altra
eco che la memoria differita ad opportunismi da strapazzo utili a
sollevare rancori e vendette personali. Questo turbamento è un motivo di
malessere sociale estendibile a tutta la Sicilia che condivide anche l'inconscio
collettivo della popolazione isolana depressa o disillusa. Circostanze che
mortificano Palermo che è La Capitale. Tutti i palermitani sono da decenni
traditi nei motivi di identità e appartenenza e questo tradimento ha
sperimentato strategie che si sono rivelate infallibili. Quindi, ma potrei dire
dunque, il malessere reificato in angoscia è veicolo di possibile panico che non
coinvolge la volontà politica disattenta alla perdizione dei valori - in una
parola - culturali, legiferando sinecura e disorganizzazione che risolve solo
nella personale incolumità dei governatori. Io la chiamo "attività a rischio
zero", dove il rischio è sinonimo di un predicato che configura inefficienza in
tempo rale ma obbliga all'assistenza economica indispensabile a mantenere l'ordine
pubblico a Palermo e, più in generale, in Sicilia. Dunque, si sopravvive di elemosine! Siamo questuanti in Italia e in Europa!
Villa Deliella va ricostruita e va ripristinato il governo
della bellezza che stabilisca procedure di urgenza a salvaguardia di questa città che fu bellissima (es.Goethe, Wilde, Segré). La
ricostruzione di Villa Deliella è speculare al successo del nostro ethos, quale
è stato ricordato da illustri personaggi che rimasero ammaliati dalla bellezza
palermitana che vantò i giubili e le declaratorie che solo una terra di
genio può offrire in termini di magica ospitalità. Palermo ha prodotto maestranze
professionali che tutto il mondo ci invidiò a cominciare dalla Fonderia Oretea
che fece scuola in tutta europa. Ovvero la fonderia che realizzò intorno alla metà degli anni 20 le strutture in ferro (con tolleranza di mezzo millimetro) di un vero capolavoro dell'architettura palermitana: Il Teatro Massimo. Della fonderia Oretea non è rimasto più niente. Che destino è, una siffatta irriconoscenza?
Il problema è di carattere morale, e villa
Deliella va ricostruita anche a dimostrazione che la buona amministrazione della
cosa pubblica può da un singolo esempio risorgere con l'impeto che scongiura
fino all'annichilimento la classe politica che da troppi decenni gestisce il
malgoverno con il sofismo dei mafiosi. Sofismo dei mafiosi equivale a dire la
deontologia che adottano all'Assemblea Regionale Siciliana
Villa Deliella custodisce un monito e rappresenta per i palermitani migliori, la versione mortifera e mai sotterrata del potere cogente di questa mafia imperitura che cura il dna dell'ARS ungendo di virus patogeni il resto
della città e dei cittadini che frattanto muoiono lentamente perché inesorabilmente
trascinati nel totale decadimento con il benestare di - posso dire - tutte le
istituzioni che operano in regime di ipocrisia.
Dunque, la ricostruzione di Villa Deliella incarnerebbe un esempio emblematico, pragmatico e
chiarificatore: una risposta concreta alla mafia che come
si impose nel farla distruggere in una decina di ore, ora va mortificata nella
protervia che abusa di ogni possibile tolleranza. Ecco. Bisogna evitare con
decisione, per esempio con la velocissima costruzione di
nuove case circondariali, la recrudescenza di affidamenti nel malgoverno. La ricostruzione di Villa Deliella incarna l'emblema dell'efficienza a dispetto delle inutili speranze che ci fanno morire lentamente, disillusi dai programmi politici di di benessere e ricchezza sociale. Immaginiamo Villa Deliella troneggiare di nuovo mentre simboleggia sia la libertà dalla politica del maleffare, sia l'onestà degli amministratori accordati con il desiderio di restituire Palermo alla sua magnificenza originaria, da VIlla Deliella al Parco della Favorita (un richiamo
turistico da 4 milioni di visitatori all'anno) allo splendore dell'Orto Botanico
e perché no?, all'orchestra sul Palchetto del Foro Italico e ancora alla rinascita
architettonica e professionale del Teatro Politeama (che ha perso il lampadario e ha gli affreschi invasi dai liquami prodotti dalla pioggia mista al guano dei volatili. Alzate la testa e rendetevi conto lo stato miserevole e vergognoso in cui versa) al restauro del Teatro Bellini, una cosa che fa impallidire a confronto della Fenice di Venezia ricostruita in un anno dove l'amministrazione alermitana non riesce da oltre un venticinquennio.
Ma questi miei sono solo degli esempi, perché ad andare in biciletta o a piedi, Palermo si vede, è distrutta e può solo peggiorare. Quindi, basta
con quest'Assemblea Regionale Siciliana delle elemosine e della mafia che fa la questua per avere un alibi contro l'inefficienza e il dolo ideologico e materiale! La mafia è tutta lì dentro. I quattro imbecilli
che si atteggiano a bulli, sono codardi che vengono incoraggiati alla
delinquenza proprio dai nostri deputati capaci di divenire mandanti di nuovi
omicidi eccellenti. Perciò, vanno rimossi in blocco. Non ci basta sapere che siamo già al quarto rimpasto crocettiano? Che buffonata! E non siete memori del governo catanese di Lombardo? Andando a ritroso a quali origini regionali dobbiamo essere riconoscenti? Allora, l'iniziativa di ricostruire Villa Deliella va considerata anche per gli effetti
che produrrà a favore e a sostegno dell'orgoglio palermitano che non può
dispiacere a nessuno, malacarne compresi se, e solo se, un governatore a capo di una cricca mafiosa non
innesca la catena stragista delle esecuzioni sommarie. Dovesse accadere possiamo
solo perdere, perché i mass media parlerebbero di regolamenti di conti tra
cosche. E, tanto per non perdere l'abbrivio, dico che il canone RAI nella bolletta è una dichiarazione di sottomissione alla
dittatura dell'ipocrisia.
Invece, pensiamo anche ad una Palermo senza traffico. Senza
rifiuti perché il riciclaggio è una risorsa da miliardi di euro. Pensiamola e
desideriamola con le vasche e le statue che furono e i viali alberati e i fiori
che in questa terra divina crescono senza preferenza per le stagioni. Pensiamola
con le inferriate in ghisa, con le filiere di alberi e lampioni del liberty che dai balconi ai cestini, dalle sputacchiere (ovviamente obsolete) alle infioriture del ferro hanno caratterizzato la Palermo che i turisti o compratori o visitatori trovano
divelti per la vendita sfusa dei pezzi originali (vedi le
inferriate della salita intendenza di p.zza Marina, quelle di Viale Lincoln dell'Orto Botanico, i merli delle casamatte al suo interno e la condizione a dir poco deprimente di Villa Giulia e Villa Trabia dove è sparito tutto o quasi.)Io, sono anima e corpo con voi. Desiderare il desiderio, è la vera, autentica preghiera.
Marcello Scurria
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