Quante
discussioni sull’ipotesi che i soldi l’avrebbero svilita e che nulla l’avrebbe
legata al principio del valore-lavoro o
al principio di un rendimento, ciò che sostanzialmente che proponevano l’economia classica e quella
neoclassica!
Eppure tanta enfasi ha condizionato fermamente non solo il “modus facendi” nella funzionalità dei beni di cultura ma anche il”modus vivendi” dei beni d’arte. E non è poco considerare quanto anche la scuola ed i suoi modelli abbiano resistito ai cambiamenti transitando con poca convinzione a nuovi modelli. Si è rimasti legati alle convinzioni che la cultura fosse un modello da conservare ed anzi tutelare da invasività per cui ogni ipotesi differente avrebbe comportato la sua distruzione.
Eppure tanta enfasi ha condizionato fermamente non solo il “modus facendi” nella funzionalità dei beni di cultura ma anche il”modus vivendi” dei beni d’arte. E non è poco considerare quanto anche la scuola ed i suoi modelli abbiano resistito ai cambiamenti transitando con poca convinzione a nuovi modelli. Si è rimasti legati alle convinzioni che la cultura fosse un modello da conservare ed anzi tutelare da invasività per cui ogni ipotesi differente avrebbe comportato la sua distruzione.
La sua
produzione dunque era orientata a trasmetterla immutata e quando la si
proiettava in un calcolo di spendibilità equivalente a percentuali del prodotto
interno lordo di certo la si sentiva minacciata profondamente.
Certo
opportunismo ma anche divieti e immobilismo in programmi e musei, hanno reso forte l'alibi della
conservazione come rifugio.
Non
sembri una critica, perché nulla può negare il “valore della
tutela-conservazione” del bene difendendolo da vandalismi alla sua integrità,
da privatizzazioni che lo avrebbero negato alla sua fruizione pubblica o da
distruzioni dovute a logiche edilizie altre o ad incivilità. Decisamente positivi in tale direzione anche
gli interventi di restauro necessari ad urgenti per preservare il bene dai
danneggiamenti del tempo e dei suoi agenti. Ma per quanto tale valore possa essere irrinunciabile non può continuare a guardare solo a se
stesso quanto piuttosto deve coniugarsi al “principio della valorizzazione”. Dare
un valore, oggi, significa aprire alla creatività ed alla produzione di
cultura. Questo confligge con i silenzi e con l’assenza di interventi delle
politiche di settore, fino ad oggi, testimoniate dal fatto che poco, troppo
poco, si è investito. Prevalgono certamente retro pensieri sulla spendibilità
economica del patrimonio culturale
ancora considerato un valore statico piuttosto che parte attiva della politica
economica con la sua “filiera”produttiva. La mia perplessità sulle recenti nomine dei direttori dei Musei ha lasciato il
posto alla constatazione che probabilmente gli strumenti istituzionali nella selezione
sono limitati rispetto alle urgenti esigenze di internazionalizzazione
dell’industria culturale. E probabilmente le stesse accademie di belle arti ed
i conservatori non sono nemmeno sufficientemente attenzionati come poco peso si
è dato alla qualità della formazione.Anche il successo di mostre
itineranti pone il focus sulla distribuzione delle opere la cui gestione
assume oggi un grande valore nel sistema-modello che incentivi ed incuriosisca,
sproni e produca proprio come suggerisce la dimensione dei distretti culturali
italiani più di recente sperimentati. Ma anche
selezioni di idee, innovazioni, mestieri creativi, formano, spingono e
sviluppano il mercato del lavoro dandogli forme e spessori che altrimenti non
si riconoscerebbero. Ma che servono e non possono che contemplare i principi
della valutazione alla quale certa parte resiste. Eppure nel mondo i livelli di
attenzione e di esigenza nello spessore della ricerca sono cresciuti
enormemente e rappresentano già il presente. L’economia delle conoscenza è in
corsa, pre-tende qualità, produce domande di correlazione e risposte di
utilizzo, offre ricchezza. Stabilisce processi inarrestabili che condizionano
la qualità sociale, la spinta innovativa,
e dunque è e deve essere considerata un principio urgente delle
politiche. Mi auguro che conquisti finalmente il suo primo piano.
Maria Frisella
Maria Frisella

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