Un pianeta denso di norme, vincoli e potenzialità. Ma confuso!
Le cronache che hanno animato la cosiddetta ri-forma della scuola sembrano proiettare l'attenzione sull'immissione in ruolo dei docenti, ma non è la sola dimensione che fa la qualità. Punti critici su cui riflettere? Partiamo dal PTOF.
L’argomento è importante e non può
essere affrontato in unica soluzione per cui iniziamo a capire insieme ma
facciamolo a puntate!
Ormai l’etichetta “buona scuola” è nella comune cronaca ma avrei preferito che si mirasse
all’eccellente scuola. Sappiamo tutti che il pensiero tradisce le intenzioni e
le guida per cui ritengo che se avessimo puntato al massimo sarebbe stato
meglio. Ma capisco anche che nei meandri della scuola ci si può anche
disorientare.
La nota legge 107/2015, che nei
suoi articolati declina il quadro di interventi, dovrebbe creare le condizioni
per una scuola contemporanea, quel quadro di interventi sottaciuti e trascurati
che erano stati oggetto ormai di indirizzo nel libro verde e nel libro
bianco già editi in comunione di intenti dalla Commissione europea e dai
Ministeri italiani dell’istruzione e dell’Economia dal 2007.
Ancora una volta i tempi sono
lunghi ma potremo attendere i 18 mesi previsti dalle Norme Finali che delegano
al Governo la complessiva attuazione.
Sulla questione dell’autonomia
scolastica”, che nell’immaginario collettivo è già attuata ma non lo è
totalmente, ci si riporta all’art.21 della L 59/1997 ed al DPR 275/1999.
Il legame che unisce la scuola al
territorio diventa fondamentale per formare la “cittadinanza attiva” che
dovrebbe sviluppare la coscienza civile e sociale partendo da ciò che può
essere fatto nella propria realtà geografica in direzione della valorizzazione
del contesto.
Chi conosce il POF, il Piano
dell’Offerta Formativa deciso in Collegio dai Docenti su indirizzi dettati dal
Consiglio di Istituto e da questo poi approvato, lo sentirà definire PTOF,
Piano Triennale dell’Offerta Formativa, i cui indirizzi verranno dettati invece
dal Dirigente della scuola pur se sempre approvato dal Collegio entro il mese di
ottobre di ogni anno e di seguito dal Consiglio di Istituo.
Poiché un piano triennale, che
comunque può essere rivisto annualmente, deve prevedere l’organico
dell’autonomia“funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e
progettuali delle istituzioni scolastiche”, sembrerebbe che qui si giochi
una certa libertà di scelta. Però il PTOF
non può che contare su un “fondo di funzionamento dell’istituzione
scolastica” la cui consistenza viene assegnata nel mese di settembre (
accreditata in una prima rata in settembre ed in saldo in febbraio) e non può
superare i limiti dell’organico assegnato alla scuola. L’organico è l’insieme
del personale della scuola, i docenti e il personale ATA tra i quali si contano
i collaboratori scolastici ex bidelli e gli amministrativi delle segreterie.
Dunque l’identità culturale e
l’efficienza di una istituzione scolastica si basano sulla “capacità” della stessa scuola che deve
sapere calcolare quante e quali competenze contiene e come può porle in essere sotto il
profilo didattico e professionale, relazionale, organizzativo e gestionale.
Non è poco. Non dipende da un solo
soggetto ma dall’intero sistema in processi diversi che devono trovare risposte
nel curriculum dello studente, dal suo primo ingresso al diploma ed
all’Università se si sceglie, dal curricolo formativo nazionale a quello
opzionale ed aggiuntivo.
Un sistema che ha i suoi
responsabili che non sono soltanto il personale della scuola ma anche i
Ministeri collegati non ultimo quello dell’Economia, gli USR ( Uffici
Scolastici Regionali) diramazioni
generali regionali del MIUR, i
rappresentanti del territorio, i finanziatori esterni e, con riguardo particolare ai percorsi in
alternanza scuola-lavoro previsti dal secondo biennio delle scuole superiori,
le risorse e le potenzialità di crescita e di sviluppo delle attività
economiche del contesto in cui si opera. Insomma, a mio parere, per dare
risposte di efficienza e di efficacia occorre possedere una visione organica e
coerente ma soprattutto contare su una programmazione chiara del territorio
dalla quale partire per pianificarla. Una vision in rete. Qui scendono in campo le Politiche!

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