I punti
critici su cui riflettere
2. LA
FUNZIONE DOCENTE
La scuola
è la struttura all’interno della quale, in ambiente sicuro e sano e con
strumenti e mezzi funzionali, si svolge il servizio diretto alla costruzione dei saperi e delle
competenze dello studente, che si avvale di regole e di professionalità e forma
valori.
La scuola,
aperta
con la collaborazione dei “collaboratori
scolastici, ex bidelli, è amministrata dalle segreterie dove opera il personale ATA, (assistenti Tecnici e Amministrativi),
ciascuno con propri compiti che derivano dal contratto di lavoro e sotto la
direzione del DSGA, Direttore dei Servizi Generali Amministratici,
ex “segretario” , che organizza il servizio proponendo ogni anno al Dirigente il “piano dei servizi generali ed
amministrativi” perché sia più funzionale alla attuazione del PTOF. Non si
confonda la funzione direttiva con quella dirigenziale: diverse nei compiti
sono complementari in direzione del buon andamento del servizio.
L’esercizio
della didattica è assegnato ai docenti.
In greco διδάσκω insegnare, la didattica indica il “che
cosa” ( i temi), il “come e perché” ( le metodologie
applicabili), il “quando” ( orari e collegamenti tra le discipline) che sono i punti
nevralgici della sua “pratica”,
quelli che consentono di far apprendere
ciò che si vuole insegnare, potendo osservare, valutare, correggere,
sperimentare perché si utilizzino le nozioni e le conoscenze, (know what sapere cosa) per esercitare
capacità e maturare abilità (know how)
e ri-conoscere significati e valori, (know
why, i perché).
Rappresenta quella “professionalità specifica”, di cui non si parla mai abbastanza,
grazie alla quale un docente possiede la
competenza, i metodi che servono e che è
libero di utilizzare per controllare il
processo di insegnamento finalizzato ad ottenere l’apprendimento che serve allo
studente. Pro-cedere nell’insegnamento implica il sapere stabilire una relazione
efficace e positiva che connota ed è direttamente misurabile nei processi di apprendimento dello studente
che in tal modo attiva un suo percorso di maturazione e di autogestione nella
scoperta di se stesso. Quella tanto declamata “libertà di insegnamento” altro
non è che l’esercizio di professionalità, testimoniata dai risultati. Ma
occorre che si sappiano distinguere i metodi e si possano parlare linguaggi trasferibili.
E questo è il “sapere tecnico” di ogni docente.
Quando la scuola approva
il suo PTOF si impegna in un “progetto educativo” che i professori
hanno il compito di pianificare, renderlo chiaro nel “piano di lavoro” deciso insieme ai colleghi della classe e che
riporta gli obiettivi educativi da valutare.
E-ducare altro non è che
saper tirare fuori da ciascuno studente
la propria autenticità ed il proprio sapere essere dandogli gli strumenti per
farlo.
Appare evidente che il
professore può influire sull’apprendimento e sulle psicologie dell’alunno esercitando
il fascino dell’autorevolezza, oppure il contrario. Di certo nella sua
posizione non è sostituibile da altri canali di comunicazione tecnologica, ma
deve servirsi di tali linguaggi della contemporaneità.
La formazione della
docenza, spesso non supportata da studi universitari finalizzati, è un campo in
continuo movimento che deve essere aggiornato sistematicamente. Nessuno può
ritenere ragionevolmente di non avere bisogno di ridiscutersi, non perché gli
manchino i requisiti ma perché nella didattica non si può essere mai nello
stesso modo.
Con la nuova legge, il
docente è obbligato a formarsi e gli viene assegnata una carta elettronica di
500 euro, da utilizzare in attività di aggiornamento che sono le stesse scuole
a decidere, auto valutando le proprie esigenze, perché alla fine si deve essere preparati a realizzare il PTOF.
Il MIUR ovviamente finanzia
la formazione degli insegnanti perché intende valorizzarne il merito, di cui conosciamo le ormai note perplessità sul tema
della valutazione. Ma il sistema deve potersi misurare qualitativamente anche
per consentire una certa carriera scolastica che spinga fuori
dall’appiattimento della funzione. La loro valutazione terrà conto della
qualità dell’insegnamento e di come abbia contribuito a migliorare la stessa
capacità dell’istituzione scolastica di far bene nel suo territorio. Il docente
potrà dare prova della propria formazione organizzativa e didattica, della propria maturazione
professionale che gli farà ottenere un bonus accessorio. Per chi fosse ancora
convinto che la valutazione è nelle mani del dirigente, bene specificare che il
Comitato di valutazione è costituito da più soggetti:
1. Dirigente della scuola
2. Due docenti scelti dal
Collegio dei docenti
3. Un docente scelto dal
Consiglio di Isituto che sceglie anche:
4. due rappresentanti dei
genitori se si tratta di primo ciclo di istruzione ( le ex scuole elementari e
medie)
5. un rappresentante dei
genitori ed uno studente se si tratta di secondo ciclo di istruzione ( ex
scuole superiori)
6. un
componente esterno scelto dall’USR tra docenti, dirigenti scolastici ed
ispettori.
Se nella cronaca il tema della
docenza sembrerebbe legato a “posti di lavoro” distraendo dal significato dell’insegnare,
il vero punto critico che possa garantire ai ragazzi il loro successo sta
piuttosto nella professionalità.
Maria Frisella

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