A Palermo, in piazza della Fonderia tra le vie Cala, Francesco Matera,
Giovanni Meli e S. Sebastiano, si può
visitare la Real Fonderia.
La piazza prende nome dal fatto che, probabilmente, in epoca araba lì sorgeva una dàr às san’ah, casa del lavoro, arsenale.
La piazza prende nome dal fatto che, probabilmente, in epoca araba lì sorgeva una dàr às san’ah, casa del lavoro, arsenale.
Risale agli inizi del 1600 e venne prima chiamata “Casa
del Tarzanà” , proprio dalle sue radici storiche derivanti dall’arabo. Era
destinato ad arsenale per le regie galere, ormeggiate nel porto della Cala poi, quando
fu ultimato un nuovo molo più a nord, l’edificio venne utilizzato come fonderia per le artiglierie,
la Real Fonderia.
Vi si
realizzavano cannoni e pezzi di artiglieria tanto che, per tutto il periodo
intercorso tra il1800 ed il 1840, la si identificò come “Arsenale di Artiglieria”.
La racconta
bene Isidoro La Lumia nel suo libro edito nel 1875, “Palermo,
il suo passato, il suo presente, i suoi monumenti”, mentre il Marchese di
Villabianca, ne “Diari Palermitani” la racconta come arsenale, caserma e
magazzino militare. Tale utilizzo potrebbe essere motivato dal fatto che quell’area
adiacente al porto fu testimone di rivolte popolari nel XVII secolo.
Dal 1840 i cannoni vennero fusi nel
vicino Castello a mare e la fonderia si trasformò in magazzino militare. Girolamo
Di Marzo Ferro, nel 1859, racconta che in quegli spazi venivano alloggiati i
soldati che arrivavano da Napoli e che non appartenevano a reggimenti di stanza
a Palermo.
Nella seconda metà dell'800, all’espandersi
della nuova imprenditoria dei Florio, quell'edificio rappresentò il primo
nucleo della Fonderia Oretea, nata a seguito della costituzione della "Società
Oretea per la fusione d'opere di ferro e bronzo”.
Vincenzo Florio attivò la lavorazione del ferro e della ghisa dalla quale
provengono molte delle creazioni d’arte del Liberty palermitano.
Furono vicende alterne perché al
declino dei Florio la struttura ospitò di nuovo i soldati fino a quando, nel 1943, i
bombardamenti bellici ne distrussero
gran parte.
Oggi vi si possono celebrare eventi e
matrimoni.
Tante le storie umane che vi si
intrecciano, dai ritmi e dal calore
delle fusioni alle ansie ed alle speranze dei soldati fino ai racconti dell’amore
e della cultura. Potremmo immaginarle nel silenzio di quelle mura, libri aperti
a chi vuole sentire. 
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