Per
la prima prova degli esami di Stato, quella di Italiano,oltre il 51%
degli studenti (con punte dl 61%) in tutta Italia ha scelto il
saggio breve con un titolo dedicato ai cambiamenti recenti che
la tecnologia ha introdotto nel mondo della comunicazione. Quasi
tutti gli studenti del Liceo dove sono stata nominata come
commissario di esami hanno scelto questo argomento.
Come
insegnante di Italiano ho letto quei compiti e quello che saltava
agli occhi era (incredibile ma vero!) un grido di protesta dei
giovani contro l’uso incondizionato della tecnologia. Le ragazze,
specialmente, hanno scritto una vera condanna contro l’eccessivo
protagonismo dello smartphone nella loro vita e nella vita delle loro
famiglie. Tutte si lamentavano per la mancanza di ascolto “faccia a
faccia” da parte di genitori, fratelli, sorelle, amici e parenti
e, soprattutto, per la mancanza di intimità e serenità nei momenti
passati insieme durante i pranzi e le cene che, scrivevano, avvengono
ormai fra un messaggio e l’altro proprio lì, sul tavolo, dove
dovrebbero esserci solo cibo e parole in compagnia di genitori e
familiari o amici.
Sono
stata felicissima di leggere questa saggia consapevolezza dei nostri
giovani e non posso che sperare che se se ne ricordino anche quando
avranno una famiglia loro. I giovani italiani di oggi hanno poche
certezze e cercano equilibrio esattamente come tutti i giovani del
mondo , come i giovani di tutti i tempi. Passato e futuro si
riuniscono nella ripetizione dei sentimenti e daranno, sempre, a
tutti i giovani adolescenti lo stesso peso di ansie e di angosce. I
giovani hanno bisogno di genitori, hanno bisogno di famiglia, e non
importa che siano famiglie tradizionali e perfette, le famiglie in
qualunque modo siano composte si formano e restano unite per amore,
ma quell’amore va dato con continuità a tutti i componenti, e non
bisogna interromperlo di continuo lasciandolo in sospeso per
rispondere a qualunque cosa gli altri ci dicano su WhatsApp .
La
rete può condividere informazioni e distribuire il “sapere” ma
non può esprimere l’autorevolezza dell’adulto che si pone come
guida di un giovane o di più giovani. La rete come tutte le
tecnologie esprime autorità e cambia la percezione dei giovani.
Pur
ammettendo che la tecnologia possa dare vita ad una società
dell’informazione, pare che i giovani comincino ad avere qualche
dubbio sul fatto che le informazioni debbano essere accumulate senza
nessun tipo di decodifica. La decodifica delle informazioni spetta,
dunque, al soggetto che se ne serve e, questa scelta, è del tutto
psicologica, cioè è fatta di preferenze e di personalità, di
capacità di utilizzo e di creatività.
Ben
venga la tecnologia che rende i saperi disponibili a tutti, ma
bisogna che il soggetto “sapiente” abbia la capacità e la
possibilità di saper scegliere. La tecnologia “imposta”
dall’alto e l’uso indiscriminato di essa potrebbe depotenziare le
capacità di discernimento e di evoluzione umana.
Il
problema è serio perché l’uso sempre più allargato della
tecnologia anche nella scuola potrebbe precludere per sempre la
volontà di scoperta e la memoria dei posteri. Già Platone ci
avvertiva nel suo “Fedro” e quando il dio egizio Theuth va dal
faraone a comunicargli che ha scoperto la scrittura, il faraone gli
risponde: -“Tu credi di aver inventato qualcosa che aiuti la
memoria, invece questa tua invenzione produrrà dimenticanza nelle
anime di chi impara, proprio perché, fidandosi della scrittura,
ricorderanno le cose dall'esterno, da segni alieni, e non
dall'interno, da sé…Tu non offri verità agli allievi, ma una
apparenza di sapienza; infatti, grazie a te, divenuti informati di
molte cose senza insegnamento, sembreranno degli eruditi pur essendo
per lo più ignoranti; sarà difficile stare insieme con loro, perché
in opinione di sapienza invece che sapienti”. –
Mi
piacerebbe sapere se anche gli altri studenti , che hanno fatto lo
stesso compito in tutta Italia, hanno scritto che sarebbe un bene
imparare a limitare l’uso della tecnologia, subito, prima di
diventarne schiavi e non padroni, come. Invece, dovrebbe essere.
Carmela
Blandini - AZIONE CIVILE-AREA SCUOLA

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