Quando ho letto che un ottimo
emendamento al DDL, in esame al Senato, sull'adozione e l’affido - volto a permettere anche ai
single di adottare i bambini dati loro in affidamento - era stato ritirato
perché avrebbe messo in difficoltà e forse spaccato il partito della proponente,
mi sono cascate le braccia e ho provato solo dolore. Sì, perché ci sono
argomenti che chiamano in causa così profondamente i sentimenti e la vita delle
persone che, quando la politica li tratta in modo disumano, non ti arrabbi più, ti addolori e basta.
Forse la mente dei “legislatori”
è così persa dietro alla ragion di stato (del loro “status”) che non riescono
più a pensare come genitori, come single e nemmeno come donne. Gli uomini, si
sa, sono dentro il giochino del potere da così tanti secoli che, se anche uno
di loro avesse conservato dei sentimenti estranei al ruolo, non ci penserebbe
nemmeno un secondo, a posporre sine die una decisione per ragioni “politiche”.
Già, il dolore sarà anche apolitico,
ma la politica è anaffettiva. Non so perché, ma mi meraviglio ancora, quando i
TG ci informano che chi ha proposto e poi ritirato l’emendamento in questione è
una donna, di nome Francesca Puglisi e di appartenenza PD. Va dato atto alla
senatrice Puglisi, comunque, di aver cercato di salvare capra e cavoli presentando
un ordine del giorno (una sorta di memorandum/auspicio per il governo),
ritirato poi anche quello per amor di pace all'interno della maggioranza. La Senatrice Puglisi ha anche segnalato che le adozioni stanno diminuendo in modo sensibile ...
Non mi interessa sapere se questa
non-decisione della Commissione Giustizia del Senato di cui nessuno, a breve, parlerà più, sia stata motivata solo da
ragioni politiche o anche da qualche scrupolo di ordine morale o religioso di
qualche forza politica, oppure dal timore che il testo si aprisse alle adozioni gay, perché non farebbe altro che intorbidire il dibattito a
scapito dei bambini che dovrebbero essere, invece, il vero soggetto di questo
tipo di norme. Resta il fatto, solo il fatto, che una quantità enorme di
bambini avrebbe bisogno di trovare qualcosa che assomigli ad una famiglia, e
che questo “qualcosa” può essere anche una sola persona, la persona che li ha
già in affidamento e che dia loro l’affetto che in orfanotrofio o in arrangiate
case-famiglia trovano solo a sprazzi (e se sono fortunati). Resta il fatto,
solo il fatto, che l’attuale legge sulle adozioni nazionali è una via crucis di
procedure, verifiche, documenti ed esami e che, sul versante delle adozioni
internazionali, le cose non sono certo migliori perché obbligano di fatto chi
vuole adottare ad affidarsi ad associazioni che offrono questo “servizio” con costi,
qualità, efficienza e trasparenza a geometria variabile.
L’adozione mi sta a cuore perché,
da qualche tempo, una serie di notizie sono oggetto dell’attenzione pruriginosa
dei nostri media: la caccia alla maternità/paternità estrema di chi ritiene che
fare un figlio sia un diritto della coppia o del singolo ed è pronto a tutto,
proprio a tutto, pur di riuscirci. Allora mi domando se prendere “in affitto un
utero” (ma vi rendete conto di quanto sia orrenda questa espressione?),
imbottirsi di ormoni per prepararsi alla fecondazione artificiale, comperare
piccolini al mercato nero o addirittura rubarli sia mai una premessa alla
realizzazione di sé o non sia semplicemente la mercificazione della
riproduzione o un insano tentativo di proiettare verso un’eternità terrena il “proprio”
sangue... forse che il sangue dei bambini orfani e adottabili è meno rosso di
quello del tuo figlio carnale?
Certo, se le leggi in materia di adozione non
vengono smosse da un’opportuna giurisprudenza, se i tentativi di riforma
abortiscono per le beghe interpartitiche e intrapartitiche, se le Commissioni
bioetiche servono ad arricchire i curricula di professori e ricercatori universitari
e se la vita, nella sua complessità e nelle sue contraddizioni, diventa campo
di battaglia politico-ideologico, non ci resta che addolorarci … ma tenendo ben
presente che il vero dolore è quello dei milioni di esseri umani che vengono al
mondo e al mondo ci restano soli.
(giacomina cassina)

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