Cari cittadini della Tunisia,
cari cittadini degli paesi del
Maghreb e del Mashrek,
vi chiediamo scusa.
Non sappiamo se vorrete
mai perdonarci, ma abbiamo capito che la tragedia che avete vissuto ieri,
insieme a cittadini dell’UE e di altri paesi, è anche colpa nostra. Non abbiamo
mai voluto rispondere alle vostre richieste che erano le richieste di fratelli
a fratelli. Abbiamo chiuso gli occhi e le orecchie e ci siamo fatti scudo delle
conquiste della nostra integrazione dicendovi "se volete, imitateci,
altrimenti, peggio per voi”. Non vi abbiamo mai presi per mano per andare
insieme da qualche parte, come si fa tra fratelli. Abbiamo trattato il "Mare Nostrum" come se il "noi" non ci fosse ...
Alle vostre esigenze, alle vostre
esplicite richieste, abbiamo sempre risposto offrendovi, a mille condizioni,
pezzettini di apertura commerciale o proponendovi miserrimi progetti che
vendevamo come pietre miliari di sviluppo, mentre erano un coacervo di procedure
amministrative fatte apposta per uccidere ogni slancio creativo rivolto allo
sviluppo vero, dell’economia e delle persone. In pratica, vi abbiamo pagato un
giro in giostra nel nostro parco giochi, facendovi capire che non ci avreste
mai più messo piede. Mentre negavamo di essere una fortezza, ci preoccupavamo
perfino di “non illudervi”, ripetendo tra noi, nelle stanze chiuse di
Bruxelles, che non si poteva nemmeno ipotizzare che “un giorno” voi avreste potuto essere con noi, alla pari, dentro un grande progetto politico di integrazione
euromediterranea.
Durante le rivolte del 2011/2012
vi abbiamo lasciati soli mentre, con perfidia sadica, chiamavamo quello che
stava succedendo “primavere arabe” e facevamo finta di non ricordare che tutte
le primavere che davvero portavano nuove gemme, erano finite nella repressione
e nel sangue anche a casa nostra, come la primavera di Praga (1968) e, prima, la
rivolta in Ungheria (1956), le rivolte operaie in Polonia (tra il 1956 e il
1980).
Le nuove gemme delle vostre "primavere", erano una grande esplosione civile che chiedeva libertà, uguaglianza,
modernità, sviluppo, partecipazione, erano un formidabile lavoro di aratura in profondità
che i vostri giovani stavano facendo sul terreno incrostato delle vecchie autarchie.
Abbiamo applaudito con qualche remora e vi abbiamo detto: "Adesso, però,
diventate buoni democratici e fate in fretta elezioni corrette, chi vince
governa, chi perde si adegua. Questa è la democrazia, bellezza!"
Balle! E’ stato un enorme inganno che
abbiamo fatto a voi e anche a noi stessi. Avremmo dovuto aiutare le vostre forze
democratiche a crescere e ad unirsi, avremmo dovuto dare un forte aiuto (materiale
e di idee e di esperienza) per assestare i vostri sistemi di sicurezza sociale
che erano fragili e poco universali. Avremmo dovuto, soprattutto, dirvi che sì,
c’era la possibilità anche di entrare nell'UE, se un giorno l’aveste voluto. Avremmo
dovuto dirvi che noi non eravamo pronti, ma che ci saremmo sforzati di
prepararci, insieme a voi. Invece siamo rimasti a guardare, scuotendo la testa ancora più forte,
quando hanno vinto i partiti religiosi fondamentalisti: loro hanno raccolto voti a man bassa tra la popolazione più povera e disagiata, si
sono presentati come non compromessi col potere precedente, hanno promesso salvezza eterna e distribuito i proventi dello zakat (le decime che ogni buon musulmano è tenuto a pagare). E
hanno “conquistato il cuore” (Corano, IX, 60) di molti, spingendo i vostri
paesi verso un ritorno al passato che nulla aveva a che vedere con lo slancio ideale
delle rivolte. Questo ritorno al passato non era certo terrorismo, ma ne è stato
in gran parte il brodo di coltura in cui l’ISIS ha potuto reclutare confusi,
sbandati ed esaltati. E noi che eravamo restati lì, a controllare che le
operazioni al seggio fossero corrette e poi ce n’eravamo tornati a casa
soddisfatti, ci siamo limitati a dire “L’avete voluta, la democrazia? Eccola.”
Qui non c’entra il principio di
“non ingerenza”, qui era stata messa in gioco – da noi – la vostra libertà.
Tecnicismi procedurali e formalismi non sono democrazia, possono solo essere uno
strumento di democrazia. La democrazia è un insieme di valori e di
responsabilità, di diritti e di doveri, fondata sull'uguaglianza dei cittadini … ma l’UE conosce bene solo la democrazia dei valori economici
e finanziari … Anche l’esperienza e le conquiste democratiche dei nostri paesi le
abbiamo tenute per noi e ci è sembrato superfluo perfino condividere con voi le
nostre tragiche esperienze di elezioni formalmente democratiche che hanno,
però, permesso ai peggiori dittatori di prendere per la gola i loro popoli e di
compiere le peggiori persecuzioni. Eppure, anche sulle vostre sponde era ancora tragicamente fresca la
lunga destabilizzazione dell’Algeria che ha sofferto una guerra civile mai
dichiarata con migliaia e migliaia di morti … un’esperienza terribile nata
proprio da elezioni "troppo" formalmente democratiche.
Quando poi, nei vostri paesi,
altre forze hanno ristabilito una prospettiva che noi ritenevamo accettabile,
invece di avanzare proposte politiche che contenessero almeno l’idea di un
futuro comune, ognuno dei nostri paesi membri ha calcolato quanti e quali affari
avrebbe potuto fare nella nuova situazione e sono riprese le visite di stato. Già, perché una cosa che forse vi
è sfuggita è che noi siamo un’Unione un po’ per dire … abbiamo, sì, un forte
sistema cardio-circolatorio che è fatto di politiche monetarie e di scambi
commerciali liberi, ma il resto del corpo è flaccido, con pochi muscoli e, in
parte, proprio paralizzato fin dalla nascita. Così, i nostri stati membri,
invece di educare arti e organi comuni all'azione, usano ancora i loro, combinando
i guai peggiori. Come in Libia, dove l’affanno di alcuni di coprire il passato
di amicizie ed affari con Gheddafi per poterne fare di nuovi coi nuovi padroni, ha permesso (o
favorito) lo svilupparsi di un’instabilità sociale, politica e istituzionale su
cui, invece, ha avuto buon gioco l’ISIS a pescare seguaci. O come in Siria,
dove ogni paese UE ha scelto quale “strategia di rappacificazione” appoggiare,
senza curarsi del fatto che, anche in questo caso, chi raccoglieva i frutti era
Al Nusra, il braccio siriano dell’ISIS. Poi tutti hanno voltato via la testa…
Siamo stati cinici, non solo
verso di voi, ma anche verso alcuni nostri stati membri che hanno visto e
vedono ondate di persone disperate raggiungere le loro coste o attraversare le
loro frontiere all'est per cercare non in Italia, in Grecia, in Spagna o in
Francia, ma in EUROPA, di salvarsi e rifarsi una vita. Abbiamo anche detto che
l’operazione Mare Nostrum era troppo costosa e non prorogabile… ben sapendo che
Triton non è certo un intervento umanitario. Forse un naufrago su un barcone ha
un’idea di quello che dovrebbe essere l’UE più chiara di quella che abbiamo noi
…
Oggi il governo tunisino dice che
non darà tregua al terrorismo e che sarà una guerra senza pietà ed è difficile
dargli torto. Ma siamo incerti e disorientati perché le possibilità, per
quell’asino di Buridano che è l’UE, sono sempre solo due: o diciamo “Attento
governo di Tunisi, resta democratico, non privare i cittadini tunisini delle
loro libertà e della loro privacy… perché sarà il formale rigore democratico a
sconfiggere l’ISIS” oppure gli assicuriamo ogni sostegno possibile, sia materiale,
sia di intelligence da parte degli organismi competenti dei paesi membri. Ma per la seconda possibilità non siamo pronti ... eppure potrebbe essere un inizio anche per una crescita nostra avere direttive precise e
vincolanti di collaborazione tra i nostri servizi e quelli dei paesi attaccati
dai terroristi, perché anche l’intelligence dell’UE è qualcosa di molto asfittico
che si limita ad una comunicazione tra i servizi di informazione dei diversi
paesi, a volte, quando si riesce, insomma, è uno di quegli arti pigri del
nostro mastodontico corpo ...
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| Panorama di Tunisi |
Cari cittadini della Tunisia,
cari cittadini dei paesi del Tramonto (Maghreb) e dell’Alba (Mashrek), esiste,
però, anche una terza possibilità di scelta ed è quella che ci suggeriscono alcuni
isolati studiosi e alcune persone di buona volontà e di pace: cerchiamo insieme
quell'unità politica che noi non abbiamo, ma che la vostra vitalità e la nostra
esperienza possono produrre, se adeguatamente miscelate. Fissiamo, insieme, un
percorso e una scadenza per verificare se è follia o salvezza. Se decideremo,
insieme, che è stata follia, comunque non avremo fatto più danni di quanti non
ne siano già stati fatti … vi chiederemo scusa per l’ultima volta e ci
ritireremo nel nostro accampamento europeo ad aspettare la fine dei suoi
giorni. Se decideremo che è stata salvezza, vorrà dire che avremo imparato come
si sconfiggono i nemici dell’umanità e potremo ancora sperare di vivere in pace
attorno al Mare Nostrum, come "noi" e non più di "noi e voi".
(giacomina cassina)




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