122 milioni di poveri in Europa
Dunque secondo la Caritas alla fine del 2013 nel vecchio Continente c’erano 122,6 milioni di persone, un quarto del totale, a rischio povertà, 1,8 milioni in meno rispetto al 2012. Dal 2012 al 2013 la povertà "assoluta" è diminuita di poco: dal 9,9 al 9,6% della popolazione nell'Europa a 28 Stati. Tra i Paesi deboli, il fenomeno risulta "allarmante" (14,9% nel 2013), come si legge nel Rapporto stesso, con punte massime in Romania (28,5%) e in Grecia (20,3%). In Italia la "deprivazione materiale grave" colpisce il 12,4% della popolazione. Il numero di persone che vive in famiglie quasi totalmente prive di lavoro è cresciuto in tutti i sette Paesi europei ‘deboli’ considerati dal Rapporto di Caritas: erano il 12,3% nel 2012 e sono diventate il 13,5% nel 2013.
In cinque anni interventi raddoppiati
Il primato dei ‘neet' per l'ItaliaLa crisi economica ha portato ad un vertiginoso aumento degli interventi di assistenza: “In Italia l’azione Caritas si esplica attraverso 1.148 iniziative anticrisi. Dal 2010 ad oggi le iniziative diocesane risultano raddoppiate (+99%)”. Rispetto ai contributi erogati con il ‘fondo straordinario anticrisi’ attivato nel 2013 da Caritas, il 39,6% delle risorse sono state adoperate per integrare il reddito delle famiglie; il 32% è invece utilizzato per l’acquisto di beni di prima necessità.
E nonostante alcuni segnali di ripresa "gli effetti della crisi appaiono ancora molto forti e persistenti" secondo il rapporto Caritas, dove si dice che nell'Unione Europea a 28 sono più di 25 milioni i cittadini privi di lavoro (8,4 mln in più rispetto al dato pre-crisi del 2008). "Le persone più colpite – ricorda la Caritas – sono quelle con bassi livelli di istruzione e i giovani. Aumenta la disoccupazione di lungo periodo". Per l'Italia va segnalato il "triste primato" dei Neet: sono due milioni e mezzo i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano. Dati del 2013 alla mano, si tratta del 26% degli under30, più di 1 su 4. In Ue peggio fa solo la Grecia (28,9%). Ne abbiamo il triplo della Germania (8,7%) e quasi il doppio della Francia (13,8%).
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