Al di là dei modi e dei tempi in cui si realizzerà il programma di governo di Syriza, c’è una conquista di cui, come popoli europei, dovremo essere sempre grati ai greci: con il loro voto hanno ridefinito, rivendicato e riaffermato l’ “habeas corpus” della democrazia, il limite oltre il quale nessun potere esterno – economico o politico – può spingersi, tanto da pregiudicare la vita, i diritti, le libertà delle persone e le scelte sovrane dei popoli.Grecia ‘Larghe alleanze’
Oggi, quelle stesse forze politiche che hanno tentato di mantenere il potere, blindando i governi nelle ‘larghe alleanze’ fra destre piegate e sinistre svuotate, pagano il prezzo della loro ‘tradimento’ democratico, con una cocente sconfitta elettorale. E’ uno scenario inedito, che ‘rischia’ di ripetersi in Spagna con “Podemos” e ovunque l’onda lunga della Grecia riuscirà a trovare forze interpreti all’altezza di questa sfida per la sovranità dei popoli. E questo fa paura. Come ogni novità politica che esca dagli schemi. Né Syriza, né Podemos, sono, infatti, riconducibili ai vecchi partiti, neppure della sinistra, anzi, nascono come reazione alla loro debolezza ed inadeguatezza politica. In Italia potremmo dire: né al Pd, né alla vecchia sinistra radicale, consunta e mummificata in linguaggi e schemi del secolo scorso. Se ne facciano una ragione quelli che oggi con toni tanto trionfalisti, quanto patetici, cercano di ‘rivendicare’ la vittoria greca. Al contrario questa vittoria si pone sul fronte opposto rispetto a simboli consunti e ad aggregazioni di potere nudo: è la rivincita di un popolo che ha saputo creare una “nuova sinistra”, facendo sintesi delle sue migliori idee, dei bisogni delle persone e delle legittime rivendicazioni democratiche di un popolo stremato dall’austerity e privato di ogni potere sul proprio futuro. Un processo lungo e non facile, confluito in un programma di misure concrete per uscire dalla crisi e rilanciare la crescita.
Ancora di più, un progetto che ha saputo andare oltre le sue radici ed i suoi rami secchi, affidandone il successo a una nuova classe dirigente. Nulla a che vedere con l’Italia, dove la vecchia sinistra ha bloccato il ricambio generazionale e continua a lacerarsi fra personalismi e divisioni interne fuori tempo e fuori tema, mentre le azioni messe in atto dal governo Renzi s’iscrivono perfettamente nel solco delle scelte fallimentari dei precedenti governi greci, asserviti e allineati con le misure di austerity imposte dalla Troika e dalla Germania. Una corsa cieca e acritica che, lungi dal riconoscere l’inefficacia delle misure e l’aggravarsi del ‘malato’, continua a perseguire la ‘cura’ in attesa che muoia. Complici di un piano di egemonia economica che tradisce lo spirito dei Trattati e il progetto dell’Europa dei popoli. E’ della cieca perseveranza in un progetto suicida che dovremmo avere paura, di quella ideologia mercantilistica che pretende di uccidere la libertà dei popoli europei, schiacciandone le scelte e il futuro sotto il peso di un debito gonfiato ad arte da interessi ormai più ingenti del capitale, non di chi si batte per rimettere quei popoli al centro delle scelte e dell’azione politica, la sostenibilità e la crescita come criterio delle politiche di risanamento, la solidarietà come orizzonte politico dell’Europa unita. Se l’Unione si salverà, sarà grazie alla lezione della Grecia: si chiama “sovranità popolare”, ed è il cuore di ogni vera democrazia.
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