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da tirar fuori dal cappello dopo aver votato in bianco ai primi tre scrutini. Il Presidente della Repubblica ... ma
che fa davvero? Se leggiamo gli articoli 87 e 88 della Costituzione, le tre
funzioni fondamentali che rendono unica e “massima” questa carica dello Stato sono (prendo la responsabilità personale di quel che scrivo), la rappresentanza dell’unità nazionale (1° capoverso dell’art. 87), la facoltà di
sciogliere le Camere (2° capoverso dell’art. 88) e la facoltà di concedere la grazia e commutare le pene
(11° capoverso dell’art. 87).
Il resto delle attribuzioni sono
proprie di un “Grand Commis”, un alto
o, se vogliamo, un altissimo funzionario dello Stato. Inviare messaggi alle
Camere, promulgare leggi, (non “farle”, ma dare solo il “visto si stampi” se il
testo è in regola con la Costituzione e con le coperture finanziarie), indire
il referendum, nominare dei funzionari dello stato, accreditare i
rappresentanti diplomatici, ratificare i Trattati internazionali e perfino la
dichiarazione dello stato di guerra sono atti che dipendono in larghissima
misura da decisioni prese dal Parlamento o da proposte del Governo.
Volete la controprova? Leggiamo tutto l’art. 89 : “Nessun atto del Presidente della
Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne
assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri
indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei
ministri.” La nostra Repubblica, con la
“Costituzione più bella del mondo” si è messa al sicuro, fin dal 1946, da
qualsiasi pulsione presidenzialista da parte del Capo dello Stato.
Ma, allora, perché oggi il dibattito
politico – e scusate se, con questa espressione, si dà dignità ad uno scomposto
invio di cazzotti tra l’uno e l’altro schieramento o all’interno degli
schieramenti stessi – sembra voler cercare un Dio in terra come
candidato-Presidente, al punto che perfino proporre dei nomi rompe la sacralità
di questo rito rabdomantico? Sto
esagerando? Nemmeno per sogno: se avete pazienza (e stomaco forte) andate a
vedere il sito de “la Repubblica” e troverete una ventina di video
sull’argomento “la corsa per il quirinale”. Li ho visti tutti, mentre
controllavo a fatica le mie due cagne fedelissime, Rabbia e Depressione, che
abbaiavano come matte. Detto tra parentesi, nessun intervistato ha fatto
riferimento alle reali funzioni del Presidente tranne chi, come Macaluso e
pochi altri, le ha citate sbagliate, facendo riferimento: a) ad un ruolo
internazionale del Presidente, che nella Costituzione non esiste, a meno che
non si pensi alla prerogativa di accreditare i diplomatici esteri e di firmare
i trattati internazionali (comunque negoziati dal governo ed approvati, nella
gran parte dei casi, dal Parlamento); b) all’autonomia dal Parlamento e dal
governo, mentre la Costituzione dice piuttosto il contrario; c) alla capacità
di assicurare l’equilibrio dei poteri dello Stato, operazione per la quale il
Presidente, con l’attuale “Costituzione più bella del mondo”, non ha alcun
strumento (se non i messaggi alle Camere e le esternazioni).
Perché non si dice che la posta in
gioco da giovedì in poi è soprattutto la rappresentazione della “unità nazionale” che sembra un compito piuttosto importane, nel momento in cui il paese si sta frantumando e perdendo anche quell'antica solidarietà che ci faceva un popolo dignitoso? I padri costituenti non hanno scritto a caso che (art. 83, terzo capoverso) “L’elezione
del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza
dei due terzi dell’assemblea.” Solo dopo il terzo scrutinio “è sufficiente la
maggioranza assoluta”. Se si volesse valorizzare “l’unità nazionale” si farebbe
di tutto per riuscire ad eleggere il Presidente nei primi tre scrutini con una
larga maggioranza (oltre i due terzi) perché è indubbio che il segnale di unità
sarebbe più forte. Ma se è difficile trovare un nome su cui far convergere la
maggioranza qualificata di un Parlamento rissoso composto da partiti rissosi al
loro interno, perché nessuno ha il coraggio di “fare un nome” e di giocarselo,
rischiando anche di non riuscire a farlo eleggere subito e di dover usare le
votazioni successive (a maggioranza assoluta) per conseguire il risultato?
La spiegazione sta, purtroppo, in
quella sequela di video citata sopra: ancora una volta, si usa una scadenza
istituzionale che chiama in causa la “politica” senza spiegarne la portata
vera, giocando irresponsabilmente sull’ignoranza e l’irresponsabilità dei
singoli, anestetizzando ulteriormente la coscienza civica di tutti noi, sacrificando questo povero paese a spiccioli interessi personal/politici.
Non ho nessuna simpatia per il M5S:
collabora in pieno a confondere le idee alla gente, la sua richiesta di
trasparenza è del tutto formale e il suo comportamento parlamentare è
inqualificabile e improduttivo.
Non ho nessuna simpatia per chi non fa che
lamentarsi e bestemmiare contro il governo senza impegnarsi a capire quali sono
le vere poste in gioco per tutto il paese e, soprattutto, senza assumersi la sua
responsabilità di fare bene il proprio dovere di cittadino cosciente.
Non ho nessuna simpatia per i
parlamentari/partiti che non avranno il coraggio di votare un nome ai primi tre turni
e, se la legge elettorale prossima ventura me lo permetterà, nessuno di loro
avrà mai più il mio voto.
(giacomina cassina)

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