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| Autoritratto davanti a casa 1912 |
La mostra di Chagall a Milano (200 opere, Palazzo Reale) sta per chiudere. Peccato,
perché avrei voluto consigliare a tutti, a tutte le latitudini del paese, di
fare un viaggio nella capitale della Lombardia per vederla. Dal 1° febbraio, infatti, non si potrà
più ammirare una raccolta retrospettiva di opere del pittore russo davvero ben scelte.
Il percorso è cronologico, è quello della vita di Marc Chagall (nato Moishe Segal a Vitebsk, una città dell’Impero russo, un tempo, oggi della Bielorussia) e parte dalle opere giovanili fino a quelle degli ultimi anni di vita dell’artista. Una vita lunga, cominciata nel 1887 e spentasi nel 1985. Quasi tutti gli anni del “secolo breve” che Marc Chagall registra nella sua pittura insieme ai dolori e agli orrori a cui non si sottrae, ma che affronta assumendoli. Ad un certo punto della sua vita, l’uomo e l’artista Chagall si ferma, si avvita su se stesso, cade in depressione e non vuole dipingere più: è ammalto d’amore per la morte della sua adorata Bella, musa, moglie, sostegno, speranza. Poi si riprenderà, perché quest’uomo, a dispetto della sua immagine fragile e scapigliata, è il coraggio che si fa arte.
Il percorso è cronologico, è quello della vita di Marc Chagall (nato Moishe Segal a Vitebsk, una città dell’Impero russo, un tempo, oggi della Bielorussia) e parte dalle opere giovanili fino a quelle degli ultimi anni di vita dell’artista. Una vita lunga, cominciata nel 1887 e spentasi nel 1985. Quasi tutti gli anni del “secolo breve” che Marc Chagall registra nella sua pittura insieme ai dolori e agli orrori a cui non si sottrae, ma che affronta assumendoli. Ad un certo punto della sua vita, l’uomo e l’artista Chagall si ferma, si avvita su se stesso, cade in depressione e non vuole dipingere più: è ammalto d’amore per la morte della sua adorata Bella, musa, moglie, sostegno, speranza. Poi si riprenderà, perché quest’uomo, a dispetto della sua immagine fragile e scapigliata, è il coraggio che si fa arte.
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| Rabbino col cedro (bozzetto) |
La retrospettiva di Chagall offre anche una serie di opere poco conosciute come
i costumi disegnati dall’artista per la prima del balletto Aleko di Sergej
Rachmaninov e - una vera chicca - un’intera sala dedicata alle illustrazioni
delle Favole di La Fontaine dipinte tra il 1926 e il 1928): si tratta di quadri vivacissimi, dove l’amore e la conoscenza
degli animali di Chagall si libera attraverso colori forti e improbabili,
ancora più forti e improbabili di quelli che abitualmente Chagall usa per
dipingere gli animali, coprotagonisti importantissimi di quasi tutte le sue opere.
In una serie di quadri avevo percepito quasi inconsciamente alcuni particolari,
come croci e chiese, di ispirazione cristiana, non inquadrabili immediatamente nell'opera di un artista ebreo, molto legato al suo credo chassidico. In una delle ultime
sale, ho trovato quella che potrebbe essere una spiegazione, guardando il "Gesù Ebreo",
dipinto (o accennato) in più di un’opera. E qui ci vuole una breve e ovvia parentesi biografica: Chagall attraversa quasi tutto il ‘900 e vive con
particolare intensità e dolore la persecuzione del suo popolo. Lui stesso, con
la moglie Bella, fuggiranno da Parigi dove si erano stabiliti, prima in
Provenza, poi negli Stati Uniti. Chagall sa quello che succede in Europa e,
come chiunque abbia un briciolo di umanità, ne è sconvolto e non riesce a
capire.
Allora ricorre – questa è solo la mia personale interpretazione – ad una leggenda chassidica (Pietro Citati) che racconta come il Rabbino Abraham dica “Non bisogna avventarsi contro il male, ma ritirarsi nella originaria forza divina, guidare l’anima con le briglie lente, scoprire il punto dove il male è simile al bene e lì circondarlo e piegarlo e trasformarlo nel suo opposto”. Con questa filosofia, il Cristo sulla croce, coperto dallo scialle rabbinico, col braccio avvolto dai legacci di cuoio usati nei riti ebraici, mentre un angelo gli si avvicina offrendogli la Torah e, sullo sfondo, la gente scappa e le case bruciano è, insieme, la riconduzione di Cristo alle sue origini giudaiche e l’indicazione della necessità di cercare sempre Dio in ogni cosa, persona o simbolo se si vuole combattere il male. Così Chagall guida la sua anima “con le briglie lente” fino ad identificare il crocifisso con l’umanità sofferente e perseguitata (o viceversa … il che è esattamente la stessa cosa).
(giacomina cassina)
Allora ricorre – questa è solo la mia personale interpretazione – ad una leggenda chassidica (Pietro Citati) che racconta come il Rabbino Abraham dica “Non bisogna avventarsi contro il male, ma ritirarsi nella originaria forza divina, guidare l’anima con le briglie lente, scoprire il punto dove il male è simile al bene e lì circondarlo e piegarlo e trasformarlo nel suo opposto”. Con questa filosofia, il Cristo sulla croce, coperto dallo scialle rabbinico, col braccio avvolto dai legacci di cuoio usati nei riti ebraici, mentre un angelo gli si avvicina offrendogli la Torah e, sullo sfondo, la gente scappa e le case bruciano è, insieme, la riconduzione di Cristo alle sue origini giudaiche e l’indicazione della necessità di cercare sempre Dio in ogni cosa, persona o simbolo se si vuole combattere il male. Così Chagall guida la sua anima “con le briglie lente” fino ad identificare il crocifisso con l’umanità sofferente e perseguitata (o viceversa … il che è esattamente la stessa cosa).
(giacomina cassina)




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