
C’è una bellissima pagina di FB (in farsi e in inglese) che si chiama “My Stealthy Freedom” (la mia libertà rubata) che consiglio vivamente di visitare. E’ tutta costruita con foto accompagnate da semplici dichiarazioni (di donne, ma anche di qualche uomo) relative all’obbligo, per le donne, di portare lo hijab, ossia quel velo (in Iran deve essere nero o di colore scurissimo) che copre interamente i capelli. Un cappello o un berretto non sono sufficienti ... Anche i colori vivaci sono banditi e, chi li indossa, finisce per passare seri guai.
In Iran esiste un corpo speciale di polizia che ha il
compito di controllare che le donne, per strada, portino lo hijab e che questo
sia “regolamentare”. Non deve sfuggire nemmeno una ciocca di capelli, altrimenti questi "poliziotti della morale pubblica" fermano brutalmente le donne che, secondo loro, non rispettano la “morale” , le portano in questura a sirene spiegate e spesso le picchiano (o peggio).
La tesi di “My Stealthy
Freedom” è che deve esistere la libertà di scegliere come vestirsi e come
coprirsi il capo (se lo si vuole), ma questa tesi è affermata spesso con grande
ironia come in un post di oggi in cui si vede un’auto della “polizia etica” coperta
da un lenzuolo dove c’è scritto “Questo
veicolo è stato sequestrato perché trasportava passeggere senza l’appropriato
hijab e per inquinamento acustico (le sirene che polizia "etica" usa a manetta)”. Il messaggio del post si conclude con una
frase molto amara e molto esplicita “… e
noi iraniani siamo ostaggi del nostro proprio ISIS. Questo è l’Iran”.
La gran parte dei post mostra donne vestite normalmente, senza palandrane e senza il velo, ma spesso
queste ragazze portano grandi occhiali scuri ... Ci vuole, infatti, molto coraggio a farsi
fotografare vestite in “modo non appropriato” perché è certo che l’occhiuta
polizia "etica" degli Ayatollah ha un'attrezzata sezione di intelligence
informatica il cui compito è scovare le "peccatrici" sul web.
Prima di chiudere citando un altro bel post di “My Stealthy
Freedom” del 5 dicembre, a chi non conoscesse già la letteratura iraniana
pubblicata in Italia, suggerisco un paio di libri da cui, in generale, si
comincia quando ci si avvicina alla vita e ai costumi iraniani : “Leggere Lolita a Teheran” di A. Nafisi (Gli Adelphi) – “Persepolis” di M Satrapi (è uno
splendido fumetto da cui è stato tratto anche un film) e poi di dare un’occhiata
a questa pagina del Corriere della Sera per approfondire.
Avevo accennato ad un post particolare di “My Stealthy Freedom” del
5 dicembre: c’è la foto di un ragazzo con in mano un cartello che dice: “Agli uomini del mio paese, agli uomini che
pensano che lo hijab rappresenti ‘l’intoccabilità delle donne’ … Ma la realtà è
molto semplice: il loro slogan implica che proteggere le donne col hijab’
significa proteggerle da uomini che sono licenziosi, capricciosi, promiscui e
lascivi, che si fanno eccitare alla sola vista di un capello femminile. Se gli
uomini del mio paese non si percepiscono così, dovrebbero offendersi, leggendo
queste osservazioni. Non c’è onore nel contrastare le donne, il vero onore è impedire
che altri ledano i diritti della gente.”


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