Della vecchia e antica
Milano Centrale è rimasta la struttura esterna e l’accesso dal Piazza Duca
d’Aosta attraverso tre ampie scale di
marmo che portano ai binari. Questi scaloni sono interrotti da slarghi come
terrazze che i milanesi chiamano “mezzanini”. Una volta ci stazionava qualche senzatetto.
Poi è diventato il luogo di ritrovo nei giorni liberi, degli extracomunitari, specie
nella stagione fredda. Da oltre un anno intere famiglie di profughi siriani
aspettano per giorni e settimane l’occasione buona e il necessario espediente per
passare la frontiera e continuare verso Nord: la Germania, la Svezia, l’Olanda.
Qualche notizia si è
degnata di darla anche la grande stampa. Ci ha detto, in termini piuttosto
vaghi, che i profughi che arrivano dalla Siria, a volte dopo viaggi di mesi, un
po’ a piedi, un po’ in mare, con l’ultima tappa nei campi di raccolta libici e poi
il passaggio verso l’Italia sui barconi dei trafficanti di uomini, donne e
bambini, sono spesso persone benestanti, professionisti, gente che vuole
disperatamente rifarsi una vita e ha un suo progetto migratorio che nessuno
prende in conto. Non vogliono lo status di rifugiati politici che li
obbligherebbe, secondo la Convenzione di Dublino, a rimanere in Italia nelle
condizioni e con l’assistenza pelosa di cooperative disoneste come troppo
spesso abbiamo visto. Vogliono andare altrove. Dicono che l’Italia è bella
(l’hanno vista dai finestrini dei treni venendo nella capitale lombarda dalla
Sicilia, dalla Puglia, dalla Calabria), ma vogliono passare il confine. Poi
dovranno passarne un altro e un altro ancora...
Quello che i giornali
non dicono è che le giuste aspirazioni di queste persone non trovano spazi
nelle leggi nazionali e nelle norme europee e internazionali per esercitare
quel diritto fondamentale che è il diritto a spostarsi nel mondo. Come al
solito, è più facile per un carico di merci contraffatte (basta avere le
scartoffie necessarie e ben contraffatte anche quelle … e che ci vuole?)
passare 10 frontiere che per una famiglia andare a vivere altrove con tutte le
carte in regola. Per forza l'Europa è percepita come una fortezza: in effetti lo
è. Qualche innominabile dirà che la gente che vuole muoversi deve avere
documenti e visti e permessi perché la legge così impone e così deve essere. E
chi non ha i “requisiti” fuori, raus
, yalla yalla.
Eppure tutti dovrebbero
sapere che questi uomini, donne, bambini scappano da una guerra terribile, da
una dittatura e soprattutto dalle propaggini dell’ISIS in Siria.
Quello che i giornali
non dicono è che le famiglie siriane, appena arrivate sul “mezzanino” della
Centrale, vengono assalite dagli “scafisti di terra” che – a pagamento – si
offrono di organizzare il passaggio del confine con pulmini, auto private o
addirittura a piedi. Sono bande criminali ben organizzate che si buttano sui
siriani “come api sul miele” per usare l’espressione di Pierfrancesco Majorino,
assessore alle politiche sociali del comune di Milano. L’antidoto a questa
ulteriore aggressione sono solo le ONG che operano nel sociale, ma che possono unicamente
inventare modi per mettere a disposizione di queste famiglie un tetto, un po’ di
aiuto e il sorriso di incoraggiamento della gente per bene che ancora c’è in
questo paese in disfacimento. Non possono, però, per quanto serie e coraggiose
siano (e bisognerebbe nominarle tutte, ma non vorrei dimenticarne qualcuna)
trovare vie legali per aiutare questi migranti a finire il loro peregrinare
come vorrebbero. Perché non ci sono leggi adatte a fenomeni eccezionali e
sconvolgenti come quelli a cui stiamo assistendo ormai da alcuni anni. E quelle
che ci sono, sono fatte male e quindi sono crudeli per chi fugge dal dolore,
dalle guerre e dalle oppressioni, ma lo sono anche per noi che, quasi quasi,
siamo portati a pensare che almeno gli “scafisti di terra” il problema, in
qualche modo, lo risolvono…
Le prime famiglie
siriane sono approdate a Milano nell’autunno del 2013. Molti sono riusciti ad
andarsene per vie diverse. Il turn over è stato importante. Da più di un anno
si fa la lagna sull’Italia che è stata “lasciata sola dall’Europa”, ma nessun
politico, negli stupidi talk-show che frequenta, spiega quale dovrebbe essere
la soluzione. Eppure le soluzioni sono almeno due: la prima, la definizione di
una vera a propria politica d’asilo comune europea che preveda la possibilità per chi
chiede la protezione dell’UE, di scegliere l’approdo finale. La seconda,
sarebbe quella di aprire dei “corridoi umanitari” che portassero queste persone
là dove vogliono andare. La seconda soluzione potrebbe precedere la prima
perché avrebbe un carattere di emergenza e anche di sperimentazione. Ma finora
né il Commissario europeo preposto, né un deputato al Parlamento europeo, né
uno Stato membro dell’UE hanno presentato un’ipotesi concreta di soluzione.
Se dei giuristi e delle
persone serie che capiscono che cosa significhi cercare un luogo dove vivere e
lavorare in sicurezza volessero fare delle proposte … noi di FREE ITALIA siamo pronti ad appoggiarli e a fare la cassa di risonanza delle loro idee.
(giacomina cassina)

Nessun commento:
Posta un commento