A volte si dice che le parole sono macigni. A volte armi. A
volte rappresentano invece un vuoto di cultura e umanità che è ancora peggio
dei macigni e delle armi.
E’ questo vuoto che ci risucchia quando leggiamo le poche
frasi citate nei giornali, con le quali il Tribunale competente ha respinto la
richiesta di un detenuto, tale Totò Cuffaro, di avere un permesso per visitare
la madre anziana. Si tratta di due passaggi brevissimi.
Il primo, dice che la mamma del detenuto in questione non è in “imminente pericolo di vita”
… già, se lo fosse stata, dato che la richiesta di permesso è stata inoltrata
nel marzo scorso, probabilmente sarebbe “decaduta l'istanza” per “decesso
della congiunta del richiedente”.
Il secondo, motiva il rifiuto nel merito (e l’ambiguità
della parola “merito” nei testi giuridici comincia ad apparirmi insopportabile).
Si dice che il fatto che la signora in questione abbia il morbo di Alzheimer “svuota senz’altro di significato il
richiesto colloquio poiché sarebbe comunque pregiudicato un soddisfacente
momento di condivisione”. In altre parole … ma perché i testi delle
ordinanze e delle sentenze devono sempre essere tradotti per essere
comprensibili? … perché questo pseudo-esoterismo giuridico a cui nessun riformatore
mette mano? … Dicevo: in altre parole, il
giudice dice che un colloquio tra una madre con Alzheimer e un figlio galeotto
è certamente (“senz’altro”) senza significato. E, con il resto della frase,
dice che l’incontro (il “momento
di condivisione”) sarebbe frustrato dalla mancanza di scambio
cosciente tra figlio e madre.
Che ne sa, la persona che ha redatto questo testo, degli
incontri con persone affette da Alzheimer, con autistici, con handicappati
mentali, con paraplegici e tetraplegici, con ciechi, sordi, sordomuti, schizofrenici?
Sicuramente non sa che solo quando
pulisci il sedere a un genitore e ti sciogli in tenerezza nel farlo capisci
quanto gli vuoi bene e quanto di più avresti potuto amarlo.
Non riesco ad augurare il male. Riesco solo ad augurare quello che il giudice in questione ritiene un "bene". Auguro, quindi, alla persona o alle persone che scrivono
queste frasi infami in queste ordinanze meschine e che decidono, di fatto,
della vita e della morte delle persone (perché non serve avere la pena di morte nel codice per ferire a
morte non un detenuto, ma milioni di persone) di NON AVERE MAI l’occasione di
abbracciare la propria mamma affetta da Alzheimer e di sentire la sua gioia quando l'accarezzi, di NON PROVARE MAI la
tenerezza di trattare un genitore come un bambino e di vederlo felice, proprio come un
bambino, di NON SENTIRSI MAI DIRE dalla propria mamma “Cara signora, ma lei, chi è?” e,
alla risposta di “auto-identificazione” (come direbbero “loro” ) sentire questo
commento “No, lei non è mia figlia, la mia figlia è lontana e non ha potuto
venire, lei è la mia altra figlia ed è proprio gentile”.(giacomina cassina)

Bella la mia Giac,sorellona maggiore di mente e di cuore...
RispondiElimina