Ma da dove deriva tale usanza? L’albero cattolico è forse un parente del frassino cosmico Yggdrasil della mitologia nordica, dalle cui foglie scende il liquido della vita e ai cui piedi si radunano gli Dei per decidere le sorti degli uomini? O è imparentato con il Kien Mu, l’albero universale cinese che divide il mondo tra sopra e sotto, tra regno inferiore, umano, e quello celeste? Ha qualcosa a che vedere con Asvattha, l’albero rovesciato indiano, le cui radici convogliano dalle nubi verso il basso l’energia sacra; in seguito identificato con il Ficus sotto il quale Buddha ricevette l’Illuminazione? L’elenco di presunte origini è interminabile: si pensi alle Americhe, dove si trova il simbolo azteco di Quetzalcoatl, un cubo aperto su cui crescono 4 grandi alberi cosmici; all’albero del Paradiso proprio della mitologia Maya, personificazione del dio della pioggia Tlaloc (“colui che fa germogliare”). Il fascino delle piante, infondo, non ha risparmiato neppure la Bibbia (a parte l’albero dell’Eden, è noto il salmo che canta :”Il giusto fiorirà come la palma, si moltiplicherà come il cedro sul Libano”.
E’ noto che i Romani, in onore di Attis, usavano ornare con oggetti votivi (cembali, fiasche ecc.) l’abete sacro; mentre i Greci, per la dea Artemide, sventolavano rami con una pigna alla punta. I Celti, sacerdoti e sacerdotesse druidi, decoravano i loro alberi sempreverdi, abeti rossi e bianchi, per le celebrazioni del giorno più corto dell’anno. Tra i Vichinghi dell’estremo Nord dell’Europa, invece, l’abete rosso, molto diffuso a quelle latitudini, era ritenuto ricco di poteri magici poiché non perdeva le foglie nel gelido inverno. Gli alberi di abete venivano tagliati, portati a casa e decorati con frutti, ricordando la fertilità che la primavera avrebbe ridato agli alberi. Nell’Alto medioevo, i primi alberi di Natale erano chiamati “alberi del Paradiso” e venivano decorati con mele ( una chiara allusione, questa, al peccato originale) e con ostie (simbolo del corpo di Cristo, sacrificato per scontare il peccato originale). Col tempo, le ostie furono poi sostituite da candele, noci, castagne, dolci e biscotti, come simboli della Redenzione di Cristo. L’abete è l’albero più utilizzato per essere addobbato, in quanto sembra vitale anche se reciso, mantiene a lungo gli aghi, il colore e il profumo. In Europa, però, sono molto usati anche i pini (soprattutto il pino silvestre e il pino cembro), mentre in Nord America, America Centrale e Sud America, le specie cambiano: douglasia,sequoie, cipressi, ginepri, araucaria. Il pino d’Aleppo è usato nel Sud per decorare e creare il fondo dei presepi.
Una storia lega l’albero di Natale a San Bonifacio, nato in Inghilterra intorno al 680, che evangelizzò le popolazioni germaniche. Si narra che il Santo affrontò i pagani , riuniti presso la “Sacra Quercia dl Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Con un gruppo di discepoli, San Bonifacio arrivò nella radura dove si trovava la Sacra Quercia e, proprio mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scu e cominciò a colpire l’albero sacro. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti. Dietro l’imponente quercia, stava un giovane abete verde. San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani, così: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà». Bonifacio riuscì a convertire i pagani e il capo del villaggio mise un abete nella sua casa, ponendo sopra ai rami delle candele.
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