L’Occidente pone conto il terrorismo i valori della libertà e della democrazia da cui derivano anche la ricchezza economica, la tecnologia e l’innovazione e il primato nella cultura. Libertà e democrazia che sono connesse al benessere economico. Ma come ben sappiamo, libertà e democrazia, connesse anche al processo di globalizzazione e al neoliberismo odierno, vogliono anche significare diseguaglianze e ingiustizie sociali e fenomeni come la ghettizzazione e la segregazione.
Allora sembra evidente in questo discorso che la guerra tra terrorismo e valori occidentali è inevitabile: il terrorismo rappresenta “l’altra faccia della medaglia”, il lato oscuro del benessere che propone l’Occidente.
L’Occidente oltre ad offrire benessere, democrazia e libertà si propone di offrire anche sicurezza: con il terrorismo la sicurezza risulta compromessa. Il terrorismo deve essere anche visto come reazione alla mondializzazione, mondializzazione che attraverso la violenza dell’affermazione della potenza e della superiorità dell’Occidente genera il lato negativo del benessere ossia diseguaglianze e ingiustizie sociali, effetto collaterale dello sviluppo delle società occidentali.
La globalizzazione portata avanti dal modello occidentale dovrebbe assicurare a quante più persone possibile il benessere economico, i diritti e l’equità sociale mentre sappiamo bene che non è così.
Altra cosa molto importante da considerare è che la democrazia non si può esportare come un qualsiasi bene commerciabile: imporre con violenza e a tutti i costi democrazia e valori occidentali in paesi islamici vuol dire scatenare reazioni incontrollabili. Esportare “con leggerezza” democrazia e libero mercato non può che far scaturire conflitti sociali ed etnici.
Allora terrorismo come lato oscuro della globalizzazione, terrorismo come reazione incontrollabile e violenta ad un sistema di “omogeneizzazione” sociale, antropologica e culturale.
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