Arrivi a Nicosia, nella
parte cosiddetta “greca” o “sud” di Cipro e, se non sei il turista che si butta
nella prima boutique griffata, hai una spaventevole impressione del traffico.
Intenso, veloce, violento, vociante, arrabbiato. Poi, man mano che vai dalla
periferia coi grandi alberghi alla parte storica con case antiche e isola
pedonale, ti passa lo stress. Potresti essere in una piazzetta di Atene per
bere un buon ouzo,
invece sei a due passi dal “muro-non-muro”, ossia in quella che
eufemisticamente viene chiamata “Buffer Zone”, "zona di sicurezza" o
anche “linea verde” - che divide l’isola in due parti. In effetti il
muro-non-muro non è un “muro” ma un’area fatta di case in rovina, di rovi, di
boscaglie lasciate crescere selvaggiamente dal 1974.
Eppure, quasi nessuno
pensa che, quando si parla di Cipro come membro dell’UE, si parla, di fatto, di
una sola parte di un paese e della popolazione. Perché Cipro è ancora diviso in
due, con un”taglio etnico” tra Nord dove stanno i turcofoni (200 mila) e Sud dove stanno i greci (700 mila). Inutile dire che è solo la
parte greca, ossia la Repubblica di Cipro con i suoi rappresentanti che
interagisce con le istituzioni comunitarie e vota nel Consiglio europeo (composto dai governi dei paesi
membri, ossia l’istituzione che detiene – purtroppo - il potere quasi esclusivo
sulle grandi questioni UE). E se qualcuno chiede “e Cipro Nord?”, la risposta
schifata è quasi sempre “quel territorio è occupato dall’esercito turco. Si
renda indipendente dalla Turchia, cacci i soldati occupanti, si riunifichi con
il Sud e non ci saranno più problemi”. Colpa dei turchi, insomma, e dei loro
lacchè, i ciprioti del Nord.
Come sempre, queste
complicate situazioni etnico-territoriali hanno una storia altrettanto
complicata che va letta con una certa apertura mentale e che difficilmente può
essere analizzata in un post. Qui tenterò solo uno sforzo di sintesi, coi
rischi che comporta.
Colonia britannica dal
1925 al 1960, a Cipro convivevano una comunità greca e una turca. Non c’era una
divisione territoriale tra le due e le tensioni e gli scontri facevano, in
qualche modo, parte di un equilibrio difficile, ma autoctono, rivolto, tra
l’altro, a liberarsi dei britannici. Questo equilibrio si ruppe negli anni ’50,
a causa del sorgere di un movimento piuttosto aggressivo a favore dell’Enosis,
ossia dell’unificazione con la Grecia. Cosa che la comunità turca rifiutava
nettamente. La Chiesa greco-ortodossa, invece, appoggiò l’Enosis, esasperando
le tensioni. Gli scontri si fecero più violenti e, nel 1960, quando
l’Inghilterra abbandonò la colonia (se ne vanno sempre combinando guai, quelli
…), si decise che sarebbe rimasta come una componente del “quartetto” di
garanti, insieme a Grecia, Turchia e ONU. Libere volpi in libero pollaio,
insomma. L’invio di truppe dell’ONU nel 1964, con funzione di pacificazione,
non servì a molto, anche se il compromesso costituzionale in base al quale un
greco sarebbe stato Presidente e un turco Vice-presidente, mantenne ancora un
po' l’isola unita. Nel 1967 (in Grecia c’era un governo militare) la spinta per
l’Enosis si fece più virulenta, ma l’arcivescovo Makarios, Presidente greco
riuscì con diverse ambiguità, ma anche con lungimiranza, ad impedire che la
situazione precipitasse. Purtroppo, nel 1974, la Grecia dei colonnelli depose
Makarios con un colpo di stato, al quale la Turchia rispose con l’occupazione
militare di circa un terzo dell’isola. Ci furono scontri sanguinosi e circa 200
mila greco-ciprioti che vivevano al Nord furono costretti ad abbandonare le
loro case. E l'isola fu divisa.
Passarono
ancora 16 anni prima che i turco-ciprioti si decidessero a proclamare un
proprio stato, nel 1983, dandogli il nome di Repubblica Turca di Cipro Nord.
Nessun paese al mondo riconobbe la RTCN tranne la Turchia. Da allora, la
popolazione del Nord è rimasta isolata, in un limbo triste che vive
dell’assegno annuo staccato dal governo di Ankara, del denaro speso dai
militari, della propria povera agricoltura (soprattutto agrumi) e con
fabbrichette tessili e alimentari che lavorano ad un terzo della loro capacità
produttiva. Non riescono ad esportare nulla perché tutto deve passare dalla
Turchia che ormai compra questi beni dai cinesi a miglior prezzo … Poco anche
il turismo: nessun aereo, tranne quelli turchi, atterra: le compagnie di
assicurazione non rispondono in un territorio non riconosciuto come stato.
Con il 1985 comincia il
balletto del rifiuto al Nord e dell’accettazione al Sud (o viceversa, a seconda
dei casi) di una serie di proposte per la riunificazione promosse dall’ONU.
Clamoroso fu il referendum sul cosiddetto Piano Annan (segretario generale
dell’ONU all’epoca). Un referendum improponibile, nel merito, perché si
presentava come un mostruoso faldone di 4 mila pagine la cui lettura era
esasperante : oltre due idee
fondamentali per strutturare una soluzione federale, il resto del testo era un
lunghissimo elenco di proposte per risolvere infinitesimali problemi di
proprietà immobiliare … Beh,
diciamo che fu votata l’idea politica del piano Annan, in due referendum
separati. Risultato: il Nord approvò e il Sud respinse. Punto e daccapo.
Oggi, mutatis mutadis, le
proposte di soluzione ricadono sempre su qualche forma di federalismo, mentre a
complicare le cose sono arrivati
i progetti di estrazione
del gas e del petrolio dalle
acque territoriali tra l’isola e la costa mediorientale e già si sono
affacciati gli interessi (ovvi) di Turchia, Egitto ed Israele. La situazione
internazionale è quindi molto meno favorevole di quanto non fosse nel 2003/2004
prima del referendum che colò a picco il piano Annan, e mentre ancora la Turchia premeva per entrare nell'UE. Allora, il governo della
Repubblica Turca di Cipro Nord decise di rendere libero il passaggio
tra le due parti e i ciprioti, quella notte, fecero festa. Tutti. Non
dimenticherò mai – ero lì quasi per caso, per una ricerca in corso – le file di
ciprioti del Nord che venivano, per la prima volta a “vedere” che ne era di
quel pezzo di isola che consideravano tanto loro quanto degli “altri” e
salutavano i compatrioti in greco... E ancor meno dimenticherò quello che mi
disse un poliziotto greco-cipriota a cui chiesi un’opinione su quanto stava
succedendo. “La mia famiglia – disse - ha avuto morti e ha perso la casa. Ma
adesso dobbiamo pensare ai nostri figli, a farli crescere come ciprioti e
basta”. Col che si dimostra che non solo da noi, ma anche nella piccola Cipro,
la gente la pensa molto meglio dei governanti che si ritrova.

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