Quello dell’Ucraina è un tema che interessa poco ai giornalisti occidentali. È un tema difficile, perché i tabù sono troppi: gli eventi si possono interpretare soltanto secondo la logica delle autorità di Kiev. Del resto è comprensibile. Nessuno vuole andare a caccia di notizie nel Sud-Est dell’Ucraina, perché fa paura, si continua a sparare. Persino oggi, dopo la firma della tregua, le forze ucraine ogni tanto decidono di bombardare l’avversario. Il 1 ottobre, per esempio, quando è cominciato l’anno scolastico, che si era dovuto rinviare di un mese a causa dei combattimenti, a Donetsk è stata colpita una scuola. L’attacco ha provocato la morte di un insegnante e di uno dei genitori presenti alla cerimonia.
Ma non si tratta solo dei giornalisti. Anche i magistrati che indagano sulla sciagura del Boeing malese si rifiutano di andare nell’Est dell’Ucraina. Finora sul luogo della sciagura si sono recati soltanto dei periti stranieri che insieme ai miliziani hanno recuperato i resti di 280 vittime. Invece coloro che sono stati incaricati di indagare non sono neanche andati a vedere i frammenti dell’aereo. Perché è pericoloso.
È molto più sicuro ricevere le informazioni a Kiev. L’alternativa sarebbe la posizione della Russia, ma ad essa i giornalisti occidentali non possono riferirsi, perché se Mosca dice la verità, ci sarebbe subito da chiedersi perché allora contro la Russia siano state introdotte delle sanzioni che stanno rovinando le relazioni economiche, e perché le azioni di Kiev godono di sostegno incondizionato.
Per non seminare dei dubbi, è meglio ignorare i fatti e scegliere accuratamente le fonti di informazione. Per esempio, i giornalisti dei paesi occidentali hanno deciso di non presenziare all’incontro organizzato il 1 ottobre dalla rappresentanza della Russia presso la sede di Ginevra dell’ONU. A questo briefing, dedicato all’Ucraina, hanno parlato delle persone che personalmente hanno coordinato la ricezione dei profughi ucraini al confine e l’invio degli aiuti umanitari alle popolazioni del Sud-Est. A documentare il tutto c’erano anche numerose fotografie e filmati e vi era la possibilità di fare delle domande ai presenti.
Ma la cosa non interessa ai media occidentali. Nessuno dei giornalisti americani o europei è venuto al briefing, sottolinea il direttore dell’Istituto internazionale dei Nuovi Stati, Aleksey Martynov.
Il fatto che il briefing di Ginevra sia stato ignorato dai media occidentali dimostra ulteriormente che gli occidentali non vogliono categoricamente avere informazioni attendibili su quando accade nel Sud-Est dell’Ucraina. Anzi, sono convinto che i giornalisti sanno bene quello che sta succedendo in realtà, ma la verità non serve ai loro datori di lavoro, ai direttori e ai proprietari dei media.
Certo, tra i giornalisti occidentali ci sono delle persone molto professionali e oneste che non possono non vedere quanto sia distorta l’informazione sull’Ucraina. Giorni fa il caporedattore della televisione tedesca ARD, Kai Gniffke, ha pubblicamente riconosciuto che spesso i giornalisti del canale dedicano troppa attenzione alle notizie che arrivano da Kiev, ignorando la posizione di Mosca e delle milizie del Sud-Est. Di conseguenza gli stessi telespettatori tedeschi hanno criticato il canale. “Se all’inizio del conflitto ucraino noi sapessimo tutto quello che sappiamo oggi, avremmo posto accenti diversi e avremmo usato parole diverse”, – ha detto Gniffke.
È un circolo chiuso. I giornalisti occidentali non vogliono andare nell’Est dell’Ucraina, perché hanno paura, ne vogliono usare le informazioni riperite dai colleghi, in prevalenza russi, che lavorano nella regione. Quando gli viene data la possibilità di avere informazioni di prima mano, organizzando un incontro con la stampa, non si presentano, perché i loro capi dicono no.

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