domenica 13 luglio 2014

Gaza: catastrofe sanitaria e umanitaria

Nuova, ennesima notte di bombardamenti a tappeto da parte dell’aviazione e della marina israeliane sulla popolazione della martoriata Striscia di Gaza, proseguita anche durante le ultime ore.
Dopo le nuove vittime provocate dagli ultimi attacchi, il bilancio provvisorio dei morti è salito a 127, di cui più della metà civili, e tra questi più di 20 bambini. Nelle ultime ore i bombardamenti hanno preso di mira un orfanotrofio a Jabalya – tre le bambine uccise – un centro di assistenza ai disabili – due le donne rimaste uccise insieme a un’infermiera – mentre un drone ha sparato un razzo in mezzo alla folla nel quartiere di Shaykh Radwan a Gaza City uccidendo 6 persone, tra cui due nipoti dell’ex premier di Gaza Ismail Haniye.

Ma oltre al tragico bilancio di morti e feriti sta peggiorando di ora in ora anche la già terribile situazione sanitaria e umanitaria nell’enclava stretta da un assedio che dura ormai da molti anni e dove le condizioni di vita sono già normalmente insopportabili per i suoi numerosi abitanti.

Le centrali elettriche sono state bombardate e danneggiate, e il 75% della città di Gaza è senza elettricità così come molte altre località della Striscia.
A rendere la situazione ancora più grave il fatto che alcune centinaia di migliaia di persone sono senz’acqua potabile, mentre almeno 2000 abitazioni sarebbero già state danneggiate o completamente distrutte dai raid dal cielo e dal mare. I pochi funzionari dell’Onu ancora operativi nella zona sottoposta alla punizione collettiva israeliana hanno riferito di almeno 32 scuole colpite da bombardamenti.
“Si sta lottando perché i servizi facciano fronte alle necessità, ma la mancanza di sicurezza rende difficile portare gli aiuti>”, ha denunciato la responsabile dell’ufficio Mediterraneo di Oxfam Italia, Umiliana Grifoni, secondo cui le infrastrutture basilari che garantiscono acqua e servizi sanitari sono state distrutte o gravemente danneggiate dai bombardamenti israeliani. A causa degli attacchi in corso è stato necessario interrompere il lavoro di potabilizzazione dell’acqua, fatto gravissimo se si tiene conto che il 90% dell’acqua a Gaza non è più potabile. Il rifornimento d’acqua per 100mila persone presso il campo profughi di Beach è stato interrotto, perché una tubatura e due pozzi a Gaza City sono stati colpiti e distrutti. “Le pompe idriche e gli impianti di depurazione potrebbero fermarsi entro pochi giorni a causa della grave mancanza di combustibile“, ha aggiunto Umiliana Grifoni. Inoltre gli impianti di depurazione sono stati gravemente danneggiati e 25 milioni di litri di liquami si sono riversati in mare, incrementando la probabilità di malattie causate dalla mancanza di igiene.

E’ soprattutto la situazione sanitaria a destare allarme. L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala la grave carenza nei serivizi sanitari palestinesi. L’insufficienza di forniture mediche e di caburante per i generatori degli ospedali, rendono le strutture sanitarie della Striscia di Gaza inadatte a gestire l’ondata di feriti, mutilati e invalidi causata dall’offensiva aerea israeliana.
Anche perché dall’inizio dell’ennesima operazione di punizione collettiva della popolazione palestinese i bombardamenti israeliani hanno preso di mira ambulatori e ospedali. Come ieri, quando l’ospedale “Wafa” di Shujayeh è stato oggetto del lancio di alcuni razzi di avvertimento che i caccia israeliani sparano in genere qualche tempo prima del bombardamento vero e proprio dell’obiettivo. Alcuni attivisti stranieri dell’International Solidarity Movement che presidiano la struttura sanitaria hanno denunciato che comunque i ‘razzi di avvertimento’ hanno già gravemente danneggiato il quarto piano dell’ospedale.

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