Un luogo importante per la biografia del pittore. Un luogo che Dossi, con il fratello, ha decorato a cavallo tra il 1531 e il 1532. Sino al 2 novembre saranno lì ospitate le opere più importanti del pittore e messe a confronto con le contemporanee creazioni dei più famosi maestri rinascimentali che hanno ispirato il suo operato.
Un pittore forse troppo poco noto ai nostri contemporanei profani ma estremamente apprezzato dalla corte Estense, ed estremamente conteso, ai suoi tempi, non solamente da Ferrara, come dimostra il suo lavoro a Trento. Un pittore che è riuscito a creare una sintesi originale della cultura cinquecentesca, ben rappresentato dalla mostra Rinascimenti eccentrici. Dosso Dossi al Castello del Buonconsiglio di Trento, curata da Vincenzo Farinella in collaborazione con il direttore del castello, Franco Marzatico. E messa in atto dalla direzione degli Uffizi fiorentini in seno al progetto La città degli Uffizi.
La rassegna di dipinti si muoverà tra il soggiorno ferrarese alla corte di Alfonso d’Este, quello pesarese presso la duchessa Eleonora d’Urbino e il periodo tridentino nel quale lo ospitò Bernardo Cles.
Ricordiamo tra tanti i dipinti provenienti dagli Uffizi Fuga in Egitto, Bambocciata,Giovane con canestro di fiori, e la Sacra Famiglia dei Musei Capitolini. Ricordiamo il delicatissimo Giove Pittore di Farfalle che, forse, con qualche allusione alla fabula di Amore e Psiche, tratteggia con un alone di mistero interpretativo delle figure che sembrano suggerire il misticismo di un mondo altro fatto di leggerezza e silenzio. Un mondo che con una allegoria complessa descrive il misterioso immaginario del pittore.
Inoltre si potranno ammirare i dipinti che hanno formato l’artista come il Giorgione del Suonatore di Flauto, normalmente conservato alla Galleria Borghese di Roma, che testimonia la natura allegorica dell’arte di Dossi appresa durante il soggiorno veneziano. Non poteva mancare, naturalmente, il tratto elegante dell’incisore Marcantonio Raimondi che a Roma, sino al famoso sacco del 1527, stampava i disegni di Raffaello, alcuni dei quali, appunto, inseriti in mostra come simbolo dei tratti raffaelleschi della cultura di Dossi, ma anche della diffusione del codice rinascimentale tra le varie arti e tra i vari luoghi della penisola. Troveremo anche il Ritratto di un Cavaliere di Malta di Tiziano, abitualmente custodito dagli Uffizi fiorentini, che testimonia il contatto avvenuto tra la mano del maestro veneziano e quella di Dossi ad esempio in occasione degli affreschi dei Camerini d’Alabastro nella Ferrara di Alfonso d’Este.
Sempre da Firenze, dalla Casa Buonarroti che quest’anno ha ampiamente contribuito a numerose mostre “fuori casa”, provengono due disegni michelangioleschi che vogliono essere indici dell’amicizia tra Buonarroti e Dossi.
Una mostra ben congeniata che farà entrare l’anima dello spettatore nel complesso meccanismo psichico dell’allegoria rinascimentale tutta fatta di delicati richiami e echi del cuore.
http://www.signoraggio.it/dosso-dossi-e-il-rinascimento-di-trento/
Nessun commento:
Posta un commento