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Tornato a Parigi nel 1885 divenne assiduo spettatore del Teatro Robert-Houdin, che comprò nel 1892 e ne divenne direttore. Qui si esibiva in strepitosi numeri di magia e giochi di prestigio. Assistendo a quella prima proiezione, si rese subito conto delle possibilità che il nuovo mezzo poteva offrirgli e pregò i fratelli
Lumère di vendergli uno dei loro apparecchi. Ma questi non vollero accontentarlo, allora
Méliès tornò in Inghilterra per acquistarne uno di quelli messi in commercio da
Paul.
Il suo primo film
Une partie de cartes (1896) | ►| è una chiara imitazione del film
Une partie d'écarté | ►| dei fratelli
Lumière. Ma già nello stesso anno
Méliès realizza
Escamotage d'une dame chez Robert-Houdin | ►|. Questo film è particolarmente significativo poiché contiene il primo esempio in assoluto di
montaggio cinematografico. Il breve filmato ci mostra il prestigiatore
Méliès far sparire una dama ed apparire uno scheletro al suo posto, e poi ancora far sparire questo per far riapparire la donna. Per realizzare questo trucco
Méliès esegue un'operazione molto semplice eppure geniale: egli arresta cinepresa per farla ripartire solo dopo aver riorganizzato la scena. Montando i segmenti di girato l'uno di seguito all'altro in modo che non si percepissero gli stacchi, dava allo spettatore l'impressione dell'improvvisa apparizione e sparizione degli oggetti e dei personaggi. Questa tecnica, che per primo utilizzò è nota come
passo uno o
stop motion ed è la tecnica che ancor oggi è alla base del
cinema di animazione.
Con questo film appare chiaro fin da subito quale fosse il progetto di
Méliès: servirsi della cinepresa per realizzare tutti quei numeri che non poteva eseguire in scena. Sfruttando tutta l'esperienza maturata in teatro, scoprì, casualmente o meno, moltissimi altri trucchi offerti dalla cinepresa come sovrimpressioni, dissolvenze in apertura e in chiusura o incrociate. Fu il primo a comprendere lo straordinario potere immaginifico che si celava nel nuovo mezzo.
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Costruì nella proprietà di famiglia a Montreuil un teatro di posa e tra il 1896 e il 1914 realizzerà oltre cinquecento film. All'inizio si trattava di brevi filmati che sfruttavano un particolare effetto speciale, come in
L'Homme orchestre (1900) dove, grazie alla sovrimpressione, lo vediamo moltiplicarsi e suonare tanti diversi strumenti contemporaneamente.
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Sempre grazie alla sovrimpressione, ideò il trucco dell'ingrandimento/rimpicciolimento delle figure che utilizzò per la prima volta in
L'uomo dalla testa di caucciù (1900) per poi riproporlo in molti altri film, in
Le Diable geant ou Le miracle de la Madone (1902) | ►| per esempio.
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Ma ben presto il suo cinema cominciò ad assumere un respiro narrativo più vasto. Ispirandosi ai romanzi romanzo di
Jules Verne film come
Le Voyage dans la lune (1902),
Viaggio attraverso l'impossibile (1904) | ►| e
Ventimila leghe sotto i mari (1907) | ►|. Ripropose anche fiabe e personaggi della cultura popolare come
Cenerentola | ►|,
Barba Blu | ►| o
Giovanna D'Arco | ►|, in questi film fa anche uso del colore, tingendo a mano la pellicola. Solo in
L'Affaire Dreyfus | ►| (1899)
Méliès sembra rinunciare al suo cinema fantastico, animato da esseri fatati e diavoletti dispettosi, per un sentito impegno civile.
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Tra tutti
Viaggio sulla luna è probabilmente il suo film più celebre. Si tratta del primo film di fantasceinza nella storia del cinema. In questo film
Méliès fa ricorso a numerosi trucchi da lui elaborati per raccontarci l'avventuroso viaggio di alcuni strampalati scienziati che vengono sparati sulla luna con un proiettile.
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Se non fosse per l'utilizzo di effetti speciali questo film, come tutta la produzione precedente e successiva di
Méliès, non sarebbe altro che teatro filmato: la cinepresa resta immobile, i personaggi sono costantemente ripresi a figura intera, il set è allestito con scenografie teatrali. Inoltre per
Mélièsil montaggio è solo un mezzo per realizzare i suoi trucchi e non lo sfrutta per articolare il racconto. La narrazione si svolge, infatti per quadri, in scene e sequenze narrative che si esauriscono in un'unica inquadratura.
Eppure i suoi film riscuotevano un successo enorme presso i suoi contemporanei, tanto da essere per lungo imitati, copiati e riproposti da altri registi in Francia come all'estero.
Alla conquista del Polo(1912) fu, però, uno dei suoi ultimi successi: grazie ad una macchina volante di sua invenzione, il professor Maboul raggiunge il Polo Nord in compagnia di altri scienziati, ma qui si troveranno ad affrontare un enorme gigante di ghiaccio.
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Paragonato a quelli dei suoi contemporanei, questo film di
Méliès mostra quanto il suo cinema fosse rimasto primitivo: è un cinema legato ancora alle attrazioni, dove le storie vengono mostrate e non raccontate. Inoltre
Méliès commise il grave errore di vendere le sue pellicole ai distributori invece che noleggiarle: non appena i suoi film passarono di moda si ritrovò sul lastrico. Dovette vendere il suo teatro per varie controversie legali e ritirarsi a vendere giocattoli e caramelle sul Boulevard de Montparnasse. Con
Georges Méliès il cinema di finzione si impose una volta per sempre sul cinema documentaristico. Il pubblico, ora, vuole vedere delle storie, e ai cineasti l'arduo compito di creare un linguaggio capace di raccontarle.
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Riferimenti bibliografici e sitografia
D.Brodwell e K.Thompson, L'invenzione e i primi anni del cinema 1880-1904, in Storia del cinema e dei film. Dalle origini al 1945, Editrice Il Castoro, Milano 1998.
Marco Bertozzi, L'immaginario urbano nel cinema delle origini. La veduta Lumière, CLUEB, Bologna 2001.
Sandro Bernardi, I trucchi e le prime attrazioni del cinematografo , in L'avventura del cinematografo. Storia di un'arte e di un linguaggio , Marsilio Editori, Venezia 2007.
Lucilla Albano, Le origini della regia (1896 - 1914), in Il secolo della regia. La figura e il ruolo del regista nel cinema , Marsilio Editori, Venezia 1999.
Patrimoine Lumière, in www.institut-lumiere.org/
Antonio Costa,
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Alexandre Promio, in www.fr.wikipedia.org
Petite biographie de Georges Méliès, in www.cinemathequemelies.eu
Ses films, in www.melies.eu.
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