Angelino Alfano aveva dato fiato alle trombe”La magistratura ha individuato e fermato l’assassino di Yara Gambirasio”.
E se il mostro sbattuto in prima pagina non fosse lui?
A parte la presunzione di innocenza, se davvero Massimo Giuseppe Bossettinon fosse il vero colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio?
Il Gip Ezia Maccora dopo l’interrogatorio di garanzia, non ha convalidato il fermo del carpentiere di Mapello, che peraltro continua a proclamarsi innocente e totalmente estraneo agli addebiti, sostiene di non aver mai conosciuto la povera Yara e che la sera dell’omicidio, quel 26 novembre 2010, si trovava a casa.
E’ vero che la custodia cautelare in carcere è stata confermata, evidentemente per gravi indizi di colpevolezza “di gravità intrinseca del fatto connotato da efferata violenza”.
Un po’ di cautela sarebbe opportuna, in un’inchiesta che si trascina da oltre tre anni, costellata da troppi errori e che può dirsi tutt’altro che conclusa.
La scienza non ammette errori, ma non sempre è così. Il Dna quale prova regina, inchioderebbe Bossetti che, in carcere, scopre di non essere il figlio di suo padre, ma i dubbi crescono.
Il test del Dna ha certificato la compatibilità di Massimo Giuseppe con un autista di Gorno, Giuseppe Guerinoni.
Eppure, secondo giurisprudenza, la prova del Dna è prova regina ma non decisiva in assenza di altri riscontri e non va dimenticato che la traccia organica individuata sugli indumenti di Yara è ormai esaurita e i periti non sono riusciti ad individuare di che natura sia quella traccia.
Poi il cellulare di Bossetti, il cui segnale è stato agganciato nella zona sud di Brembate un’ora prima della scomparsa della ragazzina. Pare però che la cella copra anche l’abitazione di Bossetti.
Per ultimo una domanda del tutto lecita: è mai possibile che il presunto assassino di Yara Gambirasio, in quarant’anni, non abbia mai suscitato dubbi che lo collegassero a patologie sessuali tanto gravi?
Di qui la prudenza del questore di Bergamo Fortunato Finolli, che da buon investigatore, si è rifiutato di definire il caso chiuso, affermando che dovrà esserci un rinvio a giudizio, un processo e ulteriori accertamenti.
Esattamente l’opposto di quanto sostenuto dal procuratore generale di Brescia, Dell’Osso, sebbene sfiorato da labilissimi dubbi “ci troviamo davanti a una situazione che ci fa dire che il caso è praticamente chiuso… La giustizia è arrivata e va perfettamente calibrandosi tanto da farlo ritenere perfettamente risolto”. Ma, aggiunge “attendiamo qualche giorno”.
Alfano non è stato dello stesso avviso, stracciando qualsiasi riserbo e calpestando la presunzione d’innocenza.
Già in passato un altro mostro è stato sbattuto in prima pagina, il muratore 23enne marocchino Mohamed Fikri, arrestato nel giugno 2012 con un vero e proprio abbordaggio al traghetto che lo portava per un periodo di vacanza aCasablanca. Tutto per la traduzione sbagliata di una telefonata: “Allah, perdonami, non l’ho uccisa io, non l’ho uccisa io…”. In realtà aveva detto altro: “Allah, fa’ che mi risponda”, o qualche altra cosa che comunque non aveva nulla a che fare con Yara ma più con altra preoccupazione.
Mohamed è rimasto indagato per ben due anni e otto mesi.
Sono state fatte diverse perizie sulle sue telefonate. Quattro mesi dopo l’arresto, la magistratura di Bergamo negava ancora l’archiviazione e chiedeva nuove traduzioni e perizie, pure sul modo in cui erano state fatte le analisi del DNA.
Un caso come troppi altri, condito dall’indignazione popolare per l’omicidio feroce che ha per vittima una ragazzina solare, la voglia di giustizia, o meglio di giustizialismo che esige risultati, e in fretta. Non ci può essere un mostro in libertà, allora va bene chiunque.
Gli stessi investigatori sottoposti a pressioni insostenibili, dalla gente comune, dai media e dai loro capi, messi in condizione di prendere cantonate colossali, forzano tracce e indizi.
Nessuno può, allo stato attuale sostenere serenamente che Massimo Giuseppe Bossetti è colpevole, sebbene per l’opinione pubblica, anche grazie alla fretta delle istituzioni, lo sia già semza ombra di dubbio.
Basta leggere Il popolo di Facebook che si interroga sulla sua colpevolezza o innocenza, come racconta l’Eco di Bergamo commentando la pagina Facebook aperta poche ore dopo l’arresto.
Una sequela di condanne senza appello: è lui il colpevole della morte della povera Yara, anche solo per il fatto di non aver urlato subito la propria innocenza.
“Lasciate Massimo Bossetti alla piazza“.
Qui il gruppo che ha creato la pagina si lascia andare ad uno sfogo: ‘Non auspichiamo violenza o pena di morte a cui siamo contrari, ma è bene che la piazza possa sfogarsi’”.
Se Bossetti fosse il responsabile di quell’orrendo delitto, nessuna attenuante e pena esemplare, ma se non c’entrasse nulla, sarebbe bene cominciasse a sentirsi poco tranquillo.
Pazzesco come queste indagini si sono sputtanate
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