domenica 22 giugno 2014

Tisa. L’accordo segreto per un liberismo sfrenato sulla pelle dei cittadini

Si chiama Tisa. Un acronimo che sta per "Trade in services agreement", ossia "accordo di scambio sui servizi": la più grande minaccia per il cuore dell'economia dei paesi sviluppati.

Si tratta, questo, di un trattato internazionale che potrebbe portare con sè implicazioni fino ad oggi non prevedibili per tutti quei cittadini dei paesi che ne prenderanno parte. I quali non sono affatto pochi: oltre agli stati membri dell'Ue, infatti, si contano: Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica.

Il motivo di tali nefaste previsioni è presto detto: questi accordi, negoziati nel più assoluto riserbo e segreto, riguarderebbero non merci, come si sarebbe tentati a credere, quanto, piuttosto, servizi fondamentali, quali banche, sanità, trasporti, istruzione che verrebbero così sempre più privatizzati su pressione di grandi lobby e multinazionali.

Gli interessi per tali cricche, d'altra parte, sono enormi e facilmente immaginabili: il settore servizi, infatti, produce il 70% del pil globale e rappresenta la più grande fonte di posti di lavoro. Di fatto si parla di un tavolo imbandito, pronto a farsi depradare dai potenti di turno, esattamente come accadde nel '95 con il Gats.

Tra coloro che puntano alla ghiotta mensa, vi è la Coalition of Services Industries, una lobby made in Usa i cui obiettivi sono chiarissimi: privatizzare i servizi quanto più possibile, tentando in qualsiasi modo di aggirare gli ostacoli che i vari governi e popoli rappresentano. "Dobbiamo supportare la capacità delle aziende di competere in modo giusto e secondo fattori basati sul mercato, non sui governi", si legge infatti in un comunicato che la lobby ha diramato per dimostrare la positività del Tisa. Uno dei pochi disponibili, per rendersi veramente conto della portata degli accordi che i paesi sviluppati, Italia compresa, stanno negoziando.

Proprio a fronte della segretezza che vige sul trattato, è difficile sapere con esattezza su cosa esso si concentri. Sicuramente, un capitolo importante riguarda i servizi bancari, le assicurazioni e i prodotti finanziari: nei giorni scorsi Wikileaks è stata in grado di diffondere uno dei file relativi a tali trattative e, da questo, è possibile comprendere quale sia la portata degli accordi intrapresi. E di quanto siano pericolosi: "Questo documento deve essere protetto dalla rivelazione non autorizzata, ma può essere inviato per posta, trasmesso per email non secretata o per fax, discusso su linee telefoniche non sicure e archiviato su computer non riservati. Deve essere conservato in un edificio, stanza o contenitore chiusi o protetti", si legge in esso, pubblicato in Italia da L'Espresso. Inoltre, nello stesso atto si sottolinea come possa essere desecretato soltanto "dopo cinque anni dall'entrata in vigore del Tisa e, se non entrerà in vigore, cinque anni dopo la chiusura delle trattative".

Una segretezza "obbligata": se il trattato fosse reso infatti manifesto, se le negoziazioni venissero condotte alla luce del sole, è facile immaginare come il mondo intero sarebbe sul piede di guerra proprio contro quelle stesse lobby che tentano di controllarlo; impossibile dimenticare anche il fattore crisi, che se da una parte strozza la popolazione, dall'altra arricchisce i potenti. Il Tisa stesso, secondo alcuni esperti e docenti, avrebbe come conseguenza quella di alimentare la recessione, affossando ulteriormente l'economia globale, ovviamente sulla pelle degli ultimi.

"Un esempio di quello che emerge da questa bozza filtrata all'esterno dimostra che i governi che aderiranno al Tisa rimarranno vincolati ed amplieranno i loro attuali livelli di deregolamentazione della finanza e delleliberalizzazioni, perderanno il diritto di conservare i dati finanziari sul loro territorio, si troveranno sotto pressione affinché approvino prodotti finanziari potenzialmente tossici e si troveranno ad affrontare azioni legali se prenderanno misure precauzionali per prevenire un'altra crisi", ha spiegato Jane Kelsey, professoressa di legge dell'Università di Auckland, citata da L'Espresso.

Proprio i dati, per le lobby, rappresentano un vero e proprio tesoro: secondo quanto trapela dai documenti pubblicati da Wikileaks, infatti, i vari potenti seduti al tavolo delle trattative sarebbero più che interessati a quelli relativi alle transazioni finanziarie. Con posizioni contrastanti. Le nazioni dell'Ue, per esempio, richiedono che "nessun paese parte delle trattative adotti misure che impediscano il trasferimento o l'esame delle informazioni finanziarie, incluso il trasferimento di dati con mezzi elettronici, da e verso il territorio del paese in questione".
Di diverso avviso Panama, da sempre considerata un paradiso fiscale: il paese domanda infatti di specificare come "un paese parte dell'accordo non sia tenuto a fornire o a permettere l'accesso a informazioni correlate agli affari finanziari e ai conti di un cliente individuale di un'istituzione finanziaria o di un fornitore cross-border di servizi finanziari". Ancor diversa la posizione degli Usa, addirittura drastica: per loro, i paesi che aderiscono all'accordo dovranno permettere al fornitore del servizio finanziario di trasferire dentro e fuori dal loro territorio, in forma elettronica o in altri modi, i dati. Privacy dimenticata, con buona pace di quanti hanno ritenuto il Datagate uno "scossone" da cui poter ricominciare in nome della trasparenza e della tutela dei cittadini.

Ma forse così sarà: se, d'altra parte, lo scandalo legato alla Nsa ha indignato l'intero mondo, poiché le modalità con cui i dati venivano prelevati erano ritenuti illeciti, con il Tisa in atto sarà tutto lecito. Nelle intenzioni segreto, ma vergognosamente e pericolosamente lecito.

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