sabato 14 giugno 2014

#Mondiali, il simbolo del dissenso sono i nuovi stadi

fifaworldcup
Per il Brasile, la parte finale del 2013 come quella iniziale del 2014 non si sono state particolarmente rosee, soprattutto a causa alle ingenti spese che il governo di Dilma Rousseff ha dovuto affrontare nei due eventi che hanno visto – e vedranno – lo Stato sudamericano all’interno del ciclone mediatico mondiale. I messaggi che sono passati in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMGRio2013), così come dei Mondiali in dirittura d’arrivo, hanno delineato la politica assecondante del governo dinnanzi a richieste e decisione estere che possono portare ai brasiliani tanto guadagni quanto problemi.

Al grido di “La Fifa è terrorista” i dimostranti, mobilitatisi in tutto il Paese, hanno basato la loro contestazione sul fatto che il governo sta spendendo diversi miliardi di dollari per organizzare lacostruzione di 12 stadi d’ultima generazione — in realtà solo 7 stadi saranno costruiti da zero, gli altri dovranno esser rinnovati —. Secondo il movimento di protesta, però, oltre al danno c’è la beffa. La maggior parte dei critici di questa opera edilizia, nonché di esimi conoscitori del campionato carioca, è convinta che con buona probabilità la maggior parte delle strutture una volta terminato il grande eventi non verranno utilizzate. Troppo inferiore la mole di eventi sportivi che si presenteranno negli anni a venire in Brasile.
Le proteste, però, hanno un filo diretto con gli ultimi mondiali che si sono svolti in Brasile nel 1950, che videro la nazione stessa conquistare il secondo posto a discapito degli uruguaiani. Le strutture costruite al tempo, stando alle dichiarazioni della Fifa, non sono idonee con la portata mediatica e fisica che avrà l’evento. Di conseguenza, 5 dei 12 stadi subiranno modifiche per ospitare la folla oceanica che vi parteciperà e per garantire, tramite l’istallazione di speciali spydercam, la trasmissione delle partite su tutte le reti televisive del pianeta. Le modifiche in questione faranno lievitare le spese di circa 2,5 miliardi di euro. Le previsioni che erano state fatte per i mondiali nel gennaio 2013 si sono rilevate sballate e non sono state rispettate: per gli stadi era stata preventivata una spesa di 5.6 miliardi di real (circa 1.8 miliardi di euro), mentre per i trasporti di 11.9 miliardi di real (in euro, circa 3.8 miliardi).
nuovi stadi
Per fare esempi più concreti: uno degli stadi più famosi brasiliani, il Maracanã, subirà modifiche per370 milioni di euro, con inaugurazione in extremis; l’Itaquerao – stadio in cui verrà giocata la prima partita – oltre ad aver subito inaspettati e pesanti crolli strutturali lo scorso novembre, appare ancora non completato. Così come l’Arena da Amazonia – situato nei pressi di Manaus, una zona relativamente spopolata rispetto alle altre parti del Brasile – che risulta essere una costruzione da 250 milioni di euro, che si ritroverà inutilizzata post Mondiali, data la presenza in quella zona di piccole squadre di seconda serie, come Nacional e Sao Luiz, che insieme annoverano a mala pena tremila tifosi. A riguardo, il giornalista Peter Burghardt ha intervistando un tifoso del nacional, Vasconselos Filho, riportando la seguente testimonianza: «A noi il calcio piace, ma i Mondiali sono solo business […] Il Brasile è sottomesso alla Fifa, un’azienda privata, e il popolo paga il conto. Non abbiamo bisogno di questo stadio; abbiamo altre priorità, come scuole, ospedali, carceri e trasporti locali migliori. […] L’Arena da Amazonia sarà un elefante bianco». Che, nel gergo locale, significa un mostro di pietra senza senso né scopo, una cattedrale nel deserto.
Al netto, facendo una previsione che verrà solamente confermata a fine evento dalle agenzie e testate giornalistiche locali, l’intero processo di modernizzazione – stadi e infrastrutture – dovrebbe costare al Brasile circa 13,28 miliardi di euro. Il tutto non deve però essere visto in un’ottica isolatrice e unitaria: a due anni dal Mondiale, lo stesso Brasile ospiterà anche i Giochi Olimpici 2016, che, sempre statistiche e previsioni alla mano, dovrebbero costare la bellezza di 14 miliardi di dollari, 3 miliardi per il vero e proprio budget olimpico e 11,1 per le infrastrutture.
Tifosi-Brasie-Mondiali
Fare un paragone con le precedenti olimpiadi del Sud Africa non è assolutamente azzardato: il paese di Nelson Mandela spese, al tempo, l’equivalente di 1 miliardo e 400 milioni di euro per la costruzione dei soli stadi. Il gap di investimenti pubblici nell’organizzazione dei due eventi risulta più che evidente, con un divario tre volte maggiore per quello a cui ci apprestiamo ad assistere. A difendere l’opera monumentale di cui il Brasile si sta rendendo protagonista è Gilberto Carvalho, segretario generale della Presidenza della Repubblica. Ha affermato che il governo federale non ha sostenuto spese direttamente legate al mondiale, e che non è vero che a causa di questi investimenti, si sono trascurati aspetti come sanità e istruzione. In una intervista rilasciata per El Paìs, afferma: «sono stati investiti miliardi di real (8,3 miliardi di euro), a partire dal 2010, per la costruzione di stadi e cantieri, ma che non sono paragonabili agli 825,3 miliardi di real (circa 268,6 miliardi di euro) che il governo federale ha investito per l’educazione sanità nello stesso periodo. […] Tutti i finanziamenti (in aiuto del Mondiale) verranno rimborsati. I cantieri, che al governo sono costati 17,6 miliardi di real, sono di aeroporti, trasporti pubblici e telecomunicazioni, tutte opere che resteranno dopo i Mondiali a uso e vantaggio del Paese».
10439709_10204176313596864_662643626_n
Nonostante queste dichiarazioni, i fatti parlano chiaro, e smentiscono in buona parte le parole del segretario generale. Nonostante il raggiungimento di importanti obiettivi sociali – come il programma di aiuto economici Bolsa familia per aumentare il numero di studenti, l’applicazioni dei programmi d’istruzione superiore ReuniProuni e Pronatec, le quote riservate nelle università agli studenti della scuola pubblica nonché l’assunzione di medici cubani provenienti dalle migliori scuole di medicina del mondo – pare che fu proprio il presidente Luiz Inàcio Lula da Silva (in carica fino al 2011, predecessore della Rousseff) a cambiare i piani della Fifa. Rispose, alla richiesta della Fifa di costruire otto stadi per le manifestazioni, presentando un progetto di 12 stadi, forte del boom economico che il Paese viveva al momento della designazione (2007), mostrandosi potente agli occhi dei grandi paesi occidentali. Nonostante il cambio di presidenza, nulla cambiò, data la linea in comune e i cantieri già aperti e in fibrillazione. Lo stesso successe con la dichiarazione che i finanziamenti sarebbero pervenuti da fondi privati: oggi sappiamo che quasi tutto è stato pagato dallo Stato, oppure dalle sue banche e dai contribuenti. Dal punto di vista sociale, rivendicano i movimenti, si sarebbero potuti apportare notevoli cambiamenti nell’ambito delle politiche lavorative, riqualificando i territori che si trovano ancora in uno stato di degrado avanzato e attuando una redistribuzione della ricchezza.
Unico ago positivo in questo pagliaio di pessima attività governativa da parte dell’élite brasiliana è come un evento calcistico, per citare le parole del giornalista Luca Pisapia, «invece di narcotizzare le contraddizione sociali del Paese, le stesse veramente esacerbando. Come se il calcio avesse smesso tutto d’un tratto di essere l’oppio dei popoli, e fosse invece diventato un mezzo per accrescerne la coscienza». Se così fosse, dunque, viva il Calcio, ma, prima di tutto, viva il Brasile.

Nessun commento:

Posta un commento